Marco Caratozzolo, La Russia allo specchio. Cultura, società e politica dell'emigrazione russa a Parigi negli anni Trenta, L'Harmattan Italia, Torino 2006
Nota introduttuiva


A Parigi, intorno all’anno 1931, si assisté a un fenomeno storico – culturale di profondo significato, ma la cui portata sfuggì ai contemporanei, poiché implicava un gruppo relativamente limitato di cittadini, la colonia degli emigrati russi a Parigi, che costituiva uno spaccato sociale numericamente alquanto modesto, se considerato su scala nazionale francese o europea. Tuttavia all’interno di quel gruppo si accentuarono allora le tensioni e le fratture, sino al verificarsi di un vero e proprio passaggio generazionale, con tutti i problemi che un simile complesso evento può comportare.
Avvenimenti del 1931 quali una profonda crisi economica, l’eco del rafforzarsi del potere di Stalin in Unione Sovietica, o, al proprio interno e in campo artistico, l’emergere di una nuova generazione di poeti e prosatori che non avevano conosciuto direttamente la Russia, furono determinanti per tale avvicendamento.
L’originale ed esaustivo lavoro di Marco Caratozzolo guida il lettore a coglierne le manifestazioni più significative e le profonde motivazioni. Alla prima ondata d’emigrazione, la generazione dei padri, i grandi scrittori, artisti, pensatori, personaggi illustri della Russia prerivoluzionaria, che vivevano di “memoria” e “nostalgia”, subentrò una generazione in cui le certezze si facevano sempre più labili, una generazione sospesa come tra due mondi, la Russia (oramai Unione Sovietica) e il paese ospitante. È indubbio merito dell’autore aver messo a fuoco questa realtà composita e averla indagata in un’ottica polifonica, giustapponendo esperienze diverse che tuttavia, dal confronto, si chiariscono a vicenda.
Marco Caratozzolo spazia infatti su un materiale molto ampio e per lo più inedito, privilegiando i periodici, le numerose riviste e giornali russi che uscivano allora a Parigi. Dalle loro pagine emergono le voci del teatro, del cabaret, della letteratura, ma anche della cronaca e del quotidiano con i suoi problemi di lavoro, di denaro, di tradizioni familiari e nazionali spezzate o in crisi.
La scelta dei documenti mira a ricostruire quel mondo storico-culturale su dei dati anche molto concreti, in una visione globale e panoramica, e insieme, per così dire, una visione “dal di dentro”: sono i russi emigrati che parlano di se stessi, fanno satira su se stessi, è una società che, come ben dice il titolo, si guarda come in uno specchio e prende coscienza di sé. In questo ambito non si può non citare in particolare l’apparato iconografico, con le vignette di grande interesse e perfezione formale che Jurij Annenkov pubblicava sulla prima pagina del settimanale “Satirikon” e che suggeriscono, quasi per se stesse, un confronto con la rappresentazioni coeve di Stalin in Unione Sovietica.
Gran parte degli articoli, delle vignette, dei dati scelti e raccolti dall’autore presentano infatti un indubbio interesse scientifico e offrono spunti preziosi per ulteriori approfondimenti e futuri lavori dedicati a singoli ambiti della vita artistica e del byt dell’emigrazione a Parigi.

Rosanna Casari







 
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