Viktor Pelevin, La freccia gialla, traduzione dal russo e postfazione di Catia Renna e Tatjana Olear, Mondadori Milano 2005
La Freccia gialla è un treno di cui non si vede né la testa né la coda, che corre senzamai fermarsi, verso la sua destinazione finale: un ponte distrutto. I passeggeri conducono i loro mille piccoli traffici quotidiani, ignari del destino che li attende e quando uno di loro muore, il corpo viene gettato dal finestrino secondo i rituali consolidati di un vero e proprio cerimoniale. L'unico che riesce a scuotersi dall'ipnosi del suono ininterrotto delle ruote è il protagonista, Andrej, che decide di mettersi alla ricerca di un modo per scendere. Ma molte domande lo ossessionano e lo frenano: cos'è dvvero il treno? Chi sono i suoi passeggeri? E cosa c'è (ammesso che qualcosa ci sia) al di fuori del treno?

Con lo stile inconfondibile che gli è proprio Pelevin ha creato una storia sospesa tra fiaba e incubo e in cui si intrecciano echi di Kafka, Calvino, Gogol'.

Il treno giallo è evidentemente una metafora della vita nella società russa post-sovietica, ma è anche molto di più: un romanzo mistico e metafisico sul destino dell'uomo, sulla disperata ricerca di un senso della vita e della morte.

Accompagnano il romanzo due brevi racconti (Un ospite alla festa di Bon e Nota sulla ricerca del vento) nei quali viene ulteriormente elaborato quel Grande Vuoto che è al centro dell'opera letteraria di Viktor Pelevin.

Viktor Pelevin è nato a Mosca nel 1962. Dopo aver studiato ingegneria aeronautica ha sviluppato un fortissimo interesse per le filosofie orientali e per la meditazione zen. Oggi è senza ombra di dubbio lo scrittore più noto e apprezzato in Russia, e il suo seguito - soprattutto fra i lettori più giovani - è enorme. La sua voce imperturbabile e sardonica gli ha creato non pochi problemi con il potere politico, al punto che è stato di recente oggetto di alune pesanti intimidazioni da parte di gruppi giovanili legati a Putin che l'hanno costretto ad abbandonmare il Paese. Erede a pieno titolo della tradizione letteraria russa (da Gogol' a Tolstoj, da Dostoevskij a Pasternak), è stato capace di elaborare uno stile inimitabile in cui le riflessioni sul mistero dell'esistenza, le miserabili banalità della vita quotidiana e le rappresentazioni visionarie alla Philip Dick si fondono e riescono a dar conto perfettamente del Vuoto che è al centro di ogni cosa.

In Italia, da Mondadori, ha pubblicato per Strade Blu i romanzi Omon Ra (1999), Babylon (2000) e Il mignolo di Buddha (2001) e per la Piccola Biblioteca Oscar le raccolte di racconti Un problema di lupi mannari nella Russia centrale (2000) e La lanterna blu (2002).
















 
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