Sergej Stratanovskij
"Russofobia" e altri testi (2000-2003)
Traduzione dal russo e introduzione di Marco Sabbatini
eSamizdat 2004 (II) 1, pp. 119-124
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[Dall'incipit dell'introduzione]
"Il riflesso dell'ironia nel post-utopismo russo d'inizio millennio", eSamizdat 2004 (II) 1, pp. 119-121
"Ho una serie di pareri, che si distinguono sia dalle posizioni estremiste, sia da quelle comunemente liberali, sebbene io mi ritenga una persona di valori liberali. Credo che il patriottismo abbia diritto di esistere e non approvo il nichilismo nazionale, né la russofobia, perché non sono posizioni costruttive; se in Russia andava tutto male in passato, va male nel presente e non c'è alcuna prospettiva per il futuro, qual è allora lo scopo di qualsiasi attività? Come si possono educare i figli, ad esempio? Dir loro di andarsene? Qui, la questione non è nell'amore per la patria, si può amare solo qualcosa di concreto, riguarda invece un certo dovere morale. L'interesse comune, il bene comune. Da questo punto di vista comprendo allora anche il senso della mia attività poetica".
Simili parole non possono che riassumere emblematicamente il pensiero e la figura del poeta Sergej Stratanovskij, un omino dai modi rispettosi e affabili, dotato di un'acuta sensibilità letteraria e culturologica, cui affianca un profondo senso critico verso la società e l'evoluzione storica. Questo minuto poeta-bibliografo, che conduce una vita schiva e in condizioni materiali assolutamente modeste, si aggira tra le anse polverose della "Publička" (la Biblioteca Nazionale) di Pietroburgo, con il suo passo affrettato e miope e con una arcana smorfia di dolente sarcasmo impressa sul sorriso. Sergej G. Stratanovskij nasce a Leningrado nel 1944, figlio del filologo classicista Georgij Stratanovskij; frequenta negli anni Sessanta i corsi di letteratura al Leningradskij Gosudarstvennyj Universitet, in particolare sono determinanti per la sua formazione i seminari su Blok di D. Maksimov e le lezioni sul folclore di V. Propp. In questo periodo approfondisce la conoscenza con alcuni giovani scrittori suoi coetanei, tra cui V. Krivulin. S. Stratanovskij considera il 1968, anno dell'occupazione sovietica in Cecoslovacchia, il momento di svolta per la sua creatività letteraria in cui prende forma una diversa percezione della realtà sociale e storico-politica. Nel 1970, organizza nel suo appartamento un seminario clandestino sulla filosofia classica e successivamente su quella religiosa. Partecipa nel 1975 al tentativo di pubblicazione dell'antologia Lepta, rifiutata dall'editoria ufficiale. I suoi versi si diffondono esclusivamente in samizdat e tamizdat. Nel corso degli anni Ottanta insieme a K. Butyrin è impegnato nella redazione della rivista dattiloscritta Obvodnyj kanal, che ha un taglio filosofico-letterario. Solo alla fine del 1985 alcuni testi del poeta, dopo esser passati sotto il vaglio della censura, sono pubblicati nell'antologia Krug [Il cerhio]. La prima raccolta di poesie, Stichi [Versi], appartenenti al periodo 1968-1990 esce in Russia a San Pietroburgo nel 1993 edito da Associacija Novaja literatura. Per tale pubblicazione, nel 1995 gli verrà conferito un premio (Carskosel'skaja premija). La seconda raccolta di poesie scritte negli anni Novanta, T'ma dnevnaja [Buio diurno], esce nel 2000, edita da Novoe Literaturnoe Obozrenie. Una particolare attenzione verso i motivi civili e sociali è confermata da Stratanovskij nei testi prodotti negli ultimi anni, tra cui quelli inclusi nel terzo libro, Rjadom s Čečnej [Accanto alla Cecenia], pubblicato nel 2002 a San Pietroburgo.
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