Vítězslav Nezval
Appello agli amici
Titolo originale: Vyzvání přátelům, 1932
Traduzione dal ceco di Alessandro Catalano
eSamizdat 2004 (II) 2, pp. 149-150
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[Dall'incipit della traduzione]


ci vorrebbe poco e potrei con facilità ritrovare i vostri indirizzi
tornare tra voi maschere sempre più evanescenti nel bosco della disperazione
amici congiurati dell’unico mulino a vento che ha smesso di far rumore
con una risata vecchia di dieci anni come se fosse ieri
ma tutti conosciamo l’imbarazzo di natale quando si incontrano i parenti
una maniglia troppo in basso o troppo in alto e l’angoscia serra il cuore
quanti uomini sensibili si sono allontanati così dalle finestre natie
camminiamo di notte in punta di piedi e lanciamo sguardi oltre la persiana il primo il secondo il terzo
pallidi e con gli occhi bassi
abbiamo tutti un po’ di colpa senza eccezioni
le piccole ambizioni un debito oscuro la paura del futuro e gli amori che distraggono
in certe occasioni anche questo può risultare tragico come il pudore eccessivo
lo so bene e capisco il silenzio la cordialità zelante e il rimpianto spasmodico
oggi ormai lo sappiamo tutti
è inutile esagerare con l’intensità delle prove di resistenza
chiunque di noi fosse il cervello l’immaginazione il dolce sonno o la presenza indispensabile
troveremo con facilità le vecchie sedie al solito posto
aprile del 1922
siete a una lezione e io vi osservo da lontano
due giorni dopo in mezzo alla libreria sottosopra di uno di loro
vedo quadri senza cornici plichi di lettere e il bizzarro divano che è una parte estraibile della libreria
sono seduto su una sedia a dondolo in quell’atelier frantumato e sento suonare nella stanza accanto johann sebastian bach
i suoni conventuali in giardino mi ricordano le poesie in prosa di mallarmé
i camini le cupole e il cielo grigio formano una capanna da giorno dei morti
recito a memoria cinquecento versi scritti un mese prima
tu sorridi taci accendi la pipa per la decima volta
[...]












 
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