Gajto Gazdanov
Un errore
Titolo originale: Ošibka, 1938
Traduzione dal russo e introduzione di Marco Caratozzolo
eSamizdat 2005 (III) 1, pp. 195-202
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[Dall'incipit dell'introduzione]
Introduzione, eSamizdat 2005 (III) 1, pp. 195-196


Pubblicato nel 1938 a Parigi sull’illustre almanacco letterario Sovremennye zapiski quando l’autore era già uno scrittore affermato nel panorama letterario della Parigi dell’emigrazione russa, questo racconto di Gajto Gazdanov presenta, soprattutto per i suoi contenuti, delle grandi novità rispetto alla narrativa degli scrittori della prima ondata dell’emigrazione. La colonia degli emigrati russi era, negli anni Trenta, costituita da un sistema di relazioni e istituzioni molto complesso, fatto di grandi personaggi alla guida di importanti battaglie ideologiche, ma anche di malen’kie ljudi [uomini piccoli] alle prese con le loro difficoltà giornaliere. In questa situazione, lo scrittore emigrato, pur nella sua completa libertà di espressione, sembrava essersi fermato alla rappresentazione del disagio e del trauma dell’emigrazione. Tanti scrittori della prima generazione, Bunin tra tutti, scrissero molto sulla Russia pre-rivoluzionaria, rievocando nelle loro opere una sorta di paradiso perduto, pietrificato nelle sue bellezze naturali e nella rappresentazione idillica del ritmo della vita. La vecchia Russia doveva tornare nei ricordi dei lettori russi di Parigi attraverso la ricostruzione mentale della campagna, della casa di provincia, dei gesti e dei movimenti legati al byt del mondo contadino. Non è un caso che l’immagine del bab’e leto, il periodo dell’anno che veicola buona parte dei significati idillici della Russia prerivoluzionaria, si incontri spesso nelle opere di scrittori e artisti dell’emigrazione, nei versi di Don Aminado e Saša Černyj, nei quadri della Serebrjakova. Ma per quanto sacro, questo tipo di rappresentazione era diventato per la nuova generazione uno stereotipo da superare, così come la credenza generalizzata che l’emigrato russo “di città” fosse un povero disgraziato, vilipeso dal potere, sempre intento a fare i conti con i soldi che non bastavano, e sempre alla ricerca di un lavoro che non gli risultava facile trovare.
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