Gajto Gazdanov
Lampioni
Titolo originale: Fonari, 1931
Traduzione dal russo e introduzione di Marco Caratozzolo
eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 185-194
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[Dall'incipit dell'introduzione]
"Visioni e percezioni della realtà in Lampioni di Gajto Gazdanov", eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 185-186


Nel 1929 Gazdanov scriveva a Parigi, in un articolo apparso sulla rivista Volja Rossii, che "per attraversare la distanza che separa l'arte fantastica dal mondo dell'arte reale, bisogna acuire notevolmente le capacità della visione spirituale, quel disturbo che lo stesso Edgar Allan Poe chiamava `malattia dell'attenzione concentrata'. Da queste parole emerge, non solo l'influenza che lo scrittore russo più volte non nascose di aver ricevuto da Poe, ma anche la chiave di interpretazione del comportamento di molti dei personaggi di Gazdanov, il cui labile limite tra la pienezza dei sensi e lo stato visionario, tra una solida percezione della realtà e il completo abbandono al sogno, sembra caratterizzare continuamente le atmosfere e gli eventi della narrazione. L'eco del fantastico, in particolare della letteratura di Maupassant e Gogol', oltre che di Poe, si riflette pienamente anche nelle poche pagine del racconto Fonari [Lampioni], che Gazdanov pubblicò nel 1931 sulle pagine di Novaja gazeta, una bella rivista bisettimanale di argomento letterario, voluta e diretta da M. Slonim a Parigi. Nella poco fortunata rivista (uscirono solo cinque numeri da marzo a maggio) si trovavano opere e articoli sulla letteratura e l'arte russa dell'emigrazione, ma anche, ed era allora una vera novità, sulla letteratura sovietica, visto che il direttore era tra i pochi sostenitori dell'idea che non si dovessero interrompere i contatti, almeno culturali, con la patria.
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