Il’ja Varšavskij
Non ci sono sintomi preoccupanti
Titolo originale: Trevožnych simptomov net, 1964
Traduzione dal russo e introduzione di Stefano Bartoni
eSamizdat 2004 (II) 2, pp. 175-186
Scarica il Pdf solo di questa traduzione
[Dall'incipit dell'introduzione]
“Alle radici del cyberpunk”, eSamizdat 2004 (II) 2, pp. 175-178


Presentando al lettore italiano la traduzione del racconto di Il’ja Iosifovič Varšavskij Trevožnych simptomov net, ritengo necessarie tre considerazioni preliminari.
La prima: non è questa la sede per una discussione teorica sulla fantascienza. A chi storce la bocca solo a sentire queste quattro terribili sillabe, ritenendo che questa sia un genere popolare, di infimo valore letterario, posso solo consigliare di non perdere tempo e di abbandonare questa lettura, rimandando questo lodevole intendimento a tempi migliori.
La seconda: la fantascienza russa (e sovietica) è assolutamente sconosciuta in Italia. Con la parziale eccezione dei fratelli Strugackij, la SF in lingua russa è una galassia praticamente inesplorata, in cui il lettore italiano non ha mai messo piede. E questa è un’enorme pecca da ascrivere alle case editrici italiane: perché, e qui giungiamo alla terza e ultima considerazione, la fantascienza russa è fantascienza di livello mondiale, che non ha nulla da invidiare (almeno a livello qualitativo) alla SF in lingua inglese che invade gli scaffali delle nostre librerie.
Questa introduzione, pensata come la prima di una serie, si propone modestamente di dissipare un po’ della nebbia che avvolge questa misteriosa entità chiamata “fantascienza sovietica”, attraverso la presentazione e la traduzione di alcuni racconti (per motivi di spazio dobbiamo limitarci a questi) di alcuni fra gli scrittori di SF in lingua russa più artisticamente dotati.
Perché, quando si è trattato di decidere quale potesse essere il primo nome da presentare, la scelta è caduta proprio su Il’ja Varšavskij? Forse sarebbe stato più appropriato concedere questo onore ai fratelli Strugackij, oppure a Ivan Efremov, le “stelle polari” della SF sovietica. Ma, al di là delle difficoltà di reperire un racconto dei primi oppure del secondo che fossero al livello delle loro cose migliori (sia gli Strugackij che Efremov prediligevano la forma lunga del romanzo, o al massimo della povest’, e in questa forma hanno raggiunto risultati straordinari), si è scelto Il’ja Varšavskij perché è uno dei grandi nomi della fantascienza sovietica degli anni Sessanta, l’età d’oro della SF (e non solo in Unione Sovietica).
[...]












 
© eSamizdat 2003-2016, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli