Izabela Filipiak
La letteratura mostruosa
[Con un Post scriptum dell'autrice]
Traduzione dal polacco di Alessandro Amenta
eSamizdat 2005 (III) 1, pp. 203-215
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[Dall'incipit della traduzione]


Le scrittrici costituivano un eccesso non solo perché attiravano i lettori in un territorio fatto di assenza di diversificazione e di caos corporale. Semplicemente, erano in troppe. Ne arrivavano continuamente di nuove. Eppure il numero delle scrittrici menzionate negli articoli citati era solitamente limitato a quattro. Perché? Non lo so, ma per qualche motivo non si poteva superare questo numero. Successivamente il recensore ne sceglieva una tra queste quattro e la contrapponeva alle altre tre. Solo questa rispondeva ai requisiti del concorso, si muoveva nel mondo dei valori elevati e delle verità irraggiungibili. L'eccessiva presenza delle altre, già ridotta dal numero, si trasformava con ciò in una assenza. La posizione di "pura tra le donne'' era incredibilmente piacevole (una volta mi sono trovata in questa situazione, per errore, e ho analizzato precisamente le mie sensazioni). Non era però una posizione comoda. Ottenuta in virtù di un capriccio, a titolo di uno sguardo che non si identifica mai con il mio, mostrava che si ottiene qualcosa sempre in cambio di qualcos'altro. Si poteva osservare il mondo dal luogo in cui si era appena raggiunto un equilibrio, mentre laggiù in basso, in mezzo alla sporcizia, si trovavano le rimanenti. Le estranee. Le altre.
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