Julian Stryjkowski
Silenzio
Titolo originale: Milczenie, 1984
Traduzione dal polacco e introduzione di Alessandro Amenta
eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 159-184
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[Dall'incipit dell'introduzione]
"“La natura si insinua negli spazi vuoti tra le parole''. Breve introduzione a Julian Stryjkowski", eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 159-162


``Un classico della letteratura polacca'', ``il più interessante fenomeno letterario ebraico in Polonia'', con definizioni di questo tipo si rimarca la posizione di Julian Stryjkowski (1905-1996) come figura importante nel panorama letterario della Polonia del Novecento e al tempo stesso si sottolinea la sua duplice condizione di scrittore ebreo e polacco. Proprio intorno alla questione del significato della sua appartenenza a culture diverse, al problema del rapporto tra desideri personali e massimi sistemi (religione, politica), alla ricerca di una propria identità tra tradizione e innovazione, si snoda il percorso letterario di Julian Stryjkowski.
Tra le possibili chiavi interpretative e modalità di presentazione dello scrittore, quella linguistica fornisce indubbiamente un punto di vista prezioso e originale, soprattutto considerando il suo doppio status di fattore identitario e metaforico. Nel primo caso la lingua parlata rende membri di una cultura specifica di cui si può essere portavoce, o contestatori con una gamma infinita di possibilità intermedie, mentre le altre lingue che caratterizzano il nostro esistere culturale intorbidano la limpidezza di una chiara appartenenza a un sistema collettivo, portando ciascuno a soluzioni identitarie differenti e personali. Nel secondo caso per lingua dobbiamo intendere non solo un concreto sistema comunicativo ma anche una serie di modalità di espressione o della sua assenza: silenzi, incomunicabilità, volute omissioni o discorsi prescelti, comunicano involontariamente o coscientemente informazioni fondamentali sulla propria visione del mondo e sulla propria persona, tracciano distanze e avvicinamenti con il mondo e gli altri. Nel caso specifico dello scrittore avremmo a che fare soprattutto con allontanamenti, mascheramenti e fughe. Come afferma Grażyna Borkowska, ``we are talking about the distance between the writer and his place of origin, about the language that possesses his self-expression, and the ideology that gives a chance of survival. This distance must be understood as a need to balance oneself, as a kind of order imposed on external reality, as an attempt to hinder the destructive pressure of borderline elements, and as a refuge''.
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