Hristo Smirnenski
La novella della scala
Titolo originale: Prikazka za stălbata , 1923
Traduzione dal bulgaro di Roberto Adinolfi
eSamizdat 2005 (III) 1, pp. 179-180
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[Dall'incipit della traduzione]


‘Chi sei tu?’ gli chiese il Diavolo.
‘Io sono un plebeo di nascita, e tutti i pezzenti sono miei fratelli! Oh, che brutto posto il mondo, e come sono disgraziati gli uomini!’
Così parlava un ragazzo, con la fronte aggrottata e i pugni serrati.
Se ne stava davanti a una scalinata, una scalinata alta, di marmo bianco con venature rosa. Il suo sguardo era proiettato in lontananza, dove, come le onde torbide di un fiume straripato, rimbombavano le folle grigie della miseria.
Si agitavano, in un attimo ribollivano, sollevavano una selva di mani secche e nere, il frastuono di protesta e le urla furiose facevano tremare l’aria, e l’eco scemava lenta, solenne, come lontani colpi di cannone. La folla cresceva, avanzava sollevando nuvole di polvere gialla, e le singole figure si delineavano sempre più chiaramente sul comune sfondo grigio. Un vecchio camminava, curvo quasi fino a terra, come se cercasse la sua giovinezza perduta. Al suo abito consunto era aggrappata una ragazzina scalza, e guardava l’alta scalinata con i suoi occhi mansueti, azzurri come fiordalisi. Guardava e sorrideva. E dietro di essi camminavano figure tutte lacere, grigie, secche, e cantavano in coro una рrоlungаta nenia funebre. Qualcuno lanciava fischi acuti, qualcun altro, messe le mani in tasca, prorompeva in rise stridule, rauche, e nei suoi occhi brillava la luce della follia.
‘Io sono un plebeo di nascita, e tutti i pezzenti sono miei fratelli! Oh, quant’è brutto il mondo, e come sono disgraziati gli uomini! Oh, voi lassù, voi…’
[...]












 
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