Jurij Tynjanov
Autobiografia
Titolo originale: Avtobiografija, 1939
Traduzione dal russo e introduzione di Agnese Accattoli
eSamizdat 2004 (II) 2, pp. 151-160
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[Dall'incipit dell'introduzione]
“Senza la mia infanzia non avrei capito la storia. Senza la rivoluzione non avrei capito la letteratura”, eSamizdat 2004 (II) 2, pp. 151-153


L’autobiografia di Jurij Tynjanov, scritta nel 1939, appare per la prima volta nel primo volume della raccolta postuma Sočinenija v trech tomach [Opere in tre volumi, 1959], la pubblicazione più completa della narrativa di Tynjanov. E ci sembra che il suo posto in quella pubblicazione sia opportuno, dal momento che le poche pagine in cui l’autore racconta i primi quarantacinque anni della sua vita sono perfettamente in sintonia con la sua prosa artistica, soprattutto quella dei romanzi storico-biografici.
Dei romanzi storici di Tynjanov sorprende il potenziale lirico, la capacità dell’autore di stabilire un rapporto intimo con gli eventi e i personaggi del passato; il lettore ha l’impressione di leggere la storia così come si è svolta, scritta dalla penna di un testimone diretto. Nella sua autobiografia Tynjanov mostra l’altra faccia di questa attitudine: la tendenza a fare di qualunque racconto, anche del più intimo, un circostanziato quadro storico.
L’autobiografia è un testo anomalo nel corpus tynjanoviano, l’unico esempio di scrittura memorialistica che l’autore ci abbia lasciato, lungo una decina di pagine e pubblicato molti anni dopo la sua morte. Tynjanov ripercorre la sua biografia dal 1894, anno in cui nasce, fino al 1939, indugiando per lo più sugli anni dell’infanzia – trascorsa in una cittadina che oggi fa parte della Lettonia – e dell’adolescenza, vissuta a Pskov. In questa lunga prima parte del testo, la narrazione tende a divincolarsi da una struttura rigidamente autobiografica, e si concede continue digressioni paesaggistiche e folkloriche, finendo per ricostruire un panorama storico più che un percorso biografico. È come se il lettore, piuttosto che seguire le tappe della crescita del giovane Tynjanov, avesse la possibilità di vedere con i suoi occhi lo strano mondo che lo circondava. L’impressione è che la narrazione si faccia via via più consapevole, la percezione degli eventi più lucida, e che il criterio di scelta dei fatti da raccontare maturi insieme al protagonista. Con l’età adulta (a diciotto anni Tynjanov si trasferisce a Pietroburgo), l’enfasi sognante del racconto dell’infanzia svanisce del tutto, lasciando spazio a un riepilogo stringato degli anni più recenti. Tynjanov chiude infine l’autobiografia con un commento di carattere tecnico sul suo lavoro, dove espone rapidamente, con il linguaggio ponderato del saggio critico, le ragioni e i metodi della sua prassi narrativa.
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