Cultural Studies
Ristampe
Giovanni Buttafava
“Soavi Licori. Succhi amari e il riso rosso di Medvedkin”
eSamizdat 2005 (III) 2-3, pp. 167-179
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[Dall'incipit dell'articolo]

Lasciarsi catturare da quel grandioso dialogo dei massimi sistemi che vivifica e forse anche ingombra il cinema sovietico degli anni Venti, col realismo socialista alle soglie che attende il suo momento, dialogo ancor oggi continuato da devoti scolari (tra i quali non mancano come si conviene anche i Simplici), si rischia di perder di vista i contorni precisi del paesaggio che lo sottintende, e che non può essere taciuto. La produzione cinematografica, prima del “comunismo di guerra” (in genere dominata dagli agit-film) e poi, soprattutto, degli “anni Venti” è ancora, specie in occidente, un continente quasi tutto da esplorare, ove si escludano naturalmente le opere dei teorici di cui qui non è questione: eppure il panorama cinematografico più quotidiano e medio di quegli anni è il sottaciuto o dichiarato antagonista delle grandi pagine teoriche, servendo almeno come insostituibile reagente, come necessario contraltare.
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