Cultural Studies
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“L’acquisizione di grafica russa presso il Gabinetto delle stampe di Dresda come modello delle relazioni culturali fra Unione sovietica e Repubblica democratica tedesca”
eSamizdat 2005 (III) 2-3, pp. 111-132
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[Dall'incipit dell'articolo]

L'8 maggio del 1959 a Dresda viene solennemente inaugurata alla presenza delle autorità tedesche e sovietiche una mostra dal titolo Der Menschheit bewahrt con una parte delle opere restituite dal governo sovietico alla Ddr. Oltre un milione e mezzo d'oggetti d'arte, di cui oltre 600 mila provenienti dalle celebri collezioni statali d'arte di Dresda, erano stati sequestrati nel secondo dopoguerra in Germania dall'Armata rossa e, su disposizione della Commissione dei trofei, trasportati in Unione sovietica, dove furono conservati, in parte restaurati ed esposti in diversi musei. Solo nel 1955 era stata presa da Chruščev la decisione, contro la maggioranza del Politbjuro del partito, di restituire le opere depredate ai legittimi proprietari. Già nel 1958 al Cremlino furono tuttavia stabilite delle restrizioni all'emendamento, per cui si stabilì che solo i patrimoni di proprietà statale sarebbero stati restituiti, mentre le collezioni private e della casa reale sassone sarebbero rimaste in Unione sovietica. In Germania, le opere d'arte sequestrate vennero chiamate Beutekunst, cioè “arte depredata”, “arte-bottino”, un nome, quindi, in cui il ricordo della sconfitta era ancora vivo; in Unione sovietica furono ovviamente viste con l'ottica del vincitore e assunsero il nome di trofejnoe iskusstvo [arte-trofeo]. La sorte delle opere d'arte sequestrate, molte delle quali in possesso di collezioni sia pubbliche che private, costituisce tuttora una questione delicata e irrisolta nelle relazioni fra Germania e Federazione russa, le quali per ora hanno portato avanti rivendicazioni, il più delle volte infondate, e non sembrano intenzionate ad avviare un dialogo aperto.
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