Archivio rivista
Le Sezioni
Le Info
Compagni di Strada
T. Berger, Studien zur historischen Grammatik des Tschechischen. Bohemistische Beiträge zur Kontaktlinguistik [Travaux Linguistiques de Brno 02], Lincom Europa, München 2008 (Andrea Trovesi), pp. 385-386
La neonata collana Travaux linguistiques de Brno raccoglie nel suo secondo numero gli articoli del boemista/slavista tedesco Tilman Berger dedicati a un argomento decisamente trascurato dalla linguistica diacronica del ceco: il contatto linguistico. Nei cinque articoli apparsi a partire dal 1993 su riviste e pubblicazioni diverse e qui ristampati, Berger applica ad alcuni fenomeni della grammatica storica del ceco i risultati elaborati dalla ricerca ormai pluridecennale sul contatto linguistico e argomenta così in maniera nuova la possibilità che tali fenomeni abbiano avuto origine in passato dal contatto del ceco con la lingua tedesca.
Per determinati mutamenti fonetici e grammaticali l’ipotesi di un possibile influsso tedesco era stata in realtà avanzata già in passato, in taluni casi perfino alla fine dell’Ottocento nei primi lavori di grammatica storica del ceco. Tuttavia, prima gli strali del purismo linguistico contro i germanismi, poi la difficoltà dello strutturalismo a considerare fattori esterni al sistema di una lingua come possibile causa di mutamento hanno fatto sì che dallo studio diacronico del ceco l’eventualità di influssi esterni, in particolare di provenienza tedesca, nell’evoluzione storica della lingua sia stata, se non completamente rimossa, perlomeno fortemente sottovalutata. Ora che gli studi sul contatto linguistico hanno fatto passi da gigante portando questo settore della linguistica a maturare conclusioni empiricamente verificate e a elaborare un solido apparato teorico, e grazie al fatto che le pressioni ideologiche sulla ricerca linguistica ceca sono ormai (quasi) del tutto scomparse, l’invito di Berger a riconsiderare almeno alcuni capitoli della storia della lingua ceca da questa prospettiva risulta estremamente apprezzabile e del tutto condivisibile.
Il suo auspicio, formulato in maniera esplicita in vari punti, costituisce a dire il vero l’essenza del messaggio che i curatori della collana intendono comunicare con questo secondo numero. In tal senso la postfazione Bohemistik, Sprachkontakt, Prager Schule (pp. 71-74) di Bohumil Vykypĕl, in cui lo strappo tra la tradizione strutturalista praghese e il “funzionalismo emipiristico” che anima la linguistica del contatto viene accuratamente ricucito, non lascia spazio a dubbi.
Nello specifico i lavori di Berger riuniti in questa pubblicazione sono i seguenti: Überlegungen zur Geschichte des festen Akzents im Westslavischen (pp. 7-19); Nové cesty bádání v česko-německých jazykových vztazích (na příkladu hláskosloví) (pp. 21-28); Der alttschechische “Umlaut” – ein slavisch-deutsches Kontaktphänomen? (pp. 29-35); Gibt es Alternativen zur herkömmlichen Beschreibung der tschechischen Lautgeschichte? (pp. 37-55); Deutsche Einflüsse auf das grammatische System des Tschechischen (pp. 57-69).
Tra di loro collegati da una serie di rimandi interni, i primi quattro articoli formano un blocco tematico unico, dedicato a questioni di fonetica diacronica del ceco. Il primo studio tratta dello sviluppo dell’accento fisso nelle lingue slave occidentali (per esempio in polacco sulla penultima sillaba, in ceco sulla prima), con particolare riguardo al ceco; argomento del secondo articolo sono la monottongazione ie > í, uo > ů e la dittongazione ý > ej, ú > ou, mentre nel terzo è presa in esame la metatesi a > ĕ, o > ě e u > i. Infine nel quarto lavoro viene offerta un’analisi complessiva della storia fonologica del ceco a confronto con quella dell’alto tedesco. Il quinto e ultimo studio presenta invece una esaustiva rassegna di tutte le caratteristiche morfo-sintattiche del ceco che da uno o più linguisti sono state ricondotte all’influsso del tedesco. Chiudono il libro una ricca bibliografia sul tema (pp. 75-83) e alcune cartine.
Tutti gli studi contenuti in questa pubblicazione mostrano una struttura simile: dopo l’impostazione del problema viene data un’accurata panoramica delle opinioni formulate da alcuni dei più importanti studiosi di ceco (Gebauer, Trávníček, Havránek, Lamprecht, Šlosar, nonché Jakobson, Trost, Skála e così via) rispetto alle quali, nella parte conclusiva, Berger prende posizione e avanza un’interpretazione personale. Complessivamente le analisi di Berger si basano sulla rilettura dei mutamenti linguistici del ceco attraverso le conclusioni a cui sono giunti Sarah Grey Thomason e Terrence Kaufman nelle loro ricerche sul contatto tra lingue. Berger sottolinea così quanto sia erroneo contrapporre tra loro nella valutazione dei motivi del mutamento linguistico fattori interni al sistema di una lingua a fattori interni. Tra di loro esiste infatti una profonda interconnessione poiché un mutamento può essere considerato indotto da uno stimolo esterno solamente quando nella lingua interessata esistono già le condizioni favorevoli a tale mutamento. A ciò si lega poi l’osservazione che lo sviluppo per contatto non significa affatto che nelle due lingue interessate gli esiti di un determinato mutamento debbano essere identici, come spesso invece viene sostenuto dai detrattori delle teorie sul contatto linguistico.
Determinanti nella riproposizione del problema del contatto tedesco-ceco sono le considerazioni di ordine sociolinguistico che Berger aggiunge all’argomentazione. Innanzitutto ci si interroga su quali siano stati i momenti nell’evoluzione demografica delle terre ceche che abbiano potuto determinare una situazione linguistica tale da indurre mutamenti dell’entità di quelli qui descritti. A questo proposito Berger ritiene che i periodi storici da prendere in considerazione, almeno per quanto riguarda l’evoluzione fonologica, siano il XII secolo durante la fase di formazione dello stato feudale sotto i Přemyslidi in concomitanza con l’affermarsi del cristianesimo in Boemia e Moravia e la seconda metà del XIV secolo quando cospicui gruppi di lingua tedesca, insediatisi in queste aree nei secoli precedenti, vennero progressivamente assimilati nel contesto ceco. In secondo luogo Berger solleva la questione della varietà di tedesco da considerare. Se infatti in passato per lingua tedesca veniva generalmente intesa la lingua standard, ora è chiaro che questa impostazione va corretta e che bisogna piuttosto verificare come fossero le reali parlate tedesche diffuse in Boemia e Moravia e quale la loro base dialettale.
Non c’è che da augurarsi dunque che questi studi di Tilman Berger, così stimolanti e ricchi di spunti, diano veramente avvio a un lavoro di revisione della storia della lingua ceca e della grammatica storica del ceco che, partendo da nuove premesse teoriche, riprenda in considerazione i possibili effetti della millenaria convivenza tra ceco e tedesco in Boemia e Moravia.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
Registrata presso la Sezione per la Stampa e l'Informazione del Tribunale civile di Roma. N° 286/2003 del 18/06/2003 ISSN 1723-4042
Direttore responsabile: Simona Ragusa
A cura di: Alessandro Catalano e Simone Guagnelli
Comitato scientifico: Giuseppe Dell'Agata, Nicoletta Marcialis, Paolo Nori, Jiří Pelán, Gian Piero Piretto, Stas Savickij
Comitato di redazione: Alessandro Ajres, Alessandro Amenta, Silvia Burini, Alessandro Catalano, Marco Dinelli, Eleonora Gallucci, Simone Guagnelli, Katia Margolis, Alessandro Niero, Laura Piccolo, Marco Sabbatini, Massimo Tria, Andrea Trovesi

© eSamizdat 2003-2011, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli