Archivio rivista
Le Sezioni
Le Info
Compagni di Strada
B. Chersonskij, Semejnyj archiv, Novoe Literaturnoe Obozrenie, Moskva 2006; Idem, Ploščadka pod zastrojku, Novoe Literaturnoe Obozrenie, Moskva 2008 (Massimo Maurizio), pp. 339-341
Boris Chersonskij (1950) è uno scrittore odessita affermatosi non più tardi di quindici anni fa, per lo più soltanto in Ucraina, dove sono uscite diverse raccolte, ma sempre con tirature estremamente ridotte e oggi praticamente irreperibili. Si tratta di: Vos'maja dolja [L’ottava parte, 1993], Vne ogrady [Fuori dal recinto, 1996], Semejnyj archiv [Archivio di famiglia, 1997], Post Printum (1998), Tam i togda [Là e allora, 2000], Svitok [Rotolo, 2002] e anche riscritture di testi biblici, raccolte nei volumi Kniga chvalenij [Libro di lodi, 1994] e Poezija na rubeže dvuch zavetov. Psalmy i ody Salomona [Poesia al confine tra i due Testamenti. Salmo e odi di Salomone, 1996].
In Russia il primo libro di Chersonskij, Semejnyj archiv [Archivio di famiglia], è uscito soltanto nel 2006, catalizzando immediatamente l’attenzione dei lettori. Esso è in realtà una miscellanea di cicli “ucraini”, precedentemente pubblicati che presenta al pubblico le molte facce della poesia chersoniana, grandemente raffinata, ma al tempo stesso immediatamente comprensibile. La ricercatezza emerge già dal punto di vista formale: il poeta mescola con maestria il verso libero o il dol'nik (uno dei versi accentuativi della metrica tradizionale russa) con versi regolari, sempre caratterizzati da un andamento prosastico, ma contemporaneamente
fluido e scorrevole. Ogni poesia di Semejnyj archiv, eccetto quelle che costituiscono l’ultima parte del libro, Pis'ma k Marine [Lettere a Marina], dedicate alla poetessa M. Temkina, rappresenta una descrizione in versi di fotografie risalenti ai periodi più disparati: l’inizio e la metà del XX secolo, gli anni ’90, il tramonto del periodo zarista e l’era sovietica, ma tutte sono accomunate dal fatto di appartenere alla storia della famiglia del poeta, una famiglia ebrea, con tradizioni e costumi ebraici che risedeva tanto nell'Unione sovietica afflitta da un antisemitismo latente, quanto anche in paesi in cui questa piaga era ben più evidente, come nell’Europa dei tardi anni ’30 e dei primi anni ’40. Più che una cronaca familiare, Semejnyj archiv è una rivisitazione personale della storia, di quella storia che abbraccia diverse epoche, usi, mondi. Le “fotografie poetiche” di Chersonskij arrivano tanto dalla natia Ucraina, quanto anche dalla Bessarabia, dalla Kolyma o da Brooklyn e in ognuna di esse si affastellano rabbini, tradizioni, nomi, insegnamenti, e anche quando non se ne parla direttamente i versi restano comunque connotati da un ebraismo diffuso e percettibile, che suscita associazioni con la tradizione di I. Babel'. Chersonskij dipinge un affresco che curiosamente mescola il sacro al profano, il personale al pubblico, la S maiuscola della Storia con tante vite invisibili che acquistano valore in quanto testimonianze individuali, soggettive del proprio tempo.
Nella critica della letteratura contemporanea è in voga la definizione di Novyj epos [Nuovo epos], riferito per lo più alla produzione di poeti come F. Svarovskij, A. Rovinskij, L. Švab e altri.

Il “nuovo epos” è costituito da testi, simili a frammenti di scenari per film, ad appunti per romanzi, a pezzi di dialoghi di film, a testi che stanno dietro alla scena rappresentata, a una sinossi. […] L’autore del “nuovo epos” sta dietro al testo, è invisibile, e non può essere assimilato né all’eroe, né al narratore, tanto che talvolta pare che lui, l’autore, semplicemente non esista. Egli non tenta di convincere il lettore, non gli suggerisce nulla. Non analizza né dà giudizi sul comportamento dei protagonisti. Non cerca di spiegare nulla. Semplicemente inserisce un frammento di vita altrui in una cornice invisibile ed esso all’improvviso acquista un’importanza precipua, metafisica (cito dalla relazione Čto takoe “novyj epos” [Che cos’è il “nuovo epos”], letta il 13 febbraio 2008 al club Proekt OGI, Mosca, pubblicata alla pagina ).

Se nella poetica di Svarovskij il Nuovo epos crea un microcosmo fantastico, originale, ma chiaramente frutto di fantasia, la poetica di Chersonskij poggia su fondamenti realistici e veritieri, ma le premesse con cui il poeta si approccia ai propri testi sono le stesse di cui parla Svarovskij: non a caso il teoretico del Novyj epos annovera tra i seguaci di questa corrente anche l’autore di Semejnyj archiv. Nella produzione di Chersonskij l’epica appare in nuce, come l’elemento che spinge a scrivere la propria saga familiare. Proprio come nel racconto epico le vicissitudini personali dei protagonisti si sviluppano sullo sfondo delle vicende della Storia, riflettendo inevitabilmente le proprie brutture sulle esistenze di coloro che vi si imbattono.
Ma le diverse epoche e i diversi luoghi non sono che lo sfondo di queste poesie, in cui il ruolo primario è riservato alla storia, come si diceva, raccontata con le parole dei protagonisti, che il poeta reinterpreta, rilegge, ricostruisce osservando le “fotografie”, reali o fantastiche che siano. Il messaggio che emerge da Semejnyj archiv è che la storia non è quella dei libri, ma quella del quotidiano; il necessario e involontario coinvolgimento dei protagonisti nelle maglie della storia rende quest'ultima tangibile, vicina, presente, nella maggior parte dei casi in maniera molto dolorosa; la rende un processo intimo, quindi, indipendentemente dal fatto che si parli delle purghe del 1937, di un gioco di carte nella Odessa del 1913, dell’Nkvd o dei ricordi dei protagonisti di questi avvenimenti a quarant’anni di distanza. Ogni fatto che viene ricordato o descritto entra a far parte del progetto che sta alla base di questo libro, è la tessera di un mosaico immenso, che pu`o essere visto soltanto da grande distanza, da quella distanza che regala la visione sobria dell’autore, anche quando si tratta di avvenimenti che l’hanno coinvolto in prima persona. Semejnyj archiv nel suo complesso è un racconto costruito con la tecnica del montaggio soggettivo, una serie di immagini, soltanto il complesso delle quali offre una panoramica esaustiva.
Ploščadka pod zastrojku [Area per costruzioni, 2008] può essere visto in qualche modo come la prosecuzione del discorso incominciato con Semejnyj archiv, rappresentandone al tempo stesso un arricchimento; il tema religioso viene approfondito, in particolare nella sezione Meditacii [Meditazioni], ma soprattutto viene ripreso e ampliato il tema della storia, ferma restando la visione volutamente parziale e soggettivistica, che informava la raccolta precedente. L'uomo, testimone del proprio tempo diventa qui storia egli stesso, espressione di quella storia che si palesa nelle manifestazioni più triviali del presente, come le code per i prodotti alimentari durante la perestrojka o le frasi antisemite sentite dai compagni di scuola. In Ploščadka pod zastrojku, in misura ancora maggiore che in Semejnyj archiv, la storia penetra nella vita personale dei protagonisti e acquista senso soltanto in questa prospettiva, come insieme di simulacri, di simboli vuoti che hanno riempito l’infanzia del protagonista e di coloro che egli rievoca. Il messaggio che emerge da queste liriche è che i miti sono il segno morto di un passato degno di menzione soltanto in relazione alla piccola storia di ognuno, come parte di una saga personale, trascorsa nel dolore che si protrae ancora nel presente. La storia del mondo, la religione si mescolano e, anche quando sembrerebbero non riguardare strettamente l'io del poeta, nei fatti risultano molto più vividi e presenti di quanto non possa apparire a prima vista:

Cristo, com'è noto, resta nell'ombra. Pilato avvolto è dalla luce.
“Che cos'è la Verità?” Questo giorno di primavera è stupendo.
I bambini in cortile fan rumori, sembrano dire “mettilo in croce!”,
probabilmente è qualcos'altro. Dalla stanza la voce non si sente.


Molte liriche che compongono questo libro possono essere interpretate in chiave religiosa, ma si tratta di una religiosità particolare, che ha l’aspetto dell’etica, di una religiosità che ai rigidi precetti sostituisce regole tese a disciplinare il vivere comune e la vita di ognuno nello specifico. È una religione personale, una rielaborazione di antichi dogmi e adattata alle lezioni lasciate dagli avi. La tematica ebraica informa tutta la raccolta, ma in particolare la sezione Chasidskie izrečenija [Detti chassidici], che raccoglie brevi detti, il frutto di una saggezza atavica e popolare, in cui interagiscono profano e mistico, quotidiano ed eterno. Essi rappresentano il tentativo di fermare sulla carta l'eredità culturale di un popolo intero, vista attraverso le parole dei vecchi ai giovani, il passaggio di consegne dell'esperienza da parte chi ne ha già usufruito e l'ha accumulata a coloro che dovranno farne tesoro.
Quello di Ploščadka pod zastrojku è un mondo di segni, i cui frammenti sono sparsi tutt’attorno alla narrazione, frammenti che il lettore deve recuperare e ricomporre, è un mondo illusorio nella sua concretezza, un mondo al limite del ricordo e della sfera sensibile, che dischiude relazioni inimmaginabili e imprevedibili nella loro logicità e ovvietà.

Sono viaggiatore e forestiero. Io sono nato in quella parte
Dove nessuno è mai ritornato e da dove colui che si diparte
Mai fa ritorno, dove suonano con grande arte
Tutto Beethoven su una corda sola, dove in un vetro sudicio può ritrarti
Chiunque sia di fronte o di profilo e verrà fuori un ritratto
Di madre, di una famiglia, d’un paese altrui. Sono un uomo già fatto.
Sono viaggiatore e forestiero. Non opprimermi l’anima, fatti da parte.


La musa di Chersonskij parla con intonazioni gioiose, apparentemente briose, fa uso di giochi di parole, rievoca volentieri giochi e feste, ma a fronte di tutto ciò il lettore non può fare a meno di rilevare un’ombra sulla voce e sulle grida spensierate, un’ombra pronta a fagocitare il mondo attorno o a scomparire. Proprio una tale indeterminatezza rende il ricordo insopportabilmente presente, accenna all’inevitabile ritorno di un ieri che non sa o non vuole limitarsi a essere se stesso, ma che costantemente sfocia nell’oggi e, si sa, sfocerà nel domani, con tratti leggermente cambiati, ma con lo stesso, tetro bagliore negli occhi.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
Registrata presso la Sezione per la Stampa e l'Informazione del Tribunale civile di Roma. N° 286/2003 del 18/06/2003 ISSN 1723-4042
Direttore responsabile: Simona Ragusa
A cura di: Alessandro Catalano e Simone Guagnelli
Comitato scientifico: Giuseppe Dell'Agata, Nicoletta Marcialis, Paolo Nori, Jiří Pelán, Gian Piero Piretto, Stas Savickij
Comitato di redazione: Alessandro Ajres, Alessandro Amenta, Silvia Burini, Alessandro Catalano, Marco Dinelli, Eleonora Gallucci, Simone Guagnelli, Katia Margolis, Alessandro Niero, Laura Piccolo, Marco Sabbatini, Massimo Tria, Andrea Trovesi

© eSamizdat 2003-2011, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli