Archivio rivista
Le Sezioni
Le Info
Compagni di Strada
B. Svit, Morte di una primadonna slovena, traduzione di S. Trzan – S. Calaon, Zandonai, Rovereto (Tn) 2007 (Erica Faccioli), pp. 314-315
A ricomporre la vita, un tratto di vita che conduce alla morte, della primadonna slovena è un montaggio sapientemente orchestrato dalla mano di una scrittrice con esperienze da regista e sceneggiatrice: Brina Svit. Complessa è la scrittura che si sviluppa secondo le traiettorie del pensiero interiore di uno sguardo esterno, una sorta di “cine-occhio”, si potrebbe dire, giustificato dal ruolo dello scrivente: un giornalista, un giovane omosessuale, che segue prima da fuori, poi, invischiandosi, dal di dentro, l'esistenza della “primadonna slovena”, di Lea Kralj. I tratti peculiari del suo carattere, le manie, i capricci, il talento di cantante d'opera, le sofferenze di figlia e di donna, tutto il prisma di un’esistenza umana viene ricomposto in piccole scene e sequenze montate ad arte, dove l'aura magica dell'aspirante “donna dell'anno” raggiunge una completezza come il senso del sacro viene restituito dalla lettura d'insieme delle tavole di un polittico. Del resto, Lea Kralj è un'icona, candidata al titolo di “Slovena dell'anno”.
Tuttavia, nei fogli che compongono il manoscritto del giovane giornalista francese, dal titolo Morte di una primadonna slovena, la Kralj non è che l'oggetto di un capriccio d'amore altrui (“Diva? Ma quale diva. Lea Kralj non era una diva, almeno non come lo intendete voi”, p. 175). Innumerevoli sono le frasi pronte a confermare il fine strumentale dell'incontro del giornalista con la cantante d'opera: “Se dovessi tornare indietro, probabilmente non lo rifare. Ma ormai è andata” (p. 6), e ancora “Nessuno mi aveva chiesto di intervistarla. Il direttore del ‘Petronius’ era in vacanza, come me. L'ho fatto per Pablo. Pablo si interessava di tutto: letteratura, lirica, botanica... Volevo avere qualcosa da raccontargli” (p. 12). Il libro cela tra le righe un continuo passaggio di testimone: chi è il protagonista? Lea Kralj? Il giovane giornalista francese che mescola accidentalmente la sua vita con quella della cantante lirica? O, ancora, l'autrice stessa: Brina Svit, nata in Slovenia, trapiantata a Parigi (come la Kralj), che attraverso il suo occhio da cineasta eccelle nell'uso del montaggio di quadri e vicende del passato e del presente?
Il giornalista si autodefinisce un comprimario “che di tanto in tanto sale alla ribalta”, “che avrebbe potuto salvarle la vita”, “che ancora oggi non può dimenticare quanto è successo” (p. 53). Eppure riesce a essere tanto densamente presente nel suo racconto, da poter trasformare “la primadonna” nella sua prima donna:

la prima donna che avevo portato in bicicletta [...] La prima donna che aveva il mio stesso sangue [...] La prima donna che mi piaceva osservare con scrupolo [...] La prima donna che avevo intervistato regolarmente [...] La prima donna che aveva saputo imitarmi benissimo [...] La prima donna con la quale avevo vissuto nello stesso appartamento [...] La prima donna con la quale avevo condiviso lo stesso amante (Ivi, p. 60).

È dunque un raffinato gioco di protagonismi e un articolato uso del tempo (dodici giorni in tutto, narrati senza ordine cronologico ma con una lente prospettica deformata), nel quale le vite della Kralj e del giornalista si incrociano, si sovrappongono, si spingono, respingono, vorrebbero salvarsi a vicenda. Perchè il dramma è un sottile non detto che accompagna tutto ciò che accade, in vite nelle quali, in fondo, non accade nulla: qual è la vicenda che si narra in Smrt slovenske primadone? Nessuna, appunto, se non un avvicendamento interiore, una osmosi umorale, lo sviluppo inarrestabile di una sofferenza, il tentativo reiterato e compresso di non subire una dolorosa indifferenza. Poiché infine, la vera protagonista del libro si svela: è la “Grande Madre”, archetipo e realtà, presenza che nutre e divora, assenza che uccide.
Definita sui palcoscenici dei migliori teatri lirici del mondo come “La primadonna che sa morire”, Lea Kralj dirotta i ruoli dell'opera lirica gettandoli nella sua stessa vita, quando interpreta fino in fondo la parte ancestrale di figlia oscura e negata, che nel divorare se stessa attende un trionfo impossibile.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
Registrata presso la Sezione per la Stampa e l'Informazione del Tribunale civile di Roma. N° 286/2003 del 18/06/2003 ISSN 1723-4042
Direttore responsabile: Simona Ragusa
A cura di: Alessandro Catalano e Simone Guagnelli
Comitato scientifico: Giuseppe Dell'Agata, Nicoletta Marcialis, Paolo Nori, Jiří Pelán, Gian Piero Piretto, Stas Savickij
Comitato di redazione: Alessandro Ajres, Alessandro Amenta, Silvia Burini, Alessandro Catalano, Marco Dinelli, Eleonora Gallucci, Simone Guagnelli, Katia Margolis, Alessandro Niero, Laura Piccolo, Marco Sabbatini, Massimo Tria, Andrea Trovesi

© eSamizdat 2003-2011, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli