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S. Burov, Poznanieto v ezika na bălgarite. Gramatično izsledvane na konceptualnata kategorizacija na predmetnostta, Faber, Veliko Tărnovo 2004 (Paola Bocale), pp. 388-391
Stojan Burov, bulgarista dell’Università di Veliko Tărnovo, noto anche all’estero soprattutto per il suo manuale per l’apprendimento del bulgaro (Bălgarski ezik za čuždenci, 2000), ha dato alle stampe nel settembre del 2004 la tesi discussa per il conferimento del titolo di Doktor na Filologičeskite Nauki. Si tratta di un’ampia e articolata ricerca che rappresenta uno dei primi tentativi di indagine in prospettiva cognitivista del modo in cui la comunità linguistica bulgara vede e categorizza la realtà oggettiva.
Nata negli anni Ottanta dalla critica al generativismo intrapresa da semantici generativi come Lakoff e Langacker, la linguistica cognitiva si oppone alla concezione algoritmica della mente tipica del cognitivismo classico (e adottata, tra gli altri, da Chomsky), secondo la quale il funzionamento del pensiero è indipendente dalle caratteristiche dell’essere umano sostenendo, al contrario, che le strutture cognitive scaturiscono dall’esperienza corporea, in particolare percettiva e senso-motoria. Inoltre, processi immaginativi come la metafora, la metonimia e la costruzione di immagini mentali mediano l’esperienza, consentendo alla mente di andare al di là di quello che viene percepito fisicamente (il pensiero dunque non è astratto e algoritmico ma immaginativo).
L’approccio cognitivo ha fra i suoi argomenti privilegiati la ricerca sulla categorizzazione, ovvero sul processo con cui una comunità di parlanti raggruppa in categorie le entità del mondo esterno in base alle somiglianze e alle differenze che individua tra esse. Se la teoria categoriale classica risalente a Aristotele, e più o meno unanimemente condivisa da gran parte dei filosofi fino all’inizio del Novecento, considerava le categorie caratterizzate da insiemi di proprietà necessarie, discrete e internamente non strutturate, nel corso del secolo, soprattutto attraverso i contributi di Wittgenstein, Labov, Berlin e Kay e Rosch, si è affermata una concezione delle categorie opposta a quella classica: condizionate dalla dimensione fisico-percettiva dell’essere umano, le categorie non vengono più ritenute come definite da un insieme chiuso di caratteristiche necessarie e sufficienti, ma come dotate di confini vaghi e sfumati e della proprietà di collocare i propri membri lungo un continuum con membri più tipici e rappresentativi di altri.
Burov affronta quindi uno dei temi cruciali della linguistica cognitiva sulla base del materiale linguistico bulgaro. Nel capitolo 1, Uvod [Introduzione”, pp. 9-44], il linguista espone gli scopi e i criteri direttivi della ricerca. Il lavoro riflette due aspirazioni: da un lato analizzare il contenuto e la funzione delle categorie grammaticali del nome, nella loro interazione reciproca e nel rapporto con gli altri elementi linguistici; d’altro descrivere il ruolo dei nomi, una delle classi fondamentali delle parole, nell’enunciato e nel discorso. Vengono passati in rassegna i principali contributi sul nome nel bulgaro moderno, dai lavori sulle categorie del numero, del genere e della determinatezza/indeterminatezza di Pašov, Stojanov, Spasova-Michajlova, Georgiev e altri, fino agli studi recenti sulla semantica lessicale di Perniška e Legurska, che per prima ha applicato al bulgaro l’apparato teorico formulato dalla linguista russa Frumkina. Dopo queste premesse, il linguista entra nel vivo del suo esame, articolandolo in quattro successivi capitoli, inframmezzati da estesi excursus che approfondiscono singole questioni (particolarmente esaustivi l’excursus terzo, Gramatičen rod i referencija na pola, pp. 178-188, e il quarto, Za semantičnata osnova na rodovata klasifikacija, pp. 306-329). Il capitolo secondo, Klasifikaciite na săštestvitelnite imena [Le classificazioni dei nomi sostantivi”, pp. 45-115] tratta i principi della classificazione semantica, secondo la quale i sostantivi si suddividono in nomi propri, descrizioni e con una semantica proposizionale, e della classificazione grammaticale, che suddivide i sostantivi in nomi propri – nomi comuni, nomi duali – nomi non duali, nomi numerabili – nomi non numerabili, nomi di persona – nomi non di persona, nomi massa – nomi collettivi, nomi concreti – nomi astratti. Vengono paragonate le lingue con sistemi di classificatori e quelle con le categorie “classe/genere” per quanto riguarda il loro legame con il pensiero e la conoscenza degli oggetti. Burov dimostra, con chiare e articolate argomentazioni, che la categorizzazione nelle lingue “classificanti” rappresenta una classificazione dell’oggetto secondo il concetto che se ne ha, mentre nelle lingue “classe/genere” rappresenta una classificazione della denominazione dell’oggetto secondo il suo concetto. Per questo motivo in bulgaro, una lingua con il genere, la categorizzazione concettuale degli oggetti si è fossilizzata nelle loro denominazioni e nel sistema grammaticale delle classi e delle categorie dei nomi. Lo studioso individua in bulgaro le seguenti classi di nomi: 1. la classe dei nomi numerabili dotati di forme corrispondenti per il singolare e il plurale, rapportabile alla classe concettuale di oggetti discreti e numerabili; 2. la classe dei duali con forma solo plurale, rapportabile alla classe concettuale dei sostantivi discreti, aventi struttura a due componenti divisibili o indivisibili; 3. la classe dei nomi collettivi con forma solo singolare, rapportabile alla classe concettuale degli insiemi virtuali di oggetti concreti, discreti e non numerabili; 4. la classe delle denominazioni delle masse materiali e astratte con forma o solo singolare o solo plurale, rapportabile alla classe concettuale delle masse materiali o astratte concettualizzate come un continuum non discreto.
I nomi numerabili, che riflettono la concettualizzazione del tutto intero come “intero” e della numerosità come “molteplice”, rappresentano la parte prototipica dell’oggettività linguistica, mentre i nomi duali, che riflettono la concettualizzazione dell’intero come “molteplice”, e i nomi collettivi, che riflettono la concettualizzazione del “molteplice” come “intero”, si trovano alla sua periferia. I nomi massa e i nomi astratti, che riflettono la concettualizzazione del non intero come un continuum, si collocano tra il nucleo dell’oggettività linguistica e la sua periferia, ovvero ne sono rappresentanti meno prototipici.
L’intero capitolo terzo, Sobstvenite imena [I nomi propri”, pp. 116-147], è dedicato ai nomi propri, che oltre a occupare un posto speciale nel lessico nominale per le particolarità semantico-funzionali e le caratteristiche grammaticali, sono un argomento classico della filosofia del linguaggio analitica. In pagine dense di riferimenti ai maggiori studiosi che si sono occupati di questo tema, Burov ricorda che se Frege e Bertrand Russel avevano proposto di considerare i nomi propri delle “descrizioni definite”, atte a identificare i loro portatori, Kripke e Putnam avevano preso posizione contro la “teoria descrizionalista dei nomi propri” in quanto per ciascuna descrizione si può sempre costruire un controfattuale, proponendo di considerare il nome proprio come “un designatore rigido” attraverso i mondi possibili. Esso cioè indica un individuo determinato numericamente (“quel singolo individuo”), a prescindere dalle sue possibili trasformazioni. Essendo quindi determinati logicamente, i nomi propri non hanno bisogno della determinazione grammaticale, e difatti non sono in genere articolati in bulgaro. Ci sono tuttavia casi, nella lingua orale, in cui gli antroponimi si presentano accompagnati dall’articolo. Ciò avviene per le forme diminutive formate con i suffissi -e, -le, -če, -ence (Ančeto, Marčeto, Slavčeto, Kolenceto) e per i maschili in -a (Savata). Burov ipotizza che la presenza dell’articolo sia uno strumento di compensazione della mancata corrispondenza tra i contrassegni morfologici del genere grammaticale e il sesso del referente, mentre sarebbe l’assenza di correlazione tra il numero grammaticale e il numero ontologico a spiegare le forme articolate degli oronimi (Alpite, Rodopite).
Il capitolo quarto, Osnovnite gramatični klasove na naricatelnite imena [Le classi grammaticali fondamentali dei nomi comuni”, pp. 148-272], affronta il tema di come la categorizzazione linguistica della realtà oggettiva, rappresentata dai nomi, si riflette nelle classi e nelle categorie del nome in bulgaro. La categoria del numero rispecchia la categorizzazione quantitativa degli oggetti come elementi interi e discreti che si possono enumerare, o come insiemi e masse, che non si possono enumerare. Di conseguenza i nomi hanno, in bulgaro, o forme correlate per il numero singolare e plurale, o non cambiano di numero, come nel caso dei singularia e pluralia tantum. La categoria grammaticale del genere riflette la categorizzazione della realtà oggettiva anzitutto secondo le caratteristiche formali e contenutistiche delle loro denominazioni, ma in alcuni casi è in correlazione anche con la categorizzazione “naturale” della realtà (fondata sulla tendenza a investire di simbolizzazioni sessuali i dati dell’esperienza), in base alla quale gli esseri umani e gli animali sessualmente non sviluppati sono di genere neutro (bebe “bebè”, agne “agnello”), un genere che può anche segnalare il venir meno, negli anziani, dei tratti più evidentemente sessuali; con i derivati, l’oggetto più piccolo tende a essere segnalato dal genere neutro, seguito dal femminile e dal maschile (klonče – klonka – klon “ramo”); il genere maschile spesso si associa a oggetti concreti e il femminile ad astratti, mentre il neutro può indicare cose sconosciute e dal funzionamento poco chiaro. La categorizzazione quantitativa (il numero) occupa un posto più importante nella gerarchia delle categorie grammaticali della categorizzazione del genere: per definire il genere di un nome bisogna conoscerne il numero, dal momento che al plurale le differenziazioni di genere sono neutralizzate in bulgaro.
Nel capitolo quinto, Semantičnoto vzaimodejstvie v imennata zona [L’interazione semantica nella zona nominale”, pp. 273-377], Burov studia il reciproco rapporto e la gerarchia delle categorie grammaticali nominali. Al centro della gerarchia si pone la categoria del numero, che è il sistema di partenza in rapporto alla categoria del genere e l’ambiente in relazione alla categoria della determinatezza/indeterminatezza. L’ambiente della categoria del genere sono i criptotipi + sesso, + persona e + animatezza, mentre l’animatezza/inanimatezza semantico-pragmatica è l’ambiente della supercategoria testuale della localizzazione spazio-temporale (p. 286). La dipendenza tra le categorie indicate, aperte e coperte, è la seguente: localizzazione spazio-temporale > determinatezza/indeterminatezza > numero > genere > sesso. In altre parole, per determinare il sesso di un individuo adulto definito bisogna avere come input il genere del nome, mentre per determinare il genere del nome, bisogna avere il suo numero; per determinare il numero, bisogna avere come input la determinatezza/indeterminatezza; infine, per determinare lo status cognitivo del gruppo nominale, bisogna avere come input il tipo di localizzazione spazio-temporale dell’enunciato. Nella seconda parte del capitolo, il linguista svolge una chiara e ampia esposizione, fondata su una ricca casistica, dell’interrelazione tra le regole di attribuzione del genere e l’articolo, e arriva a proporre una serie di algoritmi da utilizzare per predire il genere e la forma articolata del nome bulgaro. Seguono alcune pregnanti osservazioni sulle connotazioni morfosemantiche e pragmatiche dei suffissi di alterazione, diminutivi e accrescitivi, e su alcune peculiarità del genere + di persona e del numero.
Nella conclusione (pp. 378-390) si tirano le fila della ricerca. Burov sostiene che la categorizzazione concettuale della realtà oggettiva è un processo cognitivo evoluzionistico, che si trova in un complesso rapporto di simmetria e asimmetria con la categorizzazione linguistica, dal momento che il sistema lessicale bulgaro è il risultato non solo di processi cognitivi contemporanei, ma anche della storia della conoscenza della realtà oggettiva.
Corredano il volume un elenco dei dizionari utilizzati, un’estesa e aggiornata bibliografia, indici degli autori citati e delle lingue analizzate nello studio.
Supportato da un ricco e opportunamente eclettico materiale illustrativo (oltre che dal bulgaro sono citati esempi da una cinquantina di altre lingue, antiche e moderne, appartenenti a diverse famiglie), il volume si segnala per l’esaustività dell’analisi e la versatilità dell’impianto teorico: accanto all’applicazione di concetti cardine della semantica cognitiva come la prototipicità, Burov utilizza per la sua indagine anche procedimenti della semantica componenziale di derivazione strutturalista. Il volume avrebbe meritato una più attenta cura editoriale, in particolare per quanto riguarda le ripetizioni di esemplificazioni e di argomentazioni (si veda ad esempio, la trattazione delle forme alterate dei nomi di persona alle pp. 187-188, a p. 312 e a p. 316). Alcuni esempi, inoltre, non sembrano del tutto convincenti: parlanti il bulgaro standard considerano kačence e non kanče la forma diminutiva di kače “brocca” (p. 317).
Nel complesso si tratta indubbiamente di un lavoro che deve essere tenuto presente da chiunque sia interessato all’apporto che l’impianto teorico e gli strumenti descrittivi della linguistica cognitiva possono dare all’analisi delle strutture linguistiche del bulgaro.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
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