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M. Maurizio, “Bespredmetnaja junost'” A. Egunova: tekst i kontekst, Izdatel'stvo Kulaginoj-Intrada, Moskva 2008 (Milly Berrone), pp. 357-359
Nel luglio del 2008 Massimo Maurizio pubblica in lingua russa e per la piccola casa editrice moscovita Kulaginoj-Intrada il libro “Bespredmetnaja junost'” A. Egunova: tekst i kontekst [“La giovinezza astratta” di A. Egunov: testo e contesto], facilmente ordinabile on line all’indirizzo .
Si tratta della prima edizione in volume singolo della seconda e definitiva redazione del poema Bespredmetnaja junost' di Andrej Egunov, composto tra il 1918 e il 1933 e successivamente rielaborato dall’autore tra il 1933 e il 1936. Già apparso sulle pagine della rivista Moskovskij nabljudatel' nel 1991 grazie a N. Kazanskij e presente nella Sobranie proizvedenij Andreja Nikoleva (A.N. Egunova) [Raccolta delle opere di Andrej Nikolev (A.N. Egunov)] curata nel 1993 da G. Morev e V. Somsikov, il testo è qui pubblicato e solo parzialmente emendato sulla base del manoscritto conservato nell’archivio personale di V. Somsikov, nel quale il curatore ha avuto modo di lavorare, riuscendo anche ad accedere a materiali inediti tratti dalla corrispondenza di Egunov. Il contesto letterario e culturale cui il titolo del volume fa riferimento e nel quale il poema si inserisce è invece quello della cosiddetta estetica leningradese del periodo compreso tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, intesa, come d’obbligo, all’interno della più ampia cornice interpretativa rappresentata dal concetto di testo pietroburghese. L’intento esplicito di Massimo Maurizio consiste infatti nel tentativo, a mio avviso perfettamente soddisfatto, nonostante la brevità del volume, di definire il significato del poema e il ruolo del suo autore all’interno di tale panorama letterario e culturale.
Noto agli specialisti russi di letteratura greca e latina come filologo e innovativo traduttore e a non molti ricercatori sia russi che stranieri come poeta e romanziere, Andrej Egunov è un personaggio solo apparentemente minore della scena intellettuale di quell’epoca. Se per un verso egli contribuisce a mantenere viva nel corso degli anni Venti in Unione sovietica la tradizione letteraria e poetica prerivoluzionaria, per un altro negli anni Sessanta è anche uno dei pochi sopravvissuti testimoni di una linea di sviluppo della letteratura russa altrimenti destinata all’oblio. Egunov e la sua opera costituiscono infatti un importante legame tra un passato apparentemente sepolto e una contemporaneità che, a molti decenni di distanza, ne riscopre il valore e il significato. Amico ed estimatore non solo della poesia di Konstantin Vaginov, ma anche di Michail Kuzmin, Egunov è secondo Gleb Morev uno degli ultimi rappresentanti della generazione degli umanisti pietroburghesi, nonché un influente autore appartenente a quella che Tat'jana Nikol'skaja definisce nemagistral'naja linija [linea secondaria] della tradizione letteraria novecentesca russa.
Cresciuto in una famiglia della piccola e decaduta nobilità di provincia, già per la sua vicenda biografica Egunov si presenta come un campione assolutamente rappresentativo dei drammatici anni che egli si trova a vivere. Tra il 1905 e il 1913 studia a San Pietroburgo, dapprima presso l’Istituto Tenišev, quindi filologia classica e slava all’università. Inizia la sua attività accademica e di traduttore nel 1923 con la pubblicazione delle Leggi di Platone in russo, ma è costretto ad abbandonare l’università per tenere corsi di lingua tedesca nelle rabfak. Nella seconda metà degli anni Venti forma, insieme a A. Boldyrev, A. Dovatur e A. Michankov, come lui giovani filologi e studiosi di letterature classiche, il gruppo Abdem, con l’obiettivo di occuparsi dei classici della letteratura greca, letti su antiche edizioni e tradotti oralmente nel corso di incontri piuttosto informali. Risultato di questi incontri è la pubblicazione delle traduzioni collettive del romanzo Le avventure di Leucippe e Clitofonte di Achille Tazio nel 1925 e delle Storie etiopiche di Teagene e Cariclea di Eliodoro nel 1932. Nel 1931 riesce inoltre a pubblicare un romanzo dal proustiano titolo Po tu storonu Tuly [Dalla parte di Tula], dopo aver ricevuto tuttavia un rifiuto per la raccolta di racconti Miletskie novelly [Novelle di Mileto] e non essere mai riuscito a veder pubblicati i propri versi. Arrestato nel 1933 in relazione al cosiddetto affare Ivanov-Razumnik, viene confinato a Tomsk, dove ha modo di conoscere e frequentare il filosofo Gustav Špet e il poeta Nikolaj Kljuev. Nel 1938 viene trasferito a Novgorod, dove stringe amicizia con le sorelle di Zinaida Gippius, Tat'jana e Natal'ja, con i filosofi Ivan Andreevskij e Segrej Askol'dov e il critico Boris Filippov e dove, nell’agosto del 1941, viene fatto prigioniero dai tedeschi che lo trasferiscono nei dintorni di Amburgo. All’arrivo degli americani, le autorità sovietiche lo spostano quindi a Berlino e nel settembre del 1946 gli danno la possibilità di fare ritorno, come molti altri Ostarbeiter, in Unione sovietica, dove tuttavia lo attende un secondo arresto e il trasferimento nel gulag in cui rimarrà fino al 1956. Al momento del suo definitivo rientro a Leningrado, nonostante le ovvie difficoltà, Egunov riprende tuttavia la sua attività di studioso, scrittore e poeta: non solo trova impiego presso il Puškinskij Dom, ma riesce anche a pubblicare numerose traduzioni (tra cui il Fedro di Platone, la Elena di Euripide e soprattutto la raccolta Gomer v russkich perevodach XVIII-XIX vekov [Le traduzioni russe di Omero dal XVIII al XIX secolo]) e vede crescere intorno a sé un sempre maggiore interesse per la propria poesia degli anni Venti e Trenta, circolante in Unione sovietica in forma di samizdat e all’estero grazie alla raccolta Sovetskaja potaennaja muza [La recondita musa sovietica], pubblicata nel 1961 a Monaco grazie alla cura di Boris Filippov. L’interesse per la sua poesia non diminuisce d’altra parte con la sua morte, avvenuta nel 1968, e porta, a partire dagli anni Ottanta, alla pubblicazione di molte sue liriche in varie riviste e almanacchi e successivamente alla già citata raccolta completa delle sue opere e ancora più recentemente, nel 2001, al volumetto contenente i versi di Elisejskie radosti, entrambi curati da Gleb Morev.
Non vanno inoltre dimenticati, come sottolinea Tat'jana Nikol'skaja in un saggio dedicato al ricordo di Egunov, gli incontri che tra il 1965 e il 1968 si tengono nel suo appartamento leningradese, durante i quali ogni domenica si riunisce un gruppo di giovani studiosi e critici, composto proprio da Tat'jana Nikol'skaja, da suo marito Leonid Čertkov, dal filologo classico Aleksandr Gavrilov, dal traduttore e studioso dell’opera di Michail Kuzmin, Gennadij Šmakov, cui si uniscono i più anziani Aristid Dovatur, Jakov Borovskij, Sof'ja Poljakova. Nel corso di queste riunioni si presta particolare attenzione all’opera di autori fino a quel momento del tutto dimenticati e che diventeranno oggetto privilegiato delle ricerche dei più giovani frequentatori dell’appartamento di Egunov. Avvicinando il suo uditorio alla poesia e alla prosa di Konstantin Vaginov, di cui ama ricordare soprattutto il poema drammatico Tysjača devjat'sot dvadcat' pjatyj god [L'anno 1925, 1925] e il romanzo Kozlinaja pesn' [Il canto del capro, 1927] e alla poesia di Michail Kuzmin, di cui predilige il poema Forel' razbivaet led [La trota rompe il ghiaccio, 1929], Andrej Egunov si presenta concretamente come uno dei custodi della memoria di quella intelligencija arivoluzionaria nei confronti della quale, per usare le parole di Jurij Tynjanov, nella storia della letteratura è stata commessa una grave ingiustizia, dovuta all’influenza della corrente letteraria vincitrice.
Non è un caso infatti che il capitolo centrale del libro di Massimo Maurizio, dedicato al commento di Bespredmetnaja junost', definisca il poema un classico sconosciuto. Sulla scorta delle parole di A. Lunačarskij (nevedomyj klassik [classico sconosciuto]) e del critico N. Bogomolov (podzemnyj klassik [classico sotterraneo]), Maurizio individua e riconosce in Egunov uno di quegli autori degli anni Venti e Trenta che, seguendo percorsi carsici e sotterranei, conserva e rielabora la tradizione e l’eredità del cosiddetto secolo d’argento, attraversa in silenzio la cultura d’epoca staliniana e infine influenza profondamente la letteratura non ufficiale del periodo poststaliniano, fino a raggiungere il concettualismo degli anni Settanta e Ottanta. Si tratta d’altro canto di un percorso di analisi già da tempo individuato dalla critica russa ma che ancora oggi in Italia stenta a trovare spazio principalmente a causa di obsolete remore ideologiche che impediscono spesso di guardare al fatto letterario con la necessaria lucidità. Lucidità che tuttavia non manca a ricercatori non figli, ma forse solo nipoti, della Guerra fredda come Massimo Maurizio e Marco Sabbatini, autore del recente volume “Quel che si metteva in rima”: Cultura e poesia underground a Leningrado (Salerno 2008).
Nonostante qualche piccola incertezza terminologica in relazione alle definizioni di avanguardia, postavanguardia e modernismo, il libro di Massimo Maurizio giunge dunque a conclusioni importanti e soprattutto ben motivate. Aperto da un’attenta ricostruzione della biografia di Andrej Egunov e da una breve storia del testo, il volume presenta la seconda redazione del poema Bespredmetnaja junost', seguita nella prima appendice anche dalla prima redazione, accompagnandola a una dettagliata analisi del poema articolata in due capitoli. Come già accennato, il capitolo “Nevedomyj klassik”. Andrej Egunov i ego poema “Bespredmetnaja junost'” definisce e illustra la poetica e il ruolo di Egunov nel contesto della storia letteraria russa, mentre il successivo, “Bespredmetnaja junost': analiz teksta”, analizza lingua, stile, tema, dimensione spazio-temporale, intreccio, personaggi e riferimenti intertestuali del poema, senza mai perdere di vista il contesto culturale cui essi fanno riferimento. Altrettanto accurato sembra inoltre essere anche l’apparato bibliografico, scrupolosamente suddiviso in una prima sezione dedicata alle opere letterarie di Egunov, una seconda ai suoi lavori scientifici e una terza alla letteratura secondaria.
Va da sé, in conclusione, sottolineare l’importanza di questa pur breve pubblicazione da parte di un “giovane” russista italiano che, a dispetto di ogni precarietà, con passione e testardaggine riesce a trovare spazio e riconoscimento tra i ricercatori madrelingua con un volume estremamente specialistico ma che sa anche riflettere l’amore del suo curatore per gli argomenti affrontati.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
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