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J. Mizielińska, (De)konstrukcje kobiecości. Podmiot feminizmu a problem wykluczenia, Słowo/obraz terytoria, Gdańsk 2004 (Katarzyna Szaniawska, traduzione di Alessandro Amenta), pp. 362-364
(De)konstrukcje kobiecości. Podmiot feminizmu a problem wykluczenia [(De)costruzioni della femminilità. Il soggetto del femminismo e il problema dell’esclusione] è una delle prime pubblicazioni in polacco, se non l’unica, dedicata alla teoria di Judith Butler e alla categoria del soggetto nel pensiero femminista. L’autrice traccia il quadro storico delle trasformazioni nella definizione della soggettività che hanno avuto luogo nella filosofia europea del Novecento, affrontando anche le concezioni elaborate dalle filosofe femministe e dalle teoriche queer americane. Seguendo le loro orme, Mizielińska si domanda se sia possibile richiamarsi a un soggetto femminile universale che sia soggetto del femminismo (inteso come movimento sociale che rappresenta gli interessi politici delle donne) e allo stesso tempo permetta alle persone discriminate di agire nella sfera pubblica.
Il volume è composto da quattro parti, nelle quali l’autrice descrive la concezione della donna come “altra” nella filosofia di Simone de Beauvoir e gli influssi del Secondo sesso sul pensiero femminista contemporaneo; le fonti della soggettività femminile (femminista) nell’ambito di tre correnti principali (liberale, marxista e radicale) del femminismo della “seconda ondata”; la storia e i meccanismi di esclusione dal movimento femminista delle minoranze sessuali e infine le concezioni di Judith Butler sulla “performatività di genere” e sulle strategie politiche post-identitarie.
Il capitolo dedicato a Simone de Beauvoir riassume brevemente le idee della filosofa francese mostrando la ricezione ambigua dei suoi scritti tra le teoriche del femminismo francesi e americane. Mizielińska richiama in questo contesto i nomi ben noti ai lettori polacchi delle filosofe della differenza sessuale riunite intorno alla corrente della écriture féminine come Hélène Cixous o Luce Irigaray, ma anche quelli pressoché assenti dalla letteratura polacca delle materialiste Colette Guillaumin, Christine Delphy o Monique Wittig, ritenuta la continuatrice del pensiero di de Beauvoir (a questo proposito bisogna ricordare che le prime traduzioni dei testi delle filosofe materialiste francesi sono apparse nell’antologia Francuski feminizm materialistyczny [Femminismo materialista francese], a cura di M. Solarskiej – M. Borowicz, Poznań 2007), nonché quelli delle studiose americane Moiry Gatens, Toril Moi, Soni Kruks, Elizabeth V. Spelman, Juliet Mitchell o Gayatri Spivak.
La seconda parte del volume è un’accurata descrizione dei femminismi americani della “seconda ondata”. L’autrice ne spiega i presupposti fondamentali (fornendo le fonti storiche) e le differenze che contraddistinguono il femminismo liberale, radicale e marxista, descrivendo anche i tentativi di elaborazione di un soggetto femminile universale nell’ambito di ognuna di queste correnti.
La terza parte è incentrata sul problema dell’esclusione da parte del femminismo di soggetti dalla sessualità non normativa. L’autrice mostra come un gruppo che subisce violenza (simbolica o reale) accolga i meccanismi e le tecniche di esclusione di cui è vittima e si arroghi il diritto di rappresentare gli interessi degli altri mentre in realtà utilizza il loro impegno in attività comuni esclusivamente per i propri scopi. Per illustrare questo fenomeno Mizielińska descrive il famoso lavender problem del femminismo della seconda ondata, quando all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso molte autorevoli attiviste americane hanno iniziato a prendere le distanze dai postulati emancipativi avanzati dalle lesbiche. Queste attiviste hanno motivato le loro decisioni con la paura di compromettere i risultati raggiunti fino ad allora dal movimento (a causa dell’eccessivo radicalismo delle richieste avanzate dalle lesbiche). In quel momento è divenuto chiaro che il femminismo è un movimento di donne eterosessuali, e presto sono comparsi altri due “filtri”: la razza e la classe sociale. Purtroppo anche in questo caso il gruppo discriminato ha accolto la pratica dell’oppressione, e le “vere lesbiche” hanno iniziato ad applicarla alle donne bisessuali e alle donne che realizzano i propri desideri al di fuori del modello del legame (anche sessuale) di coppia. Mizielińska descrive come dal movimento gay e lesbico abbiano iniziato a scomparire le persone transessuali e come ci si sia sbarazzati di tutti quei soggetti che potevano mettere in discussione un’identità omosessuale elaborata con difficoltà.
L’ultimo capitolo del volume costituisce un’analisi delle concezioni di Judith Butler e in particolare della performatività di genere e delle strategie per uscire fuori da identità stabili (di genere e sessuali) nella lotta politica di gruppi discriminati per ottenere diritti, visibilità e voce nello spazio pubblico. Mizielińska riporta le idee di Butler avvicinando i lettori polacchi al pensiero e alla figura di una delle più importanti filosofe del ventesimo secolo. È difficile crederlo, ma i testi di Butler non sono quasi mai stati tradotti in polacco. La prima traduzione di Gender Trouble è stata pubblicata da Krytyka Polityczna solamente il 31 ottobre del 2008, vale a dire diciotto anni dopo l’edizione americana (sic!), con il titolo di Uwikłani w płeć (traduzione e postfazione di Karolina Krasucka, introduzione di Olga Tokarczuk, Warszawa 2008). Butler è conosciuta dai lettori polacchi che ogni giorno si occupano di teoria queer, soprattutto grazie ai teorici della letteratura Bożena Chołuj, Michał Paweł Markowski i Anna Burzyńska. Il libro di Mizielińska porta il pensiero di Butler fuori dal contesto della teoria della letteratura, nella filosofia e nelle scienze sociali. Pregio ulteriore del libro è il fatto che l’autrice spieghi le teorie butleriane, spesso assai complesse, richiamandosi alle traduzioni polacche delle opere di filosofi che Butler cita frequentemente, come Jacques Derrida, Louis Althusser, John Austin o Michel Foucault, facilitando notevolmente la ricezione e permettendo di condurre automonamente ulteriori studi sull’argomento.
Nel suo libro Mizielińska si pone la domanda tuttora attuale sulle strategie di azione di gruppi discriminati nella lotta per la parità dei diritti e sulla possibilità (e la fondatezza) della costruzione di un soggetto femminile universale. Seguendo Foucault, l’autrice afferma che per potersi costituire, un soggetto ha bisogno di trovare e isolare l’“altro”, al quale viene rifiutata una propria soggettività. L’autrice ci mette in guardia dalla trappola dell’esclusione mostrando quanto profondamente interiorizziamo i modelli di oppressione e come gli esclusi tornino a reclamare i propri diritti. Mizielińska fornisce ai lettori gli strumenti (e la bibliografia) per condurre ricerche in proprio, stimola ulteriori analisi e insegna a uscire fuori da schemi di pensiero (e di azione) limitanti. Infine, dissipa in maniera decisiva i dubbi sull’unità e sull’omogeneità del movimento femminista.
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Rivista di culture dei paesi slavi
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