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Mnohohlasem. Vyjednávání ženských prostorů po roce 1989, a cura di H. Hašková – A. Křížková – M. Linková, Sociologický ústav Akademie věd České republiky, Praha 2006 (Veronika Šprincová, traduzione di Andrea Trovesi), pp. 378-380
L'Istituto di sociologia dell’Accademia delle scienze della Repubblica ceca si occupa già da tempo di questioni legate al genere. Uno dei risultati di questo lavoro è il volume collettaneo Mnohohlasem. Vyjednávání ženských prostorů po roce 1989 [Polifonia. Contrattare spazi per le donne dopo il 1989] che rappresenta un tentativo, come dichiarano le curatrici Hana Hašková, Alena Křížková e Marcela Linková, di “tracciare una mappa delle iniziative in favore delle donne dopo il 1989”. Ai diversi aspetti di queste attività sono dedicati i vari contributi del volume.
La prima sezione è incentrata sul tema delle donne in politica, con l’articolo di Hana Havelková e quello di Petra Rakušanová e Lenka Václavíková-Helšusová. Successivamente viene affrontato il tema delle organizzazioni onlus femminili sia dal punto di vista delle loro attività (Mirek Vodrážka) che da quello della ricerca (Hana Hašková e Alena Křížková), mentre del rapporto tra genere e media si occupano Petra Jedličková e Dana Řeháčková. Nel suo contributo, Petr Pavlík tratta del processo di progressiva conquista dell’uguaglianza di genere all’interno delle istituzioni statali. Segue la sezione dedicata alla ricerca e agli studi di genere (Linková e Lenka Václavíková-Helšusová); Mirek Vodrážka, Alice Červinková insieme a Kateřina Šaldová e Barbora Tupá si occupano invece del rapporto tra genere e arte. Il volume continua con contributi sul rapporto tra donne e religione (Ivana Noble e Hana Maříková), sulle minoranze sessuali (Věra Sokolová, Miluš Kotišová e Věra Vampolová, Tereza Spencerová), sulle donne rom (Lenka Guldová, Jiří Němec e Ema Štěpařová) e si chiude, infine, con l’articolo di Marta Kolářová sulle donne nei movimenti di estrema destra ed estrema sinistra.
Il volume costituisce il punto di arrivo di un insieme di programmi di ricerca internazionali incentrati sui movimenti delle donne, a cui le curatrici hanno preso parte. Già il solo elenco degli ambiti tematici mostra come il titolo del volume sia stato scelto in maniera appropriata. Le curatrici sono riuscite a raccogliere articoli che coprono un’ampia varietà di questioni legate alla tematica del genere, in cui le singole voci (voci di emeriti specialisti, sia donne che uomini) vertono su un tema centrale e cioè la mappatura delle attività in favore delle donne. Questa pluralità è estremamente rilevante. I lettori cechi o stranieri possono così prendere visione della situazione delle donne nella Repubblica ceca dopo il 1989 nella sua complessità. Poiché nell’affrontare le diverse tematiche sono state applicate le teorie femministe (cioè teorie che nel contesto ceco sono a volte percepite come “occidentali”), il libro è accessibile e comprensibile senza problemi anche al di fuori del contesto ceco. L’introduzione delle curatrici, anziché concentrarsi sulla descrizione del tema di interesse, sulla sua inafferrabilità e sulle critiche femministe alla categoria della “donna”, avrebbe potuto in verità chiarire meglio le trasformazioni della società ceca dopo il 1989.
Come esplicitamente dichiarato dalle curatrici, gli obiettivi sono tuttavia ancora più ampi. Non ci si vuol limitare infatti a descrivere la situazione e il suo sviluppo, ma si intende anche contribuire attivamente ad attuare cambiamenti nell’ambito delle relazioni di genere. Pur non volendo giudicare l’impegno politico della pubblicazione, è tuttavia necessario porsi la domanda se è possibile ottenere due obiettivi allo stesso tempo. Tenendo conto dell’impostazione generale, della scelta dei contributi dei singoli autori e autrici e del linguaggio utilizzato, ritengo che quest’opera possa essere utile più come testo scientifico che come manuale schierato e guida su come raggiungere un cambiamento nella condizione delle donne. A questo riguardo, le curatrici sottolineano come le stesse espressioni “donna” e “in favore delle donne” siano problematici. La decisione di definire l’oggetto della trattazione attraverso questi due termini è giustificato dalla curatrici da un lato con il richiamo all’essenzialismo strategico (nell’accezione di Gayatri Spivak), importante per l’impegno politico, e dall’altro con l’eccessivo accademicismo dell’approccio costruttivista. Tuttavia è necessario soffermarsi sul lettore tipo al quale è indirizzato il volume: non si tratta, infatti, di un’opera facilmente accessibile a un ampio pubblico, ma è piuttosto un testo pensato per lettori e lettrici di estrazione accademica, già in possesso delle nozioni elementari relative alle questioni di genere.
Per questo l’accezione piuttosto semplificata di “donne” come collettività specifica può essere avvertita in qualche modo poco adatta. Per di più, l’inserimento di alcuni articoli appare forzata. Se si tratta della mappatura degli spazi “femminili” perché occuparsi di transgenderismo? È certamente importante mostrare la molteplicità delle donne e delle loro esperienze, compito questo a cui parte del volume certamente assolve, tuttavia sarebbe stato bene porsi una domanda ancor più fondamentale, e cioè che cosa o chi definisce le donne come gruppo. Più che l’essenzialismo strategico (peraltro molto importante per l’attivismo politico) sarebbe stato utile mostrare che le donne come gruppo sono innanzitutto il risultato di una definizione esterna (alcuni individui sono riconosciuti dall’ambiente circostante come donne). Il problema sarebbe stato orientato in effetti in modo più sociologico che psicologico. L’intero volume avrebbe ottenuto un altro dinamismo e avrebbe dato spazio a un ulteriore sviluppo della discussione.
Il raggiungimento di questo obiettivo sarebbe stato a mio parere più reale che non quello di stimolare l’attivismo in favore delle donne. Oggetto di discussione e di critica sarebbe potuta essere la stessa impostazione del volume. Il suo raggio tematico è effettivamente ampio, tuttavia sempre selettivo – accanto agli argomenti “classici” (come per esempio la presenza delle donne in politica) sono trattate questioni molto più specifiche (minoranze sessuali e etniche, religione, arte). Dal punto di vista tematico però non copre – e non sarebbe reale nemmeno attenderselo – tutti gli ambiti della vita (per esempio le donne portatrici di handicap). Oltre a ciò è necessario sottolineare la distribuzione delle tematiche: all’inizio sono collocate tematiche “grandi” come politica, onlus, mass media, istituzioni statali, ricerca e solo successivamente vengono affrontati argomenti specifici e fondamentalmente “periferici”.
Qual è dunque il contributo del volume? Malgrado non raggiunga tutti gli obiettivi che si prefigge e non sia nemmeno del tutto rappresentativo, quest’opera può servire come un catalogo importante delle ricerche interessate alle questioni di genere e della loro distribuzione nella Repubblica ceca dopo il 1989. La grande potenzialità di questo libro è quella di poter aprire una discussione sia sulle tematiche che qui non vengono trattate esplicitamente, sia su quelle di cui non si parla affatto né nella Repubblica ceca né a livello internazionale. Non da ultimo il volume può servire come invito a mappare gli spazi “maschili” e le loro trasformazioni nel rapporto dialettico rispetto agli spazi “femminili”.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
Registrata presso la Sezione per la Stampa e l'Informazione del Tribunale civile di Roma. N° 286/2003 del 18/06/2003 ISSN 1723-4042
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A cura di: Alessandro Catalano e Simone Guagnelli
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