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P. Leszkowicz – T. Kitliński, Miłość i demokracja. Rozważania o kwestii homoseksualnej w Polsce, Aureus, Kraków 2005 (Robert Pruszczyński, traduzione di Alessandro Amenta), pp. 364-365
Di certi libri è difficile scrivere, perché sono talmente densi di contenuti che ogni capitolo o sottocapitolo potrebbe costituire una pubblicazione a sé stante. Miłość i demokracja [Amore e democrazia] appartiene proprio a questa categoria di testi che si impongono all’attenzione per l’abbondanza di fatti, teorie, interpretazioni.
Gli autori sono una garanzia di qualità. Leszkowicz, storico dell’arte di formazione, si occupa di pittura, scultura, fotografia contemporanea in qualità di teorico-studioso e curatore di mostre. Il suo libro Helen Chadwick: ikonografia podmiotowości [Helen Chadwick: iconografia della soggettività, 2001] ha dimostrano che l’unione di questi due approcci produce risultati interessanti. Tomek Kitliński, come Leszkowicz, non si limita a scrivere saggi filosofici o culturologici, ma opera in qualità di artista con le sue performance e le sue installazioni acustiche.
Agli amanti di una lettura “non lineare” suggerisco di iniziare direttamente dal terzo capitolo, Homoseksualność i twórczość [Omotestualità e creatività], in cui viene presentata la teoria dell’omotestualità, che fonde omosessualità, testualità e intertestualità. Leszkowicz e Kitliński ricercano un denominatore comune per attività artistiche coinvolte a vario titolo in discorsi non normativi. Omosessualità e arte sono intese qui come attività avanguardistiche e fermento artistico. La lettura di questo terzo capitolo permette di comprendere meglio di quale sessualità parlino gli autori: una sessualità ancorata nella sfera pubblica o collocata in artefatti, simboli, immagini. La patrona di Leszkowicz e Kitliński è la post-strutturalista francese, di origine bulgara, Julia Kristeva, dalle cui riflessioni gli autori prendono quegli elementi che non richiudono il pensiero esclusivamente nelle categorie dell’ermetismo linguistico, ma che contengono in sé segni di crisi di diverso tipo. La “semiotica esistenziale” viene saldata al concetto di soggettività, contrapposta all’identità. Soggettivo significa “proprio”, “contraddistinto dagli altri”, mentre l’identità è sinonimo di identificazione, della necessità di richiamarsi alla sfera simbolica della comunità. L’omosessualità “tradizionale” è emersa da uno spazio soggettivo, il suo lento passaggio alla sfera pubblica (ad esempio quella politica) suscita molte controversie e resistenze (anche negli stessi gay e lesbiche).
I primi due capitoli di Miłość i demokracja colgono e registrano antagonismi di diverso tipo, analizzano i dibattiti presenti nel discorso politico-sociale polacco. Gli autori parlano tra l’altro della mostra Niech nas zobaczą [Che ci vedano] – costituita da una serie di fotografie di coppie omosessuali che si tengono per mano, in una delle quali possiamo vedere gli stessi autori – e dei commenti omofobici dei partiti politici (non solo) conservatori che l’hanno accompagnata.
Il quarto capitolo ci introduce in un’enclave del desiderio non normativo: l’arte. Vengono descritte due rivolte, quella femminile e quella omosessuale. L’acuta analisi dell’attività artistica di Alicja Żebrowska, Katarzyna Kozyra, Dorota Nieznalska, Krzysztof Malec, Andrzej Karaś, Izabella Gustowska, Krzysztof Wodiczko, Anna Baugmart, Jarosław Modzelewski, Marek Sobczyk, Katarzyna Korzeniecka e dello stesso Tomek Kitliński è accompagnata dalla cronaca delle reazioni alle loro mostre e installazioni scioccanti. Miłość i demokracja si trasforma pian piano in un manuale di “storia diversa”: nel quinto capitolo la tematica omosessuale viene connessa all’isteria e alla mascolinità. Questa è una della sezioni più interessanti del volume. Gli autori passano dall’isteria globale, originata dall’omofobia contemporanea, a fantasie isteriche le cui radici affondano nella psicoanalisi freudiana e negli esperimenti di Jean-Martin Charcot. I comportamenti nevrotici sono caratteristici di una mascolinità che sta perdendo la sua compattezza interiore, di un’universalità costretta a confrontarsi con la molteplicità.
Elementi simili sono presenti nel capitolo successivo, che indaga l’omotestualità celata nella lingua di Juliusz Słowacki e Józef Czechowicz. Entrambi questi poeti vengono mostrati come uomini che stanno imparando ad articolare il loro desiderio non eterosessuale. Kitliński e Leszkowicz raccolgono soluzioni e tropi letterari caratteristici di una (cauta, sottile) articolazione della voce omosessuale: sublimazioni, silenzi, stile barocco-apocalittico, glossolalie.
L’ultimo capitolo del libro affronta il tema della percezione delle persone non eterosessuali (o persone che provano desideri omosessuali) come mostri: assassini, vampiri, rinnegati, pedofili, stupratori. Gli autori mostrano gli influssi dei motivi queer sul cinema mainstream: la sessualità gotica di Intervista con il vampiro (1994) di Neil Jordan o l’erotismo lesbico-vampiresco di Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) di Tony Scott. La storia di un’omosessualità “oscura” inizia dalle opere classiche dei romantici europei e perdura sino al pastiche camp di Jim Sharman, il musical The Rocky Horror Picture Show (1975).
Leszkowicz e Kitliński hanno scritto un libro compatto e coerente: gli elementi teorici ed estetici che ricercano nell’arte pervadono anche il loro stile di scrittura. Una mancanza che possiamo segnalare risiede nella limitatezza dei riferimenti alla cultura popolare. Un tentativo di analisi della moda (gli abiti androgini, il culto per figure anoressiche ed efebiche, l’eclettismo che trae ispirazione da diverse subculture) potrebbe mostrare uno dei modi in cui la sessualità non normativa “si incarna” agli occhi del cittadino medio. La sessualità che pervade i videoclip musicali di rado mostra esplicite immagini omosessuali (senza contare le “lesbiche” dei video hip-hop), tuttavia la specifica sensibilità di cui sono intrisi i video musicali meriterebbe almeno di essere menzionata.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
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