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Parametry pożądania: kultura odmieńców wobec homofobii, a cura di T. Basiuk – D. Ferens – T. Sikora e la collaborazione di M. Lizurej, Universitas, Kraków 2006 (Andrea F. De Carlo), pp. 365-367
La miscellanea Parametry pożądania [I parametri del desiderio] nasce come continuazione del precedente volume dedicato alle diversità sessuali, Odmiany odmieńca/A Queer Mixture [Le varianti del diverso, 2002]. Il denominatore comune di questa raccolta di studi è il riconoscimento e la denuncia dell’omofobia presente in maniera tanto recondita quanto evidente nella cultura e nella società polacche, senza trascurare altresì il contesto europeo.
Gli interventi di Parametry pożądania si possono raggruppare in due sezioni principali: la prima è dedicata a indagini di tipo antropologico, sociologico e psicologico, mentre la seconda è incentrata su aspetti prettamente culturali, artistici e letterari.
Tra i testi della prima sezione, Monika Baer riflette sul ruolo dell’antropologia negli studi queer e gender, mentre Jacek Kochanowski si pone lo stesso obiettivo dal punto di vista sociologico. Artur Krasicki presenta e commenta una serie di interviste a gruppi di gay. Robert Kowalczyk, Maja Mirocha e Tomasz Potaczek studiano dal punto di vista psicologico come gli studenti universitari percepiscano gli omosessuali. Katarzyna Bojarska-Nowaczyk evidenzia gli stereotipi omofobi diffusi tra gli stessi gay e lesbiche. Jolanta Klimczak-Ziółek indaga il modo in cui i media polacchi presentano le differenze sessuali, mentre Iza Desperak introduce e commenta in breve il dibattito sull’omofobia avvenuto sulle pagine del quotidiano Gazeta Wyborcza. Nell’articolo di Kamil Orłowski si documentano gli incontri dei gruppi gay cattolici, poiché la chiesa resta una delle maggiori istituzioni a esprimere l’attuale omofobia in Polonia. Alcuni articoli sottolineano la rara presenza delle lesbiche nella cultura polacca: Anna Gruszczyńska descrive i siti internet delle lesbiche polacche, mentre Joanna Miezielińska denuncia l’assenza delle lesbiche nella vita pubblica. La miscellanea si chiude con un poema di Marzena Lizurej come omaggio all’amore lesbico.
Particolarmente appassionanti e meritevoli di approfondimento risultano gli articoli su tematiche artistico-letterarie, che reinterpretano alcuni fenomeni con l’ausilio della teoria queer. L’interpretazione del quadro Dziewica Orleańska [La pulzella d’Orléans, 1866] del pittore Jan Matejko (1838-1893) viene proposta da Izabela Kowalczyk come prova di lettura della diversità sessuale iscritta nello stesso immaginario polacco-cattolico. La scena del quadro riprende Giovanna D’Arco durante una visione, mentre scorta Carlo VII verso la sua coronazione. L’autrice reinterpreta Giovanna come figura queer, premettendo che essa può dare adito a moltissime interpretazioni. Lo stesso titolo del quadro, dziewica [vergine], contiene l’elemento essenziale che caratterizza la sua identità, ma all’epoca la figura della pulzella d’Orléans trasgrediva l’immagine classica della vergine: non più silenziosa, remissiva e succube come imponeva la tradizione patriarcale, ma piuttosto una sorta di “mostro” che univa la femminilità con la virilità. Anna Czarnowus reinterpreta il romanzo medievale Lancillotto che si è conservato in 150 manoscritti dal XIII fino al XV sec. L’autrice analizza alcuni frammenti dove le descrizioni fisiche di Lancillotto non sempre risultano particolarmente virili, anzi sarebbero più consone alla bellezza femminile, evocando piuttosto una figura androgina. Con Paweł Leszkowicz ci trasferiamo nella contemporaneità: l’autore analizza uno dei casi esemplari di simbologia omosessuale nell’arte della Repubblica popolare di Polonia, ovvero i disegni e le perfomance di Krzysztof Jung. Questo artista, oltre a essere uno dei pionieri della body-art, è definito da Leszkowicz come il precursore dell’arte omosessuale in Polonia. L’autore si sofferma sul teatro plastico di Jung, realizzato insieme al collega Wojciech Piotrowski, dove l’omosessualità viene espressa attraverso emozioni, sentimenti e impressioni, instaurando una conversazione intima con il corpo e l’anima. Przemysław Pilarski analizza la poesia di Eugeniusz Tkaczyszyn-Dycki, uno dei più famosi poeti omosessuali polacchi della nuova generazione. Nella sua opera si mescolano elementi biografici con tematiche neobarocche: il morboso fascino per l’eros e la morte, per il corpo peccaminoso, mortale, soggetto a decomposizione. Błażej Warkocki, nel suo lungo e interessante intervento sulla prosa di Andrzej Stasiuk, individua una certa propensione dello scrittore ai rapporti omosociali, dacché la donna è relegata in secondo piano, sempre ai margini, se non addirittura assente, lasciando il posto a un universo prettamente maschile. Con ciò non vuol dire che la donna non sia desiderata, anzi il desiderio nasce e si rafforza proprio dalla sua assenza; inoltre, essa – nei rari casi in cui compare – è sempre rappresentata con caratteristiche materne o erotiche. Sebbene il rapporto con le donne appaia conflittuale, quello tra uomini ha sempre una valenza positiva, di complicità e di profonda amicizia. Per di più, rispetto alle donne, i personaggi maschili sono rappresentati sempre come individui belli, forti e potenti, così come belli, vigorosi e sicuri di sé si rivelano anche i soggetti maschili dei film di Zanussi, nei quali regna un forte narcisismo maschile, tanto che i protagonisti si desiderano e contemplano a vicenda. Nonostante tutto, Małgorzata Sadowska e Bartosz Żurawiecki constatano che nei film di Zanussi l’omosessualità appare raramente in maniera aperta e senza implicazioni omofobiche. In Paradygmat [Il potere del male, 1985] Vittorio Gassman, che riveste i panni di un facoltoso industriale omosessuale, vuole umiliare un giovane studente di teologia (Benjamin Voeltz) e gli ordina di togliersi i pantaloni, di voltarsi e piegarsi, suggerendo così l’atto sessuale al quale del resto non si arriva. Questa tendenza omofobica è rappresentata dal film Urok wszeteczny [Seduzione indecente] dal ciclo Opowieści weekendowe [Racconti del fine settimana, 1996]: Zbigniew Zapasiewicz recita con grottesca disinvoltura un ricco e raffinato conte omosessuale che, approfittando del suo status sociale, ama “depravare” giovani ragazzi. Il conte prova a “corrompere” anche il suo segretario Karol (Maciej Robakiewicz) che però non si lascia traviare. Questa natura tracotante del conte non fa altro che dipingere un’omosessualità perversa. Si può ricordare ancora Barwy ochronne [Colori mimetici, 1976] in cui il docente Szelestowski (Zbigniew Zapasiewicz), sfruttando il rapporto di subordinazione, cerca di “corrompere” il laureando Kruszyński (Piotr Garlicki). Quello che traspare sono evidenti stereotipi omofobici, poiché l’omosessualità nei film di Zanussi è sempre legata al potere, al dominio, all’onnipotenza: il vecchio che approfitta del giovane (Paradygmat o Dotknięcie ręki [Il tocco silenzioso] del 1992) o viceversa (Urok wszeteczny).
Negli ultimi anni in Polonia si è visto un incremento e un forte interesse verso gli studi di genere e queer, e questa raccolta ne è sicuramente una prova significativa. Essa nasce come ennesima iniziativa contro l’omofobia, accostandosi alle tante campagne e iniziative di sensibilizzazione, manifestazioni, eventi, conferenze e iniziative culturali, nonché proteste pacifiche non sempre ben accolte dalle autorità o dall’opinione pubblica. Gli autori di Parametry pożądania attraverso il prisma del gender e del queer hanno analizzato vari aspetti della contemporaneità polacca, facendo capire che molto è stato fatto, ma lunga è ancora la strada da percorrere. Inoltre, questa miscellanea raccoglie i contributi dei maggiori studiosi di studi di genere e queer presenti oggi in Polonia e ciò motiva l’alta qualità degli interventi, che fanno di questa raccolta un importante vademecum per riconoscere e superare pregiudizi e stereotipi omofobici.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
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