Archivio rivista
Le Sezioni
Le Info
Compagni di Strada
M. Sorina, Voglio un marito italiano. Dall’est per amore?, Edizioni Il punto d’incontro, Vicenza 2006 (Ramona Parenzan), pp. 294-295
Il romanzo della scrittrice ucraina Marina Sorina si offre subito, sin dalle prime pagine, come un goloso e affascinante romanzo di formazione. La vicenda della giovane Svetlana che lascia il mercato di Mironovka (Ucraina) per la sua irresistibile passione per l’Italia, ci conduce, passo dopo passo, avventura dopo avventura, a esplorare il mondo sommerso e perlopiù sconosciuto della diaspora, permettendoci in questo modo di osservare da vicino e di “sentire” insieme alla protagonista le emozioni che vive passando soglie non solo geografiche ma anche culturali.
Grazie allo sguardo acuto della protagonista riusciamo a riconoscere, durante il viaggio narrativo, le molte differenze che marcano i diversi “mondi immaginati” da quelli realmente attraversati.
L’Italia che Sveta sognava da piccina attraverso le immagini in bianco e nero dei film neorealisti ma anche attraverso la musica dei Ricchi e poveri e la riviera partenopea illuminata dal sole non è esattamente quella si trova ad attraversare appena arrivata.
Nello stesso tempo, però, grazie al suo sguardo vengono decostruiti molti stereotipi di un supposto e generico “est”, immaginario e spesso sconosciuto. Insieme a Svetlana incontriamo le ambulanti del mercatino con i loro ritmi e le loro abitudini, la solidarietà delle persone, l’allegria spesso fatalista ma reattiva di fronte agli imprevisti, la forza delle donne nel reggere i pesi della famiglia. Durante i vari racconti e le diverse descrizioni apprezzatesi apprezza anche il kitsch ostentato senza troppa consapevolezza e si assapora, forse per la prima volta, combinazioni alimentari dai sapori forti e per noi assolutamente originali, se non impossibili.
Grazie alla particolare bravura della Sorina nell’arricchire la narrazione di dettagli di tipo “sensuale” (odori, gusti, colori...) riusciamo a immaginare perfettamente la giovane Svetlana e il suo umore quando la sera aspetta la mamma davanti a una grande tazza di thè fumante, in una minuscola stanza di un appartamento di Mironovka, allo stesso modo si intuiscono tutte le atroci ferite della disillusione dopo il primo, terribile, incontro in Italia.
La seguiamo mentre insieme al suo nuovo amore italiano fa la fila per il visto davanti all’ambasciata di Kiev la immaginiamo anche quando si culla, nella nuova casa di San Crispino, pensando, serena, a un futuro meno burrascoso.
Svetlana supera soglie che sono delle vere e proprie iniziazioni a una nuova vita. Durante i suoi diversi viaggi geografici ed emotivi riesce ad affinare sempre di più lo sguardo e a superare ostacoli che in un primo tempo parevano insormontabili.
Grazie alla sua vicenda diasporica Svetalna conosce l’Italia, un tempo del tutto idealizzata, nelle sue cangianti sfumature. Accompagnati dal suo sguardo amorevole e severo nello stesso tempo impariamo a riconoscere alcune nostre stranissime idiosincrasie culturali, non sempre del tutto “positive”.
Durante i suoi viaggi esistenziali Sveta non smette mai di amare la sua gente pur riuscendo a capire meglio, grazie alla distanza, alcuni “buchi neri” del suo paese e la resistenza nei confronti del cambiamento.
Con questo romanzo capiamo ancora di più quanto sia preziosa e indispensabile la trasmissione di esperienze e vicende personali per comprendere l’universo dei diversi “impliciti culturali”, ovvero modi di comunicare, atteggiamenti e abitudini culturali, spesso “ereditati” e trasmessi in modo inconsapevole che paiono però assolutamente indecifrabili, in un primo momento, per chi viene da fuori.
Marina ci insegna, infatti, che per ogni singolarità, popolo o “cultura” le priorità sono più o meno sempre le stesse: sopravvivere, essere felici, realizzarsi nel mondo anche se le modalità per raggiungerle sono diverse.
Non esistono allora “le donne e gli uomini dell’est” né tanto meno “gli uomini o le donne occidentali”. Ogni singolo individuo possiede una propria storia, un proprio sguardo e molti sogni e immaginari che crescono, si sviluppano e mutano costantemente a contatto con gli altri, con la comunicazione, lo scambio, i viaggi.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
Registrata presso la Sezione per la Stampa e l'Informazione del Tribunale civile di Roma. N° 286/2003 del 18/06/2003 ISSN 1723-4042
Direttore responsabile: Simona Ragusa
A cura di: Alessandro Catalano e Simone Guagnelli
Comitato scientifico: Giuseppe Dell'Agata, Nicoletta Marcialis, Paolo Nori, Jiří Pelán, Gian Piero Piretto, Stas Savickij
Comitato di redazione: Alessandro Ajres, Alessandro Amenta, Silvia Burini, Alessandro Catalano, Marco Dinelli, Eleonora Gallucci, Simone Guagnelli, Katia Margolis, Alessandro Niero, Laura Piccolo, Marco Sabbatini, Massimo Tria, Andrea Trovesi

© eSamizdat 2003-2011, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli