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Compagni di Strada
I. Sachnovskij, Nasuščnye nuždy umeršich, Vagrius, Moskva 2005 (Giulia Gigante), pp. 295-296
In una società sovietica alla deriva che sembra non offrire alcuna possibilità di elevazione e di riscatto e in cui dominano la sconfortante desolazione delle città di provincia, la grettezza morale, la corruzione quotidiana e l'alcolismo spinto, il piccolo Sidelnikov, il protagonista del romanzo di Sachnovskij, incurante dello squallore estetico ed etico che lo circonda, cresce alimentando dentro di sé un delicato sentimento d'amore. È un amore puro nei confronti di una donna, Roza, che, sullo sfondo di una piccola città degli Urali in cui la vita è asfissiante, si staglia, per forza d'animo e indipendenza. L'enigmatica Roza, che resiste impavida e sorridente alle dure prove inflittele dalla vita, è la nonna del protagonista e rappresenta il solo punto fermo della sua infanzia e soprattutto adolescenza travagliata.
Mentre si snodano le avventure del protagonista alle prese via via con un'infelice storia d'amore complicata dal meschino ricatto di un burocrate provinciale, con il goliardismo universitario, con l'emergere di una casta di mafiosi (un tema che lo scrittore approfondirà nel romanzo Čelovek kotoryj znal vse) e con un'esperienza scoraggiante in un ospedale sovietico da cui esala una brutalità corporea fatta di sangue, urina e morte, Roza resta salda come una roccia, unica fonte di luce e di calore. Mentre tutti sembrano disperdersi in un insulso e vuoto chiacchiericcio, Roza capisce senza bisogno di inutili domande e non abbandona mai il nipote, neanche dopo la propria morte.
Il romanzo assume così una dimensione metafisica che l'autore riesce però a gestire con una certa misura, senza strafare. Le apparizioni di Roza in sogno si inseriscono armonicamente nella narrazione e fanno da contralto alle miserie del quotidiano: la miseria materiale di Sidelnikov, perennemente senza un rublo, e quella morale in cui tutta la società sovietica sembra affondare come in un pantano.
Sin da questa sua prima opera narrativa, Sachnovskij che, come il suo potagonista proviene dalla regione degli Urali, dà prova di una profonda sensibilità e si rivela capace di costruire un libro "che tiene", sulla base di una storia minima in cui l'intreccio è semplice, ma le implicazioni profonde. Ciò che ne risulta è un romanzo di formazione originale, di grande poeticità, non privo di un certo senso dell'umorismo.
La scrittura è ricca, la lingua duttile, capace di adattarsi alle circostanze: ora sincopata, in sintonia con il rantolo della società brežneviana, ora poetica, in armonia con il volteggiare dei sentimenti.
Nasuščnye nuždy umeršich [Le necessità esistenziali dei morti], con cui Sachnovskij ha esordito nel mondo della prosa dopo alcune raccolte di versi, è stato pubblicato per la prima volta nel 1999 sulla rivista Novyj Mir ed è stato successivamente inserito nella raccolta di racconti e romanzi Sčastlivcy i bezumcy [Pazzi e felici] per la quale Sachnovskij ha vinto il premio Decamerone russo ed è stato finalista in numerosi altri premi letterari. Il romanzo, che è già stato tradotto in inglese e in francese, si è aggiudicato in Gran Bretagna il premio Fellowship Hawthornden International Writers Retreat.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
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