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Compagni di Strada
W. Kaminer, Berliner Express, traduzione di R. Cravero, Guanda, Parma 2005 (Giulia Gigante), pp. 293-294
Wladimir Kaminer è giunto ormai alla sua terza opera in tedesco, ma i suoi libri sono molto russi: russo è il modo di raccontare, russi sono i realia, dalla papirosa alla vodka, russi sono i personaggi (anche se si trovano in Germania o in altre parti del mondo), russe sono le situazioni, russo è l'umorismo.
Kaminer è rappresentativo di una generazione di nuovi autori che, pur restando pienamente se stessi, e quindi intrinsecamente russi, riescono a sentirsi a proprio agio ovunque, a Berlino come a Copenaghen. È un personaggio singolare che anima la vita notturna di Berlino con le serate di musica russa Russendisko in cui propone un originale mix di musiche russe e slave, di diverse epoche e dei generi più disparati. Dichiara di sentirsi estraneo a qualsiasi categoria: proviene da una famiglia ebrea (e questo è uno dei motivi per cui è apprezzato in Germania da chi vuole vedere in lui un esempio della rinascita della cultura ebrea a Berlino), è nato e cresciuto in Russia dove è rimasto fino all'età di ventitré anni facendo in tempo a vivere in prima persona le esperienze della società sovietica e, una volta emigrato a Berlino, non è rimasto ai margini, ma si è dedicato, nonostante il suo background di studi di ingegneria, al teatro, alla musica, per poi approdare, quasi per caso, alla letteratura. La sua narrativa nasce come kabackaja literatura [letteratura da bettola] e, dal momento che le bettole in questione si trovano sul suolo tedesco, si comprende l'esigenza di creare in una lingua che, benché intrisa di termini che rispecchiano sia la concretezza dell'esistenza russa che, meno prosaicamente, la sua Weltanschauung, risulti comprensibile a tutti.
Dopo Militärmusik (2003) e Russendisko (2004), Kaminer ha scritto Berliner Express al cui centro, come si evince già dal titolo originale Die Reise nach Trulala, sembra esserci il viaggio o piuttosto una serie di variazioni sul tema, spesso surreali, sempre intelligenti e, al tempo stesso, esilaranti. Il paese di Trulala – o Trallalà – del titolo è un non luogo, una sorta di villaggio posticcio, creato per alimentare la bizzarra leggenda sull'artista Josef Beuys precipitato con il suo aereo durante la guerra in una remota località della Crimea e lì miracolosamente curato dai Tatari. Sulla scia dell'inventiva compaiono addirittura un figlio presunto (Viktor Josefovič), una serie di rottami dichiarati come provenienti dal suo velivolo e una sorta di culto a lui votato, alimentato dal folklore locale e destinato ai turisti.
Ancora più surreale, ma non per questo meno plausibile (anzi plausibilissima) l'invenzione di una falsa Parigi, edificata nelle steppe sul modello dei villaggi Potemkin, con tanto di torre Eiffel e stradine pittoresche, a uso e consumo dei lavoratori sovietici modello in viaggio premio onde salvaguardarli dai mefitici e pericolosi influssi della decadenza occidentale: “una chimera, nata come una sorta di preservativo ideologico per proteggere la popolazione dalle attrattive della corrotta civiltà occidentale”.
Attraverso gli episodi del libro cadono uno a uno tutti i miti sovietici di un tempo: il mito di Parigi con un falso d'autore; quello della frontiera, non più invalicabile; quello dell'America, molto meno paradisiaca di quanto sognato, e così via. Di viaggi veri e propri ce ne sono ben pochi: uno stralunato vagabondaggio per la Danimarca, tra russi che fanno lo sciopero della fame per avere asilo politico rimpinzandosi di zuppa, qualche frammento di una specie di pellegrinaggio di pace in bicicletta nella remota Siberia, fame e incomprensione di due ingenui ragazzi russi a Parigi (questa volta, quella vera).
Quello che sembra interessare maggiormente Kaminer in questo libro è il viaggio inteso come metafora dell'esistenza, il vagabondare delle anime inquiete attraverso strade slabbrate, ricordi sfilacciati, reminiscenze letterarie e foto di famiglia consumate dal tempo.
In un mondo che appare popolato ovunque da russi, Kaminer riesce a mostrare sempre il lato comico delle avventure dei suoi personaggi e spesso anche delle proprie vicende biografiche che si mescolano quasi impercettibilmente a quelle narrate.
Al centro della narrazione c'è sempre la città di Berlino in cui l'autore ha vissuto la cruciale esperienza della caduta del Muro: recatosi con un visto blindato nella Germania dell'est, si è trovato di colpo a essere un libero cittadino del mondo occidentale. Un'occasione che Kaminer non si è lasciato sfuggire per raccontare il mondo che improvvisamente gli si rivelava dalla prospettiva di chi aveva un passato diverso. Ed è proprio la diversità dello sguardo, unita a un'ironia tipicamente russa, a rendere il libro interessante.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
Registrata presso la Sezione per la Stampa e l'Informazione del Tribunale civile di Roma. N° 286/2003 del 18/06/2003 ISSN 1723-4042
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