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“Intorno, sopra e sotto Bohumil Hrabal”.
Intorno a Bohumil Hrabal. Atti del Convegno internazionale di studi, Udine, 27-29 ottobre 2005, a cura di A. Cosentino, Forum, Udine 2006 [edizione ceca: Hrabaliana rediviva, a cura di A. Cosentino, M. Jankovič, J. Zumr, Filosofia, Praha 2006];
A. Kaczorowski, Il gioco della vita. La storia di Bohumil Hrabal, traduzione dal polacco di R. Belletti, edizioni e/o, Roma 2007 (Alessandro Catalano), pp. 296-297
L'opera di Bohumil Hrabal, da sempre non facilmente distinguibile dalla sua vita, ha attirato in tutto il mondo negli ultimi decenni l’attenzione di studiosi dagli approcci disciplinari molto diversi, a cominciare dai massimi esperti di letteratura fino a un discreto numero di dilettanti poco originali. Non è del resto un caso che Hrabal stesso sia a sua volta divenuto – come era in precedenza capitato per merito suo nel caso di molti altri personaggi reali – attore di diverse opere letterarie (oltre al celebre romanzo dello scrittore ungherese P. Esterházy, Il libro di Hrabal, Milano 1991, si può leggere almeno il recente testo dello scrittore polacco P. Huelle, Mercedes-Benz. Da alcune lettere a Hrabal, Roma 2007, recensito su eSamizdat, 2007/3, pp. 356-358), o dei nostalgici ricordi dei suoi amici (ad esempio nel volume di T. Mazal, Bohumil Hrabal, Praha 2004, che contiene anche un ampio corredo fotografico), così come anche di una lunga serie di reportage giornalistici, per lo più incentrati sul “mistero” del suo suicidio.
In Italia, in diverse città, è stata esposta, nell’ambito di una serie di iniziative a lui dedicate nel 2005, una ricca mostra fotografica che ha avuto un discreto successo ed è stata accompagnata dal bel volume Hrabal: Immagini di un tenero barbaro. Dall’archivio fotografico di Tomáš Mazal, a cura di A. Cosentino e M. De Anna, Udine 2005. A breve distanza l’uno dall’altro sono stati inoltre pubblicati in italiano due volumi hrabaliani, la non particolarmente innovativa ricognizione sulla sua vita e l’opera di uno dei suoi traduttori polacchi, Aleksander Kaczorowski, in gran parte basata su citazioni tratte da testi dello stesso Hrabal, e i ben più interessanti atti di un convegno tenutosi a Udine nell’ottobre del 2005.
Il primo dei due libri si inserisce nella serie delle analisi hrabaliane basate in gran parte sulla forza persuasiva della scrittura e della personalità dello stesso Hrabal – sia attraverso i suoi testi letterari sia attraverso i ricordi di chi lo ha conosciuto – e fornisce un quadro generale piuttosto noto, per di più accompagnato da alcune tesi quantomeno azzardate (ad esempio che con il suo salto dalla finestra Hrabal sia finalmente riuscito a diventare un “poeta maledetto”, una “figura mitica” e persino “una delle icone della cultura pop contemporanea”, p. 153).
Intorno a Bohumil Hrabal, in ricordo di una celebre raccolta di saggi hrabaliani (Hrabaliana, Praha 1990) presentato in ceco con il titolo di Hrabaliana rediviva, offre un panorama di testi di raggio molto più ampio su quella che acutamente il critico letterario Květoslav Chvatík ha definito “un’autobiografia in movimento”. E senz’altro positiva è la risposta da dare alla domanda della curatrice, Annalisa Cosentino, se abbia senso “dedicare un’altra raccolta di studi all’opera e alla figura di Bohumil Hrabal, uno degli scrittori più grandi del Novecento” (p. 5). A maggior ragione in Italia, dove troppo spesso, soprattutto prima dell’ottima edizione delle sue Opere scelte (si veda la recensione in eSamizdat 2004/2, pp. 289-293), l’analisi delle sue opere è stata contrassegnata quantomeno da un certo pressappochismo.
Molti degli interventi del volume rappresentano da questo punto di vista piacevoli novità interpretative, come ad esempio l’analisi del critico francese Xavier Galmiche sui montaggi letterari di Hrabal, di Jiří Pelán sul donchisciottismo in Hrabal, di Annalisa Cosentino sul Flauto magico, di Sergio Corduas sulle “antipoetiche” hrabaliane, o di Michal Špirit sul problema delle varianti dei testi hrabaliani, o ancora di François Esvan sull’analisi linguistica dei tempi narrativi nella prosa di Hrabal. Jiří Gruntorád ha invece ripercorso la storia di Hrabal nel samizdat ceco, con una dovizia di particolari che potrebbe però scoraggiare il lettore inesperto. Josef Zumr ha analizzato dal punto di vista filosofico Una solitudine troppo rumorosa come immagine del mondo moderno, mentre Giuliana Polenta ha dato una lettura psicanalitica del tema del suicidio nel discorso hrabaliano. Particolarmente interessanti si sono poi rivelati i testi di Ivo Krobot e Petr Oslzlý sulla loro celebre messa in scena del 1985 di Ho servito il re d’Inghilterra nell’altrettanto famoso teatro di Brno Husa na provázku, tutt’ora in repertorio: in modo molto chiaro è stato ripetutamente messo in evidenza il potenziale teatrale implicito nell’opera di Hrabal. Di particolare raffinatezza è infine il saggio di Francesco Pitassio, che analizza con grande chiarezza e abbondanza di riferimenti il ruolo ispiratore di Hrabal per il cinema e le citazioni di opere cinematografiche nei suoi testi letterari.
Tornando ai dubbi suscitati dalla lettura del volume di Kaczorowski, non a caso anche in Intorno a Bohumil Hrabal i testi meno originali sono quelli che fanno largo uso dei propri ricordi personali, tornando a sottomettere l’opera di Hrabal alla sua vita, così come faceva lo stesso scrittore ceco. Per certi aspetti è come se nella sua opera Hrabal avesse già prosciugato tutte le possibilità di fabulazione sul rapporto tra arte e vita, rendendo inevitabilmente un epigono chi si spinga ancora oggi in questa direzione... Interessante sarebbe stato anche discutere l’intervento iniziale del volume, opera di uno dei più acuti critici dell’opera hrabaliana, Milan Jankovič, consacrato alla difesa di quel “giornalismo letterario” del tardo Hrabal, che molto scetticismo ha suscitato non solo tra i lettori. Anche se in verità alla fine la tesi del reale valore estetico dei “motivi-cifra” e della volontaria frammentarietà di questi testi non risulta troppo convincente. L’impressione che si continua ad avere, nonostante la raffinata analisi di Jankovič, è infatti quella che questi testi siano non tanto “davvero giornalistici” e “davvero letterari”, quanto piuttosto “poco giornalistici” e “poco letterari”. L’applicazione di un sistema, sia pure di per sé interessante, del resto non ha mai garantito a nessuno scrittore un risultato certo.
Per tornare all’interrogativo dell’organizzatrice del convegno di Udine e di tutte le meritorie iniziative del 2005 “Intorno a Bohumil Hrabal”, non c’è dubbio che continuare a dedicare attenzione all’opera di Hrabal abbia un senso. Anche quando sembra essere già stato detto molto...
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
Registrata presso la Sezione per la Stampa e l'Informazione del Tribunale civile di Roma. N° 286/2003 del 18/06/2003 ISSN 1723-4042
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A cura di: Alessandro Catalano e Simone Guagnelli
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