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E. Faccioli, Nikolaj Michajlovič Foregger (1892-1939). Dal simbolismo al realismo socialista, Bulzoni Roma 2007 (Alena Shumakova)
Per molto tempo Nikolaj Foregger, teorico del teatro e regista dell'avanguardia sovietica, è stato dimenticato sia in Russia che all'estero (in Italia è citato perlopiù negli studi dedicati alla coreografia degli anni Venti), sebbene il suo studio, il Mastfor, fosse frequentato da nomi di rilievo come Ejzenštejn e Majakovskij, e la sua sperimentazione teatrale ottenne un riconoscimento ufficiale da parte di Mejerchol´d.
Foregger ebbe una vita piuttosto originale e avventurosa: non a caso l'unico libro dedicatogli in patria è stato intitolato dall'autore, lo studioso Aleksander Čepalov, Sud´ba peresmešnika ili novye stranstvija Frakassa, [Il destino del peresmešnik o i nuovi viaggi di Fracassa, Char´kov 2001].
Erica Faccioli ha scritto su Nikolaj Foregger una biografia che ricostruisce la storia di questo personaggio dai mille volti (regista-pedagogo, teorico del teatro e della danza, coreografo, direttore di teatri d'opera e del circo), restituendo la polifonia di voci che compongono il teatro foreggeriano a patire dai primi esperimenti improntati sui generi popolari e sulla commedia dell'arte, fino alle danze delle macchine e meccaniche degli anni Venti, ma riportando in luce anche il lavoro più misconosciuto del regista (a Char´kov, Kiev, Kujbyšev).
A riprova dell'intenso significato che il lavoro di Foregger ha avuto per la sua epoca, già nell'introduzione l’autrice segnala come “ripercorrere il percorso artistico di Nikolaj Foregger significa ripercorrere uno ad uno i tortuosi sentieri tracciati dai molteplici fenomeni che dal primo decennio del Novecento hanno condotto alle esperienze delle avanguardie in Unione Sovietica” (Ivi, p. 13).
Questa biografia contestualizza la teoresi e la sperimentazione di Foregger facendo riemergere l’affascinante storia del teatro sovietico degli anni Venti e Trenta – anche attraverso dense note chiarificatrici –, quando, sullo sfondo dei cambiamenti epocali portati dalla Rivoluzione d’ottobre, si andava componendo un intreccio di eventi culturali e artistici di straordinaria portata.
Il libro colloca le esperienze teatrali del regista all'interno di quelle dinamiche politico-sociali del tempo che, intersecandosi con le correnti artistiche, rivelano la loro natura di “origine” di fenomeni estetici complessi e multiformi come fu il teatro di Foregger, definito da subito nel libro “una scatola magica” (Ivi, p. 13).
L'impostazione dello studio manifesta il suo carattere metodologico e critico, tramite un ampio spazio dedicato all'esame del contesto storico in cui sorge e si sviluppa una tendenza sociale dell'arte.
La storia dell'arte dell'Unione sovietica si snoda tra ufficialità e dissenso. Molti studiosi, soprattutto del cinema, lavorando con i documenti dell'epoca hanno avuto modo di accorgersi di quanti nomi sono stati cancellati dalla storia: nelle liste dei primi film sovietici, depositate negli archivi di stato, grosse pennellate hanno cancellato le vite degli artisti.
Lo storico del teatro non può avvalersi dei titoli di coda: soltanto un lavoro certosino, impregnato di vera passione, può restituirci i nomi dimenticati. Se ho parlato di cinema non è solo perché Foregger viene oggi citato in patria come glavnyj obvinjaemyj, ovvero l'imputato principale del processo svoltosi nel 1928 per “truffa cinematografica”: “ecco, per esempio, il regista Foregger. Il suo viaggio a Murmansk per le riprese del film Aurora boreale è stato tutto una storia ridicola. Nelle terre del nord estremo, hanno fatto grandi baldorie, spendendo il denaro dello stato” (citato in Pervyj vek našego kino, a cura di K. Razlogov, 2006, p. 189). Al di là delle disastrose esperienze cinematografiche di Foregger, il paragone tra il lavoro dello storico del teatro e quello del cinema, mi è venuto in mente perché la Faccioli ha realizzato nel suo libro un vero e proprio “montaggio” di sapore fortemente documentario, attraverso un sapiente accostamento di testimonianze storiche e fonti come manifesti, lettere, articoli, fotografie.
Con questa metodologia il libro restituisce, tra un documento e l'altro, la complicata trama dell’esistenza di questo misconosciuto kieviano; nel complesso e variopinto mosaico storico-critico composto dall’autrice, i fili dell’esistenza errabonda dell'inquieto artista sono abilmente intrecciati: il continuo pellegrinaggio di Foregger da un luogo a un altro, da una città all'altra, viene posto come valido criterio su cui sviluppa la biografia dell’artista, intessuta “attorno a un viaggio a tappe precise” (p. 14). Seguendo questo percorso a tappe, che si snoda tra Kiev, Mosca, Leningrado e Char´kov, viene tracciata la mappa culturale di un paese multicentrico, diversa dalla solita visione offerta dagli studi italiani di storia del teatro russo, incentrati generalmente su Mosca e Pietroburgo.
L’autrice presenta una lettura sistematica della molteplice attività di Foregger, ponendosi un compito arduo e complesso quando raffronta la teoria estetica e la prassi pedagogica di Foregger con l'operato di Mejerchol´d. Dalla messa in rapporto del teatro foreggeriano con il lavoro poetico di Majakovskij, scaturisce invece una visione e una interpretazione originale dell'estetica teatrale d'avanguardia. Inoltre, seguendo le metamorfosi del regista e i suoi rapporti coi colleghi dell'epoca, il libro ci orienta tra i numerosi kollektivy da cui sorgeranno i tanti studi, le masterskie, tipici del teatro russo dei primi del Novecento.
Sebbene Foregger temesse le purghe staliniane, e abbia più volte rischiato il peggio (come si può leggere nelle struggenti lettere scritte dal regista durante gli anni Trenta), egli è morto di malattia ed è stato sepolto al Donskoe kladbišče di Mosca. Raccontando la sua fine, la Faccioli tradisce il ruolo imparziale e neutro che si addice allo storico, rivelando uno degli elementi preziosi che compongono questo libro: il secondo protagonismo di cui ogni biografia è fatta, quella dell'autore e della sua esperienza di ricerca: “Nell’urna – si legge nel libro – è inciso ‘Režisser’, ma scovarla è estremamente difficile, incastonata com’è tra centinaia di altri loculi che costituiscono un vero labirinto, tra alberi, piante ed erbacce cresciute tutt’intorno” (pp. 226-227).
Nonostante questa visione malinconica e partecipata della fine, il libro, pur restituendo a pieno la vitalità del protagonista attraverso una scrittura che traduce nello stile tutto il magico fervore dell'epoca, rappresenta una lucida analisi di documenti inediti relativi all'arte teatrale del periodo sovietico.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
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