Archivio rivista
Le Sezioni
Le Info
Compagni di Strada
M. Clementi, Storia del dissenso sovietico (1953-1991), Odradek, Roma 2007 (Simone Guagnelli)
Ricostruire la storia del dissenso sovietico costituisce un’impresa particolarmente difficile, ma allo stesso tempo preziosa e necessaria. L’ampiezza e la particolare eterogeneità dell’oggetto d’indagine prestano infatti il fianco a molteplici punti di osservazione e impongono, di conseguenza, scelte metodologiche di partenza estremamente rigorose, rigide e rischiose. Ci prova in questo libro, edito da Odradek, Marco Clementi, ricercatore di Storia dell’Europa orientale all’Università della Calabria. L’autore, ben consapevole della complessità del suo studio, tenta nel capitolo introduttivo di enucleare tutte le problematiche del lavoro. Il lettore può essere forse sorpreso sin dalla copertina, dove campeggia il bellissimo ritratto di Anna Achmatova eseguito da Natan Al´tman nel 1914. Il libro prende avvio proprio dalla poetessa russa che viene in qualche modo elevata a simbolo della dissidenza sovietica. Clementi, non esplicitando peraltro la citazione, le dedica infatti il titolo del primo paragrafo usando un verso, modificato tramite la sostituzione dei nomi, della canzone di Fabrizio De Andrè “Ho visto Nina volare”. Il volo di Anna rappresenta, secondo l’autore del libro, il volo libero della fantasia poetica, troppo spesso, nel corso del XX secolo, infrantosi contro lo scoglio dell’ideologia politica. Ovviamente l’Achmatova non è una dissidente in senso stretto e probabilmente viene qui convenzionalmente, e forse arbitrariamente, scelta in quanto rappresentante dell’intelligencija artistica, cioè di un singolo, seppur fondamentale, mattone del muro del dissenso.
Anche la stessa scelta dei limiti temporali del movimento dissidente sovietico appare per certi aspetti troppo elastica, non tanto per il termine ad quem, il 1991, scelto come data della legge sulla riabilitazione delle vittime delle repressioni politiche, quanto per quello a quo, il 1953, anno della morte di Stalin. Se è infatti vero che la morte di Iosif Vissarionovič ha dato il via a tutta una serie di lenti cambiamenti più o meno reali e più o meno importanti nel tessuto sociale e politico russo-sovietico, a partire dalla “decisione del mondo politico sovietico di non ricorrere più al terrore generalizzato, caratteristico del sistema staliniano” (p. 13), è altrettanto vero che questa decisione è appunto una presa di posizione dall’alto, del mondo politico stesso e non è diretta origine o conquista di nessun movimento civile, tanto più che lo stesso Clementi afferma semmai che “il pieno sviluppo del dissenso avvenne quando le velleità di riportare indietro il paese urtarono contro la resistenza della parte più attiva della società civile” (Ibidem). Insomma, decidere di ripercorrere un movimento così multiforme, trasversale e di resistenza al regime come quello dei dissidenti, e scegliere di farlo dal 1953 al 1991, significa rischiare (cosa che a volte il libro fa, in forma di compendio e tramite esempi eclatanti) di redigere la storia dell’Unione sovietica dalla morte di Stalin alla sua definitiva caduta.
Il volume è poi suddiviso in nove capitoli, i quali, però, rispecchiano solo parzialmente le sei fasi cronologiche individuate da Clementi nell’introduzione (1953-1964, cioè fino a quando Chruščev non è costretto ad abbandonare il potere; 1965-1967, dall’arresto di Daniel´ e Sinjavskij a una vera presa di coscienza e organizzazione da parte di molti intellettuali; 1968-1972, ovvero da un anno cruciale per la contestazione in tutta Europa, ma anche quello in cui prende l’avvio la Cronaca degli avvenimenti correnti e Sacharov scrive il suo Trattato, fino a quando, con la crescita del movimento, aumenta anche il numero degli arresti; 1973-1974, biennio “di crisi e di riflussi”, come lo definisce l’autore, “sebbene non manchino iniziative quali la fondazione del gruppo ’73 o l’apertura della sezione russa di Amnesty international” (p. 13); 1975-1982, dal premio Nobel conferito a Sacharov alla sospensione delle attività del gruppo Helsinki; 1983-1991, anni caratterizzati dalla segreteria “riformatrice” di Gorbačev che condurrà alla liberazione di tutti i prigionieri di coscienza e alla promulgazione di una legge per la riabilitazione). La scansione dei capitoli, diacronicamente orientata, non sempre permette quanto l’autore vorrebbe assicurare, ovvero un’analisi dettagliata delle varie anime e delle vaste problematiche che uno studio di tale portata comporta. All’interno della cronaca degli eventi più significativi che hanno caratterizzato la storia del dissenso sovietico, si trovano quindi approfondimenti su alcune delle maggiori personalità del movimento (Sacharov, il generale Grigorenko, Gabaj, Džemilev, Amal´rik, Kuznecov, Bukovskij, Pljušč, Moroz, Marčenko, Ščaranskij, Orlov, Turčin), oppure su quegli operatori culturali, le cui vicende giudiziare compattarono e orientarono le forme di protesta (Pasternak, Sinjavskij, Daniel´, i poeti del Faro, Brodskij, Solženicyn, Tvardovskij). All’interno di questa foresta di nomi e di vicende personali elevate a emblemi dell’atmosfera civile del paese, trovano spazio anche argomenti, problematiche, risoluzioni, fenomeni, organizzazioni senza i quali non sarebbe possibile ottenere il mosaico complessivo dell’intero movimento ( Il libro bianco sul caso Sinjavskij e Daniel´, l’esplosione dei fenomeni di samizdat e tamizdat, i casi di abuso psichiatrico sui detenuti politici, il Gulag, il problema delle minoranze nazionali, la questione religiosa, il Comitato per i diritti dell’uomo, l’apertura del fascicolo denominato Delo n. 24 da parte delle autorità sovietiche e orientato contro la Cronaca degli avvenimenti correnti, il cosiddetto caso dei piloti legato al problema della difficile possibilità di emigrare accordata agli ebrei sovietici, il gruppo Helsinki).
La scelta dei temi e delle problematiche che vengono affrontati nel corso del volume viene ribadita dalla ricca bibliografia, divisa prima linguisticamente (italiano, altre lingue, russo) e poi, con qualche variante, tematicamente (Opere di carattere generale, Opere dei dissidenti, La letteratura sovietica e il rapporto con l’Occidente, Samizdat e tamizdat, Gli abusi psichiatrici, Il problema delle minoranze nazionali, Il problema religioso, Lo stalinismo, Il Gulag, Il disgelo, la stagnazione e la perestrojka, Raccolte di documenti e testimonianze).
La ricostruzione storica di Clementi è tutto sommato esaustiva e corretta, il lettore riesce a farsi un’idea di quello che è stato un movimento di protesta civile per il riconoscimento dei diritti essenziali dell’uomo in Unione sovietica. La cronaca è fedele ai documenti dell’epoca e alle più aggiornate ricerche in materia. Il punto di vista è sufficientemente obiettivo, anche se mancano spunti di analisi, approfondimenti e apporti innovativi o originali. Il punto di contrasto tra regime politico e opposizione civile è forse eccessivamente appiattito e banalizzato nella dicotomia menzogna versus verità , conformismo versus libertà. Le rare prese di posizione sono in genere serene e pacate (l’autore spesso si limita ad affermare di essere d’accordo o, più raramente, a modificare in modo molto lieve approdi altrui). Per questo sorprende in modo particolare la polemica, eccessiva nei toni e imprecisa nei contenuti, che quasi all’inizio del libro Clementi sostiene contro Cesare G. De Michelis a proposito di Andrej Sinjavskij e del suo Čto takoe socialističeskij realizm [Che cos’è il realismo socialista, 1957]. Nel suo articolo (“Realismo socialista, veridicità e letteratura russa antica”, Europa orientalis, 1988, 7, pp. 185-197), dedicato all'analisi del realismo socialista messo “a confronto con le tradizioni culturali e letterarie antiche del paese in cui, storicamente è sorto” (p. 187), De Michelis partiva dal confronto tra due posizioni, distanti nel tempo, nel luogo e nelle intenzioni, ma simili, se non coincidenti, nelle conclusioni: quella di Alberto Moravia (“nell'ideologia comunista non c'è posto per le smentite anche minime della realtà”) e quella di Andrej Sinjavskij (“ogni produzione del realismo socialista, prima ancora di prendere forma, deve avere una conclusione felice”). La visione della natura conformista del realismo socialista, tesi, secondo Clementi, ispiratrice del libello di Sinjavskij, non mi pare, al contrario di quanto sostiene l'autore del libro, possa (o debba) escludere la evidente interpretazione teleologica del metodo del regime sovietico, secondo le affermazioni di Moravia e Sinjavskij riprodotte da De Michelis. Non si capisce come le premesse culturali, peraltro consapevolmente ovvie e abbondantemente risapute, dell'articolo di De Michelis (ovvero il parallelo tra comunismo e religione) non potessero (o non dovessero) essere sottoposte a verifica scientifica sul piano culturale e letterario, da parte dello slavista.
Nonostante questa unica e, a mio avviso, non giustificata deriva polemica, il libro di Clementi rimane uno strumento utile per studiosi, studenti e semplici curiosi. L'attualità del dissenso sovietico non è solo comprovata dagli sconcertanti avvenimenti politici della Russia putiniana, ma anche da almeno un paio di ricorrenze importanti che vedono al centro il nostro paese. Nel 2007 infatti ricorrono sia i 50 anni dalla prima pubblicazione mondiale del Doktor Živago di Boris Pasternak (evento che la casa editrice Feltrinelli celebra con una nuova traduzione e diversi appuntamenti in tutta Italia), che i 30 anni dalla cosiddetta “Biennale del dissenso”, ovvero dalla manifestazione culturale veneziana che nel 1977, sotto la presidenza di Carlo Ripa di Meana, rischiò di saltare per le fortissime pressioni da parte del regime comunista sovietico.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
Registrata presso la Sezione per la Stampa e l'Informazione del Tribunale civile di Roma. N° 286/2003 del 18/06/2003 ISSN 1723-4042
Direttore responsabile: Simona Ragusa
A cura di: Alessandro Catalano e Simone Guagnelli
Comitato scientifico: Giuseppe Dell'Agata, Nicoletta Marcialis, Paolo Nori, Jiří Pelán, Gian Piero Piretto, Stas Savickij
Comitato di redazione: Alessandro Ajres, Alessandro Amenta, Silvia Burini, Alessandro Catalano, Marco Dinelli, Eleonora Gallucci, Simone Guagnelli, Katia Margolis, Alessandro Niero, Laura Piccolo, Marco Sabbatini, Massimo Tria, Andrea Trovesi

© eSamizdat 2003-2011, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli