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I. Sachnovskij, Čelovek, kotoryj znal vse, Vagrius, Moskva 2007 (Giulia Gigante)
Čelovek, kotoryj znal vse [L'uomo che sapeva tutto] è il romanzo popolare della nuova Russia, entrato nella cinquina dei finalisti del Booker prize 2007 che è stato poi aggiudicato al romanzo Matisse di Aleksandr Iličevskij. Ne è autore uno scrittore proveniente dalla provincia dei lontani Urali, Igor´ Sachnovskij, che si era già segnalato con la sua prima prova narrativa, Nasuščnye nuždy umeršich [Le impellenti necessità dei defunti], un'opera delicata e poetica decisamente fuori dal coro.
Con Čelovek, kotoryj znal vse Sachnovskij si lancia in un romanzo rutilante, ricco di colpi di scena, inseguendo le avventure-disavventure di un “uomo piccolo piccolo” alle prese con una società i cui meccanismi gli sfuggono.
Čelovek, kotoryj znal vse è una sorta di romanzo contenitore che mescola molti elementi diversi. Incomincia come una narrazione realistica il cui protagonista Bezukladnikov è un uomo un po' stralunato, squattrinato, che vive in un appartamento che cade a pezzi. Abbandonato dalla moglie Irina che gli preferisce un tipo “vincente”, Bezukladnikov sembra condannato a soccombere in questa grigia realtà opprimente, in cui non si profila altra via d'uscita se non la morte, ma l'autore ha per lui altri progetti.
Il romanzo si trasforma così in un thriller con un elemento soprannaturale legato alla fantascienza. Con la trovata dell'uomo “che sa tutto” (neanche poi tanto originale, basti pensare al film di Nancy Meyers del 2001 Quello che le donne vogliono), il protagonista, pur restando irrimediabilmente un outsider, attraversa un processo di maturazione che lo porta ad acquisire un certo distacco nei confronti della realtà.
Nell'avviarsi verso un finale imprevedibile, il romanzo si arricchisce di digressioni filosofiche discettando, tra l'altro, dell'annosa questione della differenza tra pravda e istina. Purtroppo, però, Sachnovskij non reputa necessario mostrare come avvenga la trasformazione del suo personaggio. I processi psicologici che guidano il suo cambiamento restano inspiegati generando nel lettore una certa perplessità. In generale, ci si chiede perché l'autore, che peraltro nel romanzo precedente aveva dato prova di finezza introspettiva, abbia trascurato in maniera così palese qualsiasi approfondimento psicologico sulla natura dei personaggi e delle loro relazioni. Particolarmente straniante in questo contesto risulta l'innesto dell'elemento della telepatia. Il romanzo, i cui diritti cinematografici sono non a caso già stati venduti, ha una struttura più filmica che narrativa in cui a essere privilegiata è l'azione, la descrizione degli ambienti. Ed è forse in questa ottica che un'ampia parte è dedicata alla descrizione della mafia russa, con i suoi uomini privi di qualsiasi scrupolo (un assassino è semplicemente un “uomo delle pulizie”), soldi sporchi a palate, pedinamenti, intercettazioni e delazioni, con ampio uso del gergo della malavita, ellittico e brutale.
In questo “pastiche” letterario la parte migliore resta quella concentrata sul lato umano di un eroe che lottando contro tutto e contro tutti per la propria salvezza acquisisce la dolorosa consapevolezza che, se si sa tutto, vivere non ha più alcun senso e innamorarsi diventa impossibile.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
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