“Drugoe iskusstvo”. Moskva, 1956-1988, a cura di I. Alpatova, Galart-Gosudarstvennyj Centr Sovremennogo Iskusstva, Moskva 2005.
(Recensione di Marta Vanin)
eSamizdat 2006 (IV), pp. 112-113
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Sulla scia dell’interesse – sia accademico che commerciale – che continua a circondare l’arte non-ufficiale moscovita dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, il Centro per l’arte contemporanea di Mosca e la storica dell’arte Irina Alpatova hanno deciso di rimettere mano ad una pubblicazione notissima a chi si occupi di cultura andegraund e rarissima (ormai si trova quasi solo negli archivi personali di pochi fortunati): il catalogo in due tomi Drugoe iskusstvo. Moskva 1956-1976. K chronike chudožestvennoj žizni, uscito a Mosca nel lontano 1991 come supporto all’omonima mostra alla Tret´jakovskaja Galereja.
In quel frangente, la curatrice della mostra e della pubblicazione Irina Alpatova e il collezionista Leonid Taločkin – che collaborò attivamente alla preparazione di entrambe – riuscirono in un’impresa quasi titanica: in un momento di grossa difficoltà economica e materiale, eppure di fermento culturale, pubblicarono non solo un catalogo in due parti, ma anche su carta decente e con parecchie foto a colori.
Nel primo tomo si potevano leggere alcuni saggi sul contesto socio-politico e culturale dell’andegraund e su temi o fenomeni scelti (l’importanza della musica jazz, il gruppo di Lianozovo), oltre a una preziosissima e puntuale cronaca del periodo 1956-1976. Con un’operazione molto interessante e utile, i curatori del testo avevano inserito non solo gli eventi riguardanti la cultura andegraund, ma anche quelli della cultura e della politica ufficiali, cosa che permetteva di seguire lo sviluppo delle due culture e le loro intersezioni. L’elencazione dei fatti era intervallata da testi di varia lunghezza scritti dalle persone coinvolte negli eventi narrati o da estratti da giornali e riviste.
Il secondo volume, invece, si concentrava esclusivamente sulla parte artistica: registrava infatti vita, mostre, bibliografie e opere principali di numerosi artisti della pittura andegraund moscovita, alcuni dei quali sono oggi dei maestri, mentre di altri si è quasi del tutto persa traccia. Buona parte dei dati presentati in questa parte provenivano dall’archivio personale e dalla memoria di Taločkin, che come collezionista aveva partecipato a tutta la vita non-ufficiale moscovita.
Il testo pubblicato da Galart nel 2005 mantiene il parallelo cultura ufficiale-andegraund, ma amplia lo spettro temporale del suo predecessore di una decina d’anni per arrivare alla data fatidica del 1988. Tale anno è considerato dai più quello della fine dell’arte non-ufficiale: nel luglio si tenne a Mosca la prima asta di Sotheby’s durante la quale furono vendute opere di artisti non-conformisti, che quindi entrarono nel mercato d’arte internazionale.
Seguendo lo svolgersi degli eventi dalla metà degli anni Settanta alla fine degli anni Ottanta diviene chiaro come, in quel momento, l’andegraund sia diventato un fenomeno culturale estremamente strutturato e diversificato. La cultura non ufficiale aveva proprie istituzioni per la formazione degli artisti (soprattutto gli studi dei pittori più anziani), una rete di pubblicazioni in samizdat e di lettori, un archivio (il M.A.N.I., fondato dall’artista Andrei Monastyrskij e dal poeta Lev Rubinštejn), luoghi di esposizione per le opere (alcuni appartamenti privati) e un certo mercato (nero) d’arte. Gli artisti non-ufficiali della “prima generazione”, che avevano cominciato a lavorare alla metà degli anni Cinquanta, erano divenuti ormai istituzionali, essendo riusciti anche a ottenere uno spazio espositivo ufficiale per sé. I concettualisti della metà degli anni Sessanta pativano la concorrenza non solo della generazione più giovane (per esempio, il gruppo Kollektivnye dejstvija di Monastyrskij, la cui cifra espressiva era data dalle performances all’aria aperta), ma anche di una forte corrente anti-concettualista rappresentata, nei primi anni Ottanta, dal gruppo Muchomor e da quello legato all’Ap-art.
Per il resto, non molto è cambiato dall’edizione del 1991 a quella del 2005. È stato eliminato il secondo volume, dato che notizie biografiche sugli artisti dell’andegraund ormai non mancano né sulla stampa, né sul Web. Ovviamente è stata modificata la veste grafica: all’interno è stata migliorata la leggibilità dei testi con una serie di accorgimenti tipografici, mentre la copertina – con il suo cartone grigio con la costa più scura e una sorta di etichetta che riporta il titolo simil-battuto a macchina – suggerisce chiaramente una pubblicazione del vecchio samizdat.
Nonostante la nuova veste grafica e i dati sugli eventi più recenti, il nuovo Drugoe iskusstvo purtroppo mantiene il difetto che pesava sull’edizione del 1991: la grande messe di testi, eventi e dichiarazioni riportate nel testo era priva di qualsiasi indicazione circa le fonti. Nella nuova edizione è stata realizzata una bibliografia, che è però solo parziale e rimanda perlopiù – quasi come in un cortocircuito – al testo del 1991 e il lettore continua spesso a non sapere se (e quando) un certo testo è stato scritto appositamente per Drugoe iskusstvo o se si tratta di una citazione. È una macchia piuttosto evidente su un’opera che, altrimenti, farebbe un utile servizio all’attuale ricerca scientifica sulla cultura andegraund.

 
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