Slovník slovesních, substantivních a adjektivních vazeb a spojení, a cura di N. Svozilová – H. Prouzková – A. Jirsová, Academia, Praha 2005;
Praktyczny słownik łączliwości składniowej czasowników polskich, a cura di S. Mędak, Universitas, Kraków 2005.
(Recensione di Andrea Trovesi)
eSamizdat 2006 (IV), pp. 116-119
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Tutti coloro che studiano una o più lingue straniere sanno bene che, apprese già in modo relativamente stabile varie strutture grammaticali e sintattiche, nella produzione attiva della lingua rimane sempre grande incertezza ed esitazione nella selezione delle espansioni complementari dipendenti da verbi, ma anche da sostantivi o aggettivi.
Il tipo di legame sintattico in cui da una determinata categoria grammaticale dipendono altri elementi della frase viene chiamato reggenza e, malgrado nella pratica comune si parli di reggenza in particolare quando è un verbo a richiedere dopo di sé un determinato caso oppure una specifica preposizione, può essere intesa in senso lato anche in riferimento a sostantivi o aggettivi: ad esempio in italiano “invito a”, “goloso di”. Un altro termine utilizzato altrettanto spesso per descrivere questo tipo di rapporto tra le parole è quello di valenza. Inizialmente con valenza si intendeva il numero e il tipo degli attanti obbligatori richiesti dal verbo concepito come fulcro della frase da cui dipendono gli altri elementi sintattici, soggetto incluso; successivamente, in particolare nello sviluppo della teoria della valenza avutosi in Germania, nella valenza di un verbo sono stati inclusi complementi non obbligatori, detti circostanziali, e si è esteso il principio di valenza anche alla reggenza di aggettivi e sostantivi. Non è il caso ora di addentrarsi nel dettaglio delle rispettive teorie, a fini didattici reggenza e valenza sono concetti prossimi. Il punto su cui interessa qui soffermarsi è piuttosto la disponibilità di informazioni sistematiche ed esaurienti circa la reggenza/valenza delle parole nei materiali linguistici a disposizione degli studenti di lingue slave, perché, come già si diceva sopra, la competenza nell’uso di casi e sintagmi preposizionali dipendenti da verbi, sostantivi e aggettivi costituisce uno degli aspetti meno stabilmente acquisibili nell’apprendimento di una lingua straniera e richiede una costante verifica.
Non sempre, almeno in passato, i dizionari potevano essere di aiuto in questo senso. Senza dubbio non quelli monolingui, dove, generalmente, il problema è in apparenza risolto tramite l’indicazione di esempi, e che sono destinati ad un pubblico di madrelingua per i quali, forse, la segnalazione esplicita delle reggenze risulta superflua; in maniera non completa nei dizionari bilingui, dove spesso le reggenze sono indicate ma non per tutte le diverse accezioni del lemma o comunque non in modo sufficientemente articolato e sviluppato per uno studente ad un livello avanzato. Va da sé che ciò riguarda innanzitutto i dizionari di lingue meno studiate, e in particolare di quelle dell’Europa centrale e orientale, spesso di non recente pubblicazione e privi di aggiornamenti sia lessicali che metodologici. Decisamente migliore è invece la situazione nelle opere lessicografiche bilingui di lingue occidentali, ad iniziare dall’inglese, che vengono costantemente rielaborate e perfezionate e nelle quali l’indicazione della valenza o reggenza è ormai un aspetto imprescindibile. Per queste lingue esistono addirittura dizionari monolingui specifici per stranieri nei quali le informazioni più rilevanti e preziose riguardano proprio la segnalazione di valenze e reggenze. Così se in passato, ad esempio, per il tedesco, le opere di riferimento principali erano i due dizionari delle valenze Wörterbuch zur Valenz und Distribution deutscher Verben (Leipzig 1968, riedito da Niemeyer, Tübingen 1991) e il Wörterbuch zur Valenz und Distribution deutscher Adjektive (Leipzig 1983), oggi le informazioni relative alla valenza sono confluite nei dizionari monolingui per stranieri, ad esempio il Großwörterbuch Deutsch als Fremdsprache, Berlin-München 2003. Vale forse la pena di ricordare che è stata recentemente pubblicata una versione aggiornata del Sabatini-Coletti Dizionario della Lingua Italiana 2006(Milano 2006) nel quale sono appunto riportate valenze e reggenze dei verbi; ciò costituisce una novità importante nel panorama lessicografico dell’italiano e risponde probabilmente alle nuove esigenze del fruitore medio di un dizionario di italiano, madrelingua o meno che sia.
Per quanto concerne le lingue slave, tra i vari prontuari specifici sui verbi pensati esplicitamente per stranieri, solo alcuni, per completezza, riportano anche le principali reggenze (Tackling Polish Verbs, Kraków 1997; 401 Czech Verbs, Prague 2004). Per il russo la situazione è comprensibilmente migliore, diversi sono infatti i dizionari specifici per le valenze e le reggenze i cui titoli includono termini come сочетаемость “componibilità, collocabilità” o управление “reggenza”, tuttavia non sempre completi o adeguatamente sistematici (si veda Словарь сочетаемости слов русского языка, a cura di П. Н. Денисова – В. В. Морковкина, Moskva 19832). Anche per il polacco e il ceco sono stati realizzati in passato lavori dedicati in modo specifico alla valenza e reggenza, prevalentemente dei verbi. Per il ceco si può ricordare Slovesa pro praxi. Valenční slovník nejčastějších českých sloves di Naďa Svozilová, Hana Prouzková e Anna Jirsová (Praha 1997), per il polacco lo Słownik syntaktyczno-semantyczny czasowników polskich di Maciej Kawka (Kraków 1980). Da un lato, questi lavori mostrano un campionario di lemmi di ampiezza diversa e con soluzione compilative differenti, dall’altro, condividono il fatto di essere prevalentemente il frutto di un’elaborazione teorica la cui applicazione nella pratica didattica non risulta sempre agile. Per questo negli ultimi tempi si è avvertita la necessità di redigere dizionari di valenze più fruibili che, prescindendo dalla conoscenza dello schema teorico adottato e grazie ad una veste grafica maggiormente trasparente, permettono una consultazione rapida e immediata.
Esattamente in questa prospettiva si inseriscono due opere pubblicate in contemporanea l’anno passato: lo Slovník slovesních, substantivních a adjektivních vazeb a spojení (Praha 2005) [oltre Slovník vazeb a spojení] e il Praktyczny słownik łączliwości składniowej czasowników polskich (Kraków 2005) [oltre Słownik łączliwości składniowej]. Benché queste due opere mostrino delle evidenti differenze sia nella selezione dei lemmi contenuti, sia nella esposizione delle informazioni ad essi relative, e non per ultimo nei destinatari a cui si rivolgono, sono state in realtà concepite secondo principi molto simili. Da un lato, infatti, ed è questa la differenza macroscopica, il dizionario ceco include sia verbi che sostantivi e aggettivi, mentre quello polacco tratta più classicamente solo di verbi; dall’altro però dei lemmi contenuti entrambi i dizionari intendono fornire indicazioni circa la valenza/reggenza, come si illustrava sopra, nel senso più ampio del termine, indicando, cioè, per i verbi sia i complementi obbligatori che le espansioni facoltative (circostanziali), e non solo di tipo sintagmatico – contenenti cioè prevalentemente un sostantivo – ma anche frasali, formati cioè da frasi subordinate; per sostantivi e aggettivi, ma solo per quanto riguarda lo Slovník vazeb a spojení, le espansioni complementari che ad essi si possono legare. Data l’estensione dell’approccio adottato, che complessivamente prescinde dall’obbligatorietà dell’occorrenza dei complementi, sia le autrici del dizionario ceco che il redattore di quello polacco hanno scelto per il titolo dei rispettivi lavori definizioni ampie, non riferibili a teorie specifiche: vazba e spojení in ceco, “reggenza” e “legame” – da escludere qualsiasi riferimento al Government and Binding generativista –, łączliwość składniowej ‘collocabilità sintattica’ in polacco (a cui tra l’altro corrisponde il termine spojitelnost usato nell’introduzione dello Slovník vazeb a spojení). A riguardo Mędak, autore dello Słownik łączliwości składniowej, commenta: “Całość pracy można by zatytułować zbiorem związków rządu, rekcji czasowników, akomodacji składniowej lub słownikiem walencyjnym” (p. 8). L’intenzione è dunque quella di offrire informazioni circa la reggenza/valenza nell’accezione più estesa o, semplicemente, sulla ‘combinabilità’ sintattica delle parole.
Lo Słownik łączliwości składniowej è stato compilato da Stanisław Mędak, specialista dell’insegnamento del polacco come lingua straniera, e pubblicato come ventesimo volume della serie Język Polski dla Cudzoziemców della casa editrice Uniwersytas di Cracovia. Ispirato dall’esperienza didattica concreta, con quest’opera l’autore intende colmare una lacuna evidente nell’offerta di testi didattici e lessicografici per stranieri e offrire uno strumento specifico e finalizzato all’apprendimento delle valenze, in questo caso verbali. Nel dizionario i 1001 verbi selezionati, risultati i più frequenti nello spoglio di manuali e altri testi per stranieri, si susseguono numerati in ordine alfabetico. Indicati nella stragrande maggioranza dei casi all’aspetto imperfettivo (994 su 1001) – purtroppo senza registrazione del corrispondente perfettivo –, ciascuna sezione dedicata alla singola entrata si presenta con uno schema identico. Dopo il lemma stesso accompagnato dall’informazione sull’aspetto seguono, sottoforma di domanda, informazioni circa la posizione del soggetto che può essere espresso o meno (indicato con Ø), animato (kto?) o inanimato (co?); nel riquadro successivo, evidenziato a colori, si trovano sempre in forma di domanda con pronomi e avverbi interrogativi tutti le possibili espansioni complementari che il verbo può avere, obbligatorie o facoltative; tali domande sono riprese nella parte centrale della scheda “Połączenia składniowe z przypadkami” e in corrispondenza di ciascuna è fornita una descrizione particolareggiata della data espansione: preposizione, caso, esempio; nella parte sottostante (“Inne połączenia”), Mędak offre indicazioni su ulteriori espansioni, principalmente con avverbi o con subordinate (esplicite e implicite); nell’ultima sezione (“Niektóre wyrazy i połączenia bliskoznaczne”), attraverso una serie di riferimenti interni allo schema di ciascun lemma sono indicati sottoforma di sinonimi i significati che il verbo assume a seconda della struttura sintattica generata. La scheda si conclude con una serie di note a cui si rimanda con l’asterisco (*) e che forniscono indicazioni varie di carattere pragmatico oppure intorno a collocazioni sintattiche alternative. Il principio posto alla base di questa elaborazione a schema delle voci del dizionario è quello di facilitare al massimo la consultazione e di dare la possibilità all’utente di verificare in modo rapido tutte le possibili combinazioni sintattiche dei verbi.
Ben più consistente il corpus di parole contenuto nello Slovník vazeb a spojení delle linguiste Naďa Svozilová, Hana Prouzková e Anna Jirsová, pubblicato presso la casa editrice Academia di Praga, che tra verbi, aggettivi e sostantivi comprende ben 16000 lemmi. Lo Slovník vazeb a spojení si propone esplicitamente come complemento del dizionario di ceco Slovník spisovné češtiny pro školu a veřejnost (Praha 1978, 20054) [oltre Slovník spisovné češtiny] che, alla stessa stregua delle altre opere lessicografiche ceche, risulta molto carente per quanto concerne l’indicazione di reggenze e valenze. Lo Slovník vazeb a spojení è doppiamente intrecciato con lo Slovník spisovné češtiny: da un lato infatti ne adotta, con i dovuti rimaneggiamenti, la base lessicale, dall’altro, fornendo le informazioni mancanti, ne rappresenta il completamento. La complementarità dei due dizionari è sottolineata anche dalla medesima veste editoriale e grafica.
Nel dizionario i verbi occorrono comprensibilmente in maniera massiccia: a parte alcune eccezioni (per esempio i verbi molto tecnici, i verbi iterativi e verbi monovalenti [solo soggetto]), si tratta di tutti i verbi contenuti nello Slovník spisovné češtiny. Maggiori invece i limiti posti nelle selezione dei sostantivi e degli aggettivi, i cui principi di scelta sono dettagliatamente descritti nell’introduzione. Nel complesso si possono ricondurre a due: uno linguistico, l’ovvietà e la recuperabilità di certe reggenze dei sostantivi e aggettivi (come espansioni genitivali partitive, di specificazione e così via) per cui vengono tralasciati sostantivi deverbali di cui si può ricavare facilmente la reggenza; l’altro pratico, per risparmiare spazio e poter disporre di un’opera di consultazione maneggevole di dimensioni non eccessive. Le autrici del dizionario sottolineano così l’importanza dell’uso critico del dizionario e della necessità di una certa competenza linguistica da parte dell’utente, ciò che vale d’altronde anche come buona pratica nell’utilizzo di qualsiasi opera lessicografica. Ad ogni modo, nella selezione delle parole sono stati di fondamentale importanza la verifica e il controllo della frequenza e dell’uso delle singole parole nel Český národní korpus: l’assenza di un termine nel Korpus comporta la sua eliminazione anche dal dizionario, una frequenza molto alta ne determina un’elaborazione più dettagliata. Le voci sono redatte secondo lo schema tipico di un normale dizionario: il lemma è seguito dall’indicazione della categoria grammaticale; se si tratta di una parola polisemica, i vari significati sono ordinati in successione numerica; attraverso le abbreviazioni già adottate dallo Slovník spisovné češtiny possono essere segnalate specificazioni di registro; seguono le indicazioni morfologiche delle reggenze nella forma classica di pronomi indefiniti declinati (někdo, něco), preceduti o meno da preposizioni (in caso di omonimia, il pronome viene distinto da un numero: někoho4 ‘accusativo’, někoho2 ‘genitivo’); per le espansioni circostanziali sono usati perlopiù avverbi indefiniti (někam, nějak, někde); per le subordinate sono riportate le congiunzioni richieste (aby, že e così via). Una succinta definizione del significato è data solamente in caso di polisemia del lemma con la medesima reggenza, mentre in generale per i significati si rimanda ovviamente allo Slovník spisovné češtiny; la voce si chiude con gli esempi. Una descrizione precisa dell’organizzazione delle voci e delle convenzioni grafiche adottate è fornita nell’introduzione.
Questo dizionario non è pensato esplicitamente per utenti stranieri, ma come il Sabatini Coletti, è rivolto a utenti madrelingua per cui le incertezze nella pratica della madrelingua, dovute non per ultimo ai rapidi cambiamenti a cui le lingue sono esposte in questi anni, si fanno nel ceco così come nell’italiano sempre più percepibili. Tuttavia le caratteristiche di questo dizionario lo rendono, alla stessa stregua dello Słownik łączliwości składniowej per il polacco, una risorsa indispensabile per lo studio del ceco.

 
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