A. Šenle, Podlinnost´ i vymysel´ v avtorskom samosoznanii russkoj literatury putešestvij. 1790-1840, traduzione dall’inglese di D. Solov´eva, Akademičeskij proekt, Sankt-Peterburg 2004.
(Recensione di Ilaria Remonato)
eSamizdat 2006 (IV), pp. 87-89
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Il volume presenta la traduzione russa di una ricerca accademica americana (A. Schönle, Authenticity and Fiction in the Russian Literary Journey 1790-1840, Harvard University Press, Cambridge-London 2000) sulla letteratura russa di viaggio tra il 1790 e il 1840, che permette di guardare all’atmosfera culturale del periodo in una prospettiva nuova. Ai suoi albori il genere del travelogue, approdato in traduzione in Russia, aveva ottenuto un grande successo, attirando l’interesse di una schiera di autori significativi come Radiščev, Karamzin e Puškin; fra gli altri spiccano inoltre i nomi di Šalikov, Žukovskij, Izmajlov, Batjuškov, Bestužev-Marlinskij, Murav´ev-Apostol, Vel´tman e Senkovskij. Ripercorrendo la storia del genere dalle sue prime manifestazioni alla fine dell’epoca romantica, l’itinerario proposto da Andreas Šenle offre l’opportunità di comprendere in maniera più approfondita il processo di formazione di una “personalità autoriale” e l’affermarsi di una letteratura propriamente finzionale – ovvero basata sull’invenzione – in un contesto in cui per tradizione venivano apprezzati soprattutto i testi che narravano fatti realmente accaduti.
Come si è già osservato, sul piano diacronico la ricerca copre un arco di tempo dalla fine del XVIII alla metà del XIX secolo e i quattro capitoli del testo si concentrano rispettivamente su alcuni autori e tipologie di racconti di viaggio, confrontando fra loro i contenuti e le diverse caratteristiche formali dei testi. Gli obiettivi di fondo dello studio sono legati all’indagine del passaggio, nello sviluppo del travelogue letterario russo, dalla componente più marcatamente “realistica” e concreta del resoconto a quella artistico-finzionale, che contamina vari stilemi e generi letterari creando un modo nuovo di rapportarsi all’idea del viaggio. Dalle scarne note di diario settecentesche, ricche di osservazioni e impressioni personali, con Karamzin e Radiščev il viaggio si trasforma in un canovaccio, in una variopinta cornice letteraria in grado di tenere assieme una serie di invenzioni e sottili divagazioni, ma anche denunce appassionate delle condizioni di vita nel paese. Il lavoro di Šenle ha il pregio di far emergere, opera per opera, gli svariati echi intertestuali, evidenziando la ricchezza del dibattito culturale del periodo: al di là delle mode, infatti, il travelogue appare un genere di per sé ricco di rimandi e ibridazioni. Dalla poesia alla musica, dall’istruzione alla politica, dalla religione alle tradizioni locali, ogni viaggio si sviluppa anche nell’immaginario, diventando una sperimentazione letteraria e, allo stesso tempo, un percorso intensamente spirituale. Indagando i meccanismi dell’invenzione vengono messe in evidenza di volta in volta le scelte, le tecniche e le diverse passioni che riflettono le radici culturali degli scrittori.
L’introduzione presenta una panoramica cronologica generale sulla letteratura di viaggio in Russia dal Medioevo in poi; dagli austeri resoconti dei palomniki – di ambito e tematiche prettamente religiosi – si sono sviluppati a poco a poco i racconti di viaggio, con una progressiva secolarizzazione soprattutto a partire dalla seconda metà del XVI secolo. I cambiamenti più significativi avvengono nel XVIII secolo, con la pubblicazione dei diari dei viaggi all’estero di alcuni diplomatici della corte imperiale. In seguito al decreto che libera i nobili dall’obbligo del servizio di stato (1762) nascono infatti nuovi interessi, e per alcuni personaggi particolarmente colti e abbienti ciò comporta la possibilità di viaggiare a lungo. Inizialmente il successo del genere letterario emergente è legato alle varie traduzioni russe del Sentimental Journey [Sentimental´noe putešestvie, 1768] di L. Sterne (1713-1768), nonché alla pubblicazione del Putešestvie iz Peterburga v Moskvu [Viaggio da Pietroburgo a Mosca, 1790] di A.N. Radiščev (1749-1802) e delle Pis´ma russkogo putešestvennika [Lettere di un viaggiatore russo, 1791-1795] di N.M. Karamzin (1766-1826), ricche di riferimenti e rimandi al testo di Sterne. Sulla scia di queste opere capostipiti, il travelogue russo conosce la sua massima fioritura nella prima decade del XIX secolo, con una grandissima eterogeneità di forme e stili che testimonia l’appropriazione e la re-invenzione dei modelli letterari occidentali.
Nel primo capitolo vengono esaminati i contenuti, le strutture e gli orientamenti di due opere fondamentali come il Viaggio da Pietroburgo a Mosca di Radiščev e le Lettere di un viaggiatore russo di Karamzin, mettendone in evidenza le reciproche differenze nella poetica, nella visione del viaggio e nel rapporto fra natura e parola. Nel paragrafo finale (pp. 68-71) vengono confrontate in particolare le diverse concezioni filosofiche e ideologiche degli scrittori, che sottendono la ricchezza dell’intelaiatura formale e culturale dei due testi:
Во многих отношениях травелоги Радищева и Карамзина антиноимичны. Оба автора рассматривают путешествия как род деятельности и, быть может, как институт общественной жизны, но делают это в различной перспективе. Для Радищева естественное положение человека заключается в привязанности к определенному месту и образу жизны; для Карамзина важны пространственная и экзистенциальная подвижность и пластичность. (p. 68)
Il secondo capitolo è dedicato all’analisi di alcune opere di viaggio riconducibili per vari aspetti alla corrente sentimentalista, viste sullo sfondo delle loro complesse funzioni nel dibattito socio-culturale dell’epoca (primo XIX secolo). Dopo un quadro d’insieme sui molteplici significati del concetto di rituale sociale, vengono esaminati nel dettaglio il Putešestvie v Malorossiju [Viaggio nella Piccola Russia, 1803] del principe P.I. Šalikov, le Pis´ma V.A. Žukovskogo k velikoj knjagine Aleksandre Fedorovne iz pervogo zagraničnogo putešestvija v 1821 godu [Lettere di V.A. Žukovskij all’illustre principessa Alessandra Fedorovna dal primo viaggio all’estero, 1821] e il Putešestvie po Saksonskoj Šveicarii [Viaggio nella svizzera sassone, 1823] di V.A. Žukovskij (1783-1852). Ci si sofferma in particolare sulle componenti “teatrali” e sentimentaliste di queste opere, approfondendo le differenze nella Weltanschaaung dei rispettivi autori. A un’idea del viaggio come divertissement, distrazione e commedia di costume al contempo, la visione di Žukovskij contrappone infatti un intenso slancio verso la ricerca spirituale e l’elevazione. Accanto al viaggio come scoperta dell’altro si sviluppa quindi una prospettiva nuova, in cui i meccanismi artistico-finzionali ottocenteschi riflettono sempre più i conflitti interiori.
La terza sezione dello studio si concentra principalmente su quattro testi, Putešestvie v poludennuju Rossiju [Viaggio nel sud della Russia, 1800-1802] di V.V. Izmajlov, Otryvok iz pisem russkogo oficera o Finljandii [Passi dalle lettere di un ufficiale russo in Finlandia, 1810] di K.N. Batjuškov (1787-1855), Poezdku v Revel´ [Viaggio a Revel´ (l’odierna Tallin), 1821] del romanziere A.A. Bestužev-Marlinskij (1797-1837) e Putešestvie po Tavride v 1820 godu [Viaggio in Tauride nell’anno 1820, 1823] di I.M. Murav´ev-Apostol. Queste opere segnano una netta evoluzione del racconto di viaggio verso tematiche di carattere storico nazionale, in cui gli elementi realistici e la ricerca storiografica si combinano con l’invenzione letteraria e l’innovazione linguistica, sulla scia del romanticismo europeo (si pensi in particolare ad autori come Byron e Scott).
Nel quarto capitolo si analizzano alcuni travelogues in cui il tema e il genere del viaggio vengono rielaborati in chiave ironica e satirica, come il romanzo Strannik [Il pellegrino, 1831] di A.F. Vel´tman (1800-1870), il diario di viaggio Fantastičeskie putešestvija barona Brambeusa [I viaggi fantastici del barone Brambeus, 1833] di O.I. Senkovskij (1800-1859) e il Putešestvie v Arzrum [Viaggio ad Erzerum, 1836] di A.S. Puškin (1799-1837). Con l’avanzare del XIX secolo l’influenza del movimento romantico e del dibattito sulla lingua portano all’accentuazione della contaminazione stilistica: in queste opere il genere di viaggio viene reinterpretato in veste ironica o parodica, e le componenti di origine autentica si mescolano ormai inestricabilmente con l’invenzione. Nella scrittura degli autori citati affiorano elementi fantastici e grotteschi che favoriscono una rilettura dei concetti di autenticità e invenzione; sospesi fra dettagli realistici e digressioni tragicomiche alla Sterne, fra interpolazioni colte e frammenti di pura satira, questi viaggi anticipano per certi aspetti le ulteriori evoluzioni della letteratura di viaggio nel XX secolo.
L’apparato critico dell’edizione russa si presenta accurato e preciso: a fine testo compaiono numerose note integrative di ciascun capitolo (pp. 205-246), che si distinguono per dovizia di dettagli e meticolosità nella citazione delle fonti. Nelle note si spazia infatti dai pellegrinaggi nella Rus´ medievale alla letteratura sentimentalista, dagli epistolari di viaggio a svariati studi critici russi e occidentali. Data l’ampiezza degli argomenti trattati, la bibliografia appare coerente ed esaustiva, anche se non è stata aggiornata rispetto all’edizione originale americana del 2000; spicca infine un ricco indice dei nomi, utile strumento per ricostruire i percorsi generali della ricerca.

 
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