J.B. Michlic, Poland’s Threatening Other. The Image of the Jew from 1880 to the Present, University of Nebraska Press, Lincoln and London 2006
(Recensione di Laura Quercioli Mincer)
eSamizdat 2006 (IV), pp. 77-79
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Dedicato alla memoria di Jacek Kuroń, “Polish politician and intellectual”, Poland’s Threatening Other. The Image of the Jew from 1880 to the Present di Joanna Beata Michlic è una potente indagine storiografica guidata dall’idea che solo all’interno di una visione della Polonia come società civica e pluralistica, dove i medesimi diritti siano garantiti a tutti i cittadini, possa progressivamente perder di vigore e venir meno l’immagine dell’ebreo come simbolo e concentrato di un’alterità minacciosa e sinistra.
Joanna Beata Michlic descrive il “proverbiale antisemitismo polacco” all’interno di un discorso storiografico ampiamente documentato che lascia al lettore una duplice impressione. Da una parte è impossibile non restare sbalorditi di fronte all’incredibile radicamento e potere di un modo di pensare che non è certamente solo limitato alla Polonia, ma che in questo paese – e questo è uno degli assunti del libro – sembra aver contribuito in maniera determinante alla formazione dell’identità nazionale e del discorso pubblico. D’altra parte però Michlic non sembra interessata alla disamina delle radici oscure dell’antisemitismo e del suo radicamento in quello che potremmo definire un inconscio collettivo premoderno o magico della nazione polacca, dunque in zone difficilmente controllabili dalle leggi della politica; la sua fiducia nella ragionevolezza e nella capacità di miglioramento delle collettività umane è contagiosa ed è difficile non convenire con l’autrice che la trasformazione della società civile iniziata in Polonia nel 1989, se non subirà nel lungo periodo una battuta d’arresto o non sarà costretta a una marcia a ritroso, porterà alla “deconstruction of the representation of the Jew as the harmful other” (p. 280).
Michlic, già visiting scholar alla Brandeis University dove è stata collaboratrice di Antony Polonsky, con cui ha curato The Neighbors Respond: The Controversy Over the Jedwabne Massacre in Poland e Coming to Terms with the “Dark Past”: The Polish Debate about the Jedwabne Massacre, è attualmente professore di “Holocaust and Genocide Studies” allo Stockton College del New Jersey. Nata in Polonia, che ha lasciato nel 1988, prima di approdare negli Stati uniti ha studiato in Inghilterra e in Israele. Il suo volume è il seguito ideale di una serie di testi storici di scuola anglosassone incentrati sulla questione dell’antisemitismo e dei pregiudizi razziali e di casta e sul ruolo spesso assai scomodo degli ebrei nella cultura polacca. Da Neutralizing Memory. The Jew in Contemporary Poland, di Iwona Irwing-Zarecka (New Brunswick-London) del 1989, a Bondage to the Dead. Poland and the Memory of the Holocaust, di Michael C. Steinlauf (Syracuse, New York) del 1997, per arrivare al celeberrimo I carnefici della porta accanto di Jan Tomasz Gross (pubblicato in Italia da Mondadori nel 2001, e originariamente in polacco con il titolo Sąsiedzi. Historia zagłady żydowskiego miasteczka, Sejny 2000) e al recente Fear. Antisemitism in Poland After Auschwitz (New York 2006) si può parlare ormai di una vera e propria scuola che, da oltre Atlantico, affronta la storia recente polacca cum ira et studio, chiamando la Polonia, per alcuni di essi paese natale, a una vera e propria resa dei conti.
Il libro di Michlic analizza la nascita e la persistenza del linguaggio entiebraico nella vita pubblica polacca, un linguaggio che, emerso nel periodo successivo alla sconfitta dell’Insurrezione del 1864, ovvero la fine degli ideali romantici di fraternità e compartecipazione, e cristallizzatosi prima della nascita della Seconda Repubblica nel 1918, secondo l’autrice ha plasmato in misura determinante l’atteggiamento delle élite politiche e di una parte sostanziale della società polacca fino ai giorni nostri. Un linguaggio di odio e di esclusione che avrebbe giocato un ruolo “essential and irreducible” su almeno quattro punti fondamentali:
1. Rasing national awareness and cohesion and raising political and social mobilization […]; 2. Purifying a nation-state from a minority […]; 3. Inciting, rationalizing, and justifying anti-Jewish violence […]; 4. Delegitimizing political opponents and rival groups (pp. 8-10).
Strutturato sulla base di narrazioni mitologiche preesistenti, come quella della sofferenza della nazione, e comprendente elementi relativi alla sfera del discorso politico, sociale, culturale (religioso) ed economico, il linguaggio dell’“ebreo” come “altro” è stato formato e utilizzato in maniera strumentale e cinica dalle “ethno-nationalist elites”: élite che attraversano le consuete barriere ideologiche e che prendono la parola nei ranghi della Demokracja Narodowa, dell’AK (Armia Krajowa, l’Esercito nazionale), del Partito operaio unificato, della chiesa cattolica. Oltre a mettere così in luce l’enorme diffusione dei pregiudizi legati alla figura dell’ebreo come “Threatening Other”, Michlic ne spiega la persistenza e il radicamento anche negli ambienti più apparente diversi. A Roman Dmowski (1864-1939), fondatore della Demokracja Narodowa, personaggio che aveva conteso il primato politico a Jozef Piłsudski nel periodo fra le due guerre, va attribuito il ruolo di principale artefice del discorso antiebraico nella Polonia moderna. La tesi dell’autrice è che nell’insegnamento politico di Dmowski, “the founder of modern Polish integral nationalism and its leading practitioner” (p. 65), l’elemento antiebraico giochi un ruolo di assoluta centralità, un punto questo generalmente non valutato dagli storici polacchi. Il concetto di conflitto immanente “between Jewish and Polish economic interests and between the moral-cultural codes of the two communities” (p. 64), escludendo qualsiasi possibilità di integrazione felice per gli ebrei all’interno della società polacca (prospettive diverse si delineavano invece per le minoranze slave, come ucraini e bielorussi), doveva portare alla logica conclusione che l’unica soluzione del “problema ebraico” fosse quello dell’emigrazione forzata di tutti gli ebrei dalla Polonia (un programma questo che, come commenta amaramente la studiosa, verrà realizzato, in condizioni completamente diverse dal quelle della Seconda Rzeczpospolita, grazie agli sforzi del Partito operaio unificato nel 1967-1968). Benché praticamente nessuno, nel panorama politico polacco, propugnasse il genocidio come mezzo per la purificazione della nazione, segnando quindi una differenza incommensurabile con il programma del partito socialdemocratico tedesco, l’insegnamento della Demokracja narodowa doveva contribuire in maniera determinante alla catastrofe morale di buona parte della società polacca durante l’occupazione nazista e nel periodo immediatamente successivo. Un altro punto su cui la studiosa si sofferma è la vitalità del mito dell’ebreo comunista, un topos del pensiero polacco che il discorso nazionale di questo paese continua all’infinito a ripresentare sotto le forme più diverse. Gli ebrei sarebbero creatori del comunismo, soli responsabili dell’invasione sovietica della Polonia, colpevoli degli errori di Stalin e via discorrendo; anche nella saggistica e nella pubblicista attuali la “propensione ebraica” per il comunismo viene indicata a spiegazione, se non a giustificazione, di ogni eccesso commesso nei loro confronti da parte polacca.
Il ruolo che la studiosa attribuisce alla chiesa e al pregiudizio antigiudaico di stampo cristiano è limitato: nelle Conclusioni Michlic sottolinea il ruolo indispensabile e positivo della “Open Church”, cui padre spirituale è stato papa Giovanni Paolo II, in antitesi con la “Closed Church”, il cui ethos oscurantista e nazionalista ha conosciuto nuovo impeto alla fine degli anni Novanta grazie alla diffusione di pubblicazioni come il quotidiano Nasz Dziennik (fra le 250.000 e le 300.000 copie attualmente vendute, sottolinea Michlic), di emittenti come Radio Maryja e infine al recente appoggio governativo a figure come i sacerdoti Rydzyk e Jankowski. Si può infine aggiungere, a sostegno delle tesi di Michlic, un’ulteriore conferma della persistenza e della plasmabilità del discorso etnonazionalista. Il linguaggio del “Threatening Other” ha infatti recentemente conosciuto in Polonia un diverso oggetto di esclusione e di odio nella figura (mitizzata) dell’omosessuale, contro cui sono state più volte rivolte sulla scena pubblica e dai media accuse che ricalcano in maniera quasi perfetta il vecchio – ma sempre attuale – discorso antiebraico. Si conferma così un tentativo di riproduzione del potere basato su un discorso di esclusione e di colpevolizzazione delle componenti minoritarie. L’attuale progetto di un monumento a Roman Dmowski da innalzare sul centralissimo Trakt Królewski della capitale polacca non lascia dubbi riguardo ai riferimenti culturali indicati dall’attuale governo. Una petizione di protesta redatta da Maria Janion, Adam Ostolski, Marek Edelman, Bożena Umińska (consultabile sul sito www.zieloni2004.pl) sottolinea l’onta di un monumento a un personaggio il cui programma politico
opierał się na nienawiści. Nazwisko Dmowskiego nierozerwalnie wiąże się z ideologią rasizmu, szowinizmu, "egoizmu narodowego" a nade wszystko antysemityzmu. […] Otwarcie, a często z entuzjazmem, nawiązywał do włoskiego, a potem niemieckiego faszyzmu. Stworzony pod jego wpływem program endecji w swoich rozwiązaniach wyprzedzał nawet rasistowskie ustawy norymberskie.
Come è noto, il già citato Sąsiedzi, il libro in cui venivano “rivelati” gli eventi di Jedwabne, la cittadina della Polonia orientale dove nel 1941 i polacchi sterminarono crudelmente i compaesani ebrei, diede l’avvio a quella che è stata definita una sorta di lunga seduta psicanalitica nazionale, ancora oggi non del tutto conclusa. Pur con infinite difficoltà, inasprite dalla temperie politica attuale, è lecito sperare che anche in Polonia si mantenga aperto lo spazio per la libera discussione di temi fino a poco tempo fa oggetto di tabù impenetrabili. Libri come la lucida analisi di Joanna Michlic ne forniscono gli strumenti indispensabili.

 
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