T. Piątek, Il caso Justyna, traduzione di L. Pompeo e G. Kowalski, Edizioni Anfora, Milano 2006.
(Recensione di Lorenzo Pompeo)
eSamizdat 2006 (IV), p. 43
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Protagonista di questo romanzo, scritto da Tomasz Piątek, un giovane prolifico e talentuoso scrittore polacco, è Andrzej Jacyna, il migliore psicologo polacco, che viene contattato da un suo amico poliziotto per dirimere un caso ingarbugliato: il ritrovamento di alcuni cadaveri misteriosamente trasformati in sacchi contenenti ossa e viscere. Dallo spunto iniziale il romanzo si sviluppa attraverso diversi racconti che si intrecciano all’inchiesta. Da una parte le vicende di Andrzej, la sua tormentata infanzia nella Polonia comunista (figlio di un pope che lo aveva concepito in età avanzata dopo essere passato dal cattolicesimo all’ebraismo e infine all’ortodossia), la sua eccentrica zia a cui era stato affidato, una zitella italianofila, orfana di guerra, in lotta con uno zio bigotto che voleva a tutti i costi convertire il giovane nipote, non ancora adolescente, alla confessione cattolica (il racconto della messa in scena per costringere il nipote al battesimo cattolico è uno dei più esilaranti del libro).
A questa vicenda si intrecciano quelle di Justyna Jakubowicz, la principale sospettata per il caso dei cadaveri-sacchi, che risultano tutti in qualche modo legati alla sua persona, unica sopravvissuta alla scomparsa, in pochi giorni, del marito, dei due figli e di altre persone che per diversi motivi avevano avuto a che fare con lei o che lei aveva preso in simpatia.
Il caso Justyna è un libro dalla struttura molto simile a quello dei sacchi-cadavere che vi compaiono: nel suo interno le singole narrazioni appaiono spesso scollegate, i soggetti, le epoche e i personaggi si succedono senza una grande consequenzialità cronologica o logica. Si tratta evidentemente di una precisa scelta artistica dell’autore che ha dato ai traduttori parecchio filo da torcere, costringendoli a una lavoro supplementare sul testo, per riuscire a rendere in italiano questi continui salti da un registro narrativo a un altro, dalla lingua “arcaizzante” della storia di don Campano, ambientata nella Napoli del XVIII secolo, a quella piena di surreali neologismi dei racconti della rivista di fumetti porno Satyna.
La parte più gustosa del libro è senza dubbio nascosta proprio in questi inserti narrativi paralleli all’indagine, talvolta del tutto fine a se stessi. Nel libro ricorrono parole pescate nel gergo giovanile che, talvolta, hanno creato dei problemi nella resa italiana, e qualche neologismo “oscuro”, che i traduttori hanno cercato di interpretare (vedi ad esempio le scritte sui muri di Varsavia che, dal punto di vista grammaticale e sintattico, non hanno un senso compiuto); del resto è la convenzione del genere a esigere che rimanga una zona d’ombra con qualche passaggio non chiaro.
Lo stile rapido, quasi “cinematografico”, dell’autore, ha reso altrettanto rapido il lavoro dei traduttori. La penna di Tomasz Piątek (o se volete la mano sulla tastiera) è veloce, essenziale, asciutta, talvolta cruda. A tratti si intravede uno stile personale e brillante, ricco di invenzioni, tagliente, che procede “per sottrazioni” (a differenza di molti altri scrittori, polacchi e non, che spesso diluiscono fino all’inverosimile la narrazione in brodaglia pseudo-narrativa).
Malgrado lo scarsissimo impegno dell’editore nella promozione di questo libro, introvabile in libreria, nutriamo la speranza che i libri di questo giovane e prolifico scrittore, che ha all’attivo un best seller di ispirazione autobiografica (Heroina, del 2002), tre romanzi “fantasy”, cinque “noir” e un recentissimo romanzo fantascientifico, Błogosławiony wiek [Il secolo benedetto] ambientato in una fittizia epoca contemporanea, possano in futuro incontrare il favore del lettore italiano.

 
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