N. Valentini, Pavel A. Florenskij, Morcelliana, Brescia 2004.
(Recensione di Antonio Maccioni)
eSamizdat 2006 (IV), pp. 100-101
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Il genio e il filosofo della metafisica concreta, riletto sulla scorta della complessa chiave ermeneutica del martirio: Natalino Valentini, direttore dell'Istituto di scienze religiose A. Marvelli di Rimini, dedica a Pavel Aleksandrovič Florenskij un volume dal valore teologico e divulgativo. Dalla ricerca della verità fino al gulag, dal rinnovato incontro fra Atene e Gerusalemme fino al “processo farsa”, i cui atti furono resi noti nei primissimi anni Novanta, quando venne confermata sulla carta la fine tragica e ineluttabile destinata al “Leonardo da Vinci della Russia”.
Matematico, filosofo, epistemologo, poeta, scienziato, ingegnere elettrotecnico, riscoperto ancor più di recente come teorico e critico del ricco panorama letterario della Russia a cavallo fra i due secoli: Florenskij nasce nel villaggio di Evlach del governatorato di Elizavetpol´, distretto di Dževanšar, attuale Azerbajdžan, nel gennaio del 1882. È primogenito tra gli otto figli di una famiglia numerosa, incrociata, per via materna, con una colta discendenza armena. Compie i primi studi presso l’università di Mosca: ha già archiviato, ragazzo, anno 1897, il viaggio in Germania che lo porterà per le città di Lipsia, Bonn, Dresda, Colonia; ha già scritto una lettera severa e appassionata, che probabilmente non verrà mai recapitata, al vecchio Tolstoj, forse in preda ad una prima e adolescenziale crisi spirituale. Dopo gli studi in matematica, il destino di un pensatore irreprensibile sarà segnato dalla frequentazione della facoltà teologica presso il monastero di San Sergio a Sergiev Posad: anni dedicati agli studi di biblistica, mistica, logica simbolica, lingua ebraica. Alle sue spalle il fervente rapporto con alcuni esponenti dell’ambiente simbolista, vissuto senza remore in un intreccio di reciproco scambio e comunione, e l’influenza del vescovo Antonij Florensov orientata alla scelta sacerdotale poi intrecciata al matrimonio con Anna: poliedrico negli studi e nella ricerca, scientificamente irriverente nei confronti dell’incursione di un potere politico cruciale nel clima culturale e sociale di quegli anni.
Natalino Valentini, uno ma non l’unico degli autori oggi impegnati nella complessa ricostruzione dell’opera florenskijana e nel conseguente dibattito ermeneutico, offre una breve lettura teologica calata nel rinnovato rapporto tra le chiese orientali e la dottrina cattolica. Individua nel percorso tracciato da Pavel Florenskij una “sorprendente anticipazione degli aspetti riguardanti la fondazione cristologico-trinitaria della comunione ecclesiale, che in alcuni tratti sembrano percorrere l’elaborazione ecclesiologica del Concilio Vaticano II” (p. 50). Del resto, lo stesso nome di Pavel Aleksandrovič Florenskij non a caso compare nel documento Fides et Ratio, a firma di Giovanni Paolo II, come raro esempio del fecondo incontro tra esperienza di fede e ricerca filosofica, secolare problema della discussa intersezione tra ragione e rivelazione. “Florenskij viene oggi riscoperto in gran parte d’Europa”, scrive ancora Valentini, “non soltanto come la punta di diamante del pensiero religioso russo del secolo XX, ma anche come uno degli interlocutori privilegiati del pensiero contemporaneo per tentare di comprendere più a fondo il destino presente e futuro della cultura russa e dell’Ortodossia, e in senso più generale del cristianesimo del terzo millennio, chiamato a un rinnovato e cruciale confronto tra Oriente e Occidente” (p. 81).
Il volume, edito da Morcelliana nella collana Novecento teologico diretta da Giacomo Canobbio, è impreziosito da uno scritto inedito, Ragione e Dialettica, risalente al secondo decennio del secolo scorso. Chiude il lavoro di Natalino Valentini una bibliografia parziale, e ovviamente oramai datata, degli scritti di Pavel Florenskij ripartiti per argomento, delle traduzioni, dei saggi, degli articoli e degli studi dedicati all’autore.

 
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