V.L. Puškin, Stichotvorenija, Giperion, Sankt-Peterburg 2005
(Recensione di Giuseppina Giuliano)
eSamizdat 2006 (IV), pp. 72-74
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Nel corso della sua vita Vasilij L´vovič Puškin (1766-1830) vide stampata una sola raccolta dei suoi versi (1822), senza contare naturalmente le poesie che venivano inserite separatamente sulle riviste letterarie dell’epoca. Altre due raccolte sono state poi pubblicate l’una nel 1893 e l’altra più di un secolo dopo, nel 1989. La differenza tra di esse consiste nel fatto che mentre la prima comprende un maggior numero di opere, la seconda esclude molte delle composizioni presenti nell’altra pur aggiungendovene di nuove. Entrambe si presentano pertanto piuttosto lacunose, rendendo difficile la piena comprensione dell’autore e del suo corpus poetico.
La presente edizione, curata dallo studioso S.I. Panov, nasce proprio dall’esigenza di offrire al lettore una visione il più possibile completa delle opere di questo autore. La nuova edizione si distingue dalle precedenti per i suoi fini: ristabilire scientificamente l’autenticità di alcuni versi che sono stati erroneamente attribuiti a Puškin, escludendoli pertanto dalla pubblicazione; presentarne al contrario degli altri, ristabilendo così la vera paternità di alcune composizioni poetiche stampate in edizioni curate all’epoca da I.I. Dmitriev e P.A. Vjazemskij; datare in modo più preciso le varie opere grazie al supporto di documenti d’archivio, rappresentati soprattutto dalle corrispondenze private dell’autore e della sua cerchia; ricostruire infine il percorso delle pubblicazioni di ogni poesia nel corso della storia grazie al prezioso e dettagliato apparato di note presente alla fine del testo.
Il volume si apre con un’ampia introduzione dello stesso Panov, il quale in modo piuttosto convincente presenta la figura di V.L. Puškin come una delle più significative e rappresentative di quella “prima generazione letteraria, che aveva assimilato il principi estetici del karamzinisimo”, andando però ben oltre e allacciando rapporti letterari non solo con Karamzin e Dimitrev, ma anche con le due generazioni successive, ovvero quella di Žukovskij e Batjuškov e poi quella dei coetanei di suo nipote Aleksandr. Panov ripercorre varie tappe dell’esistenza dell’autore, illustrandone la colta educazione, la passione sempre dimostrata nei confronti della letteratura e del teatro, i suoi primi passi nel mondo della cultura. V.L. Puškin incarna il personaggio del letterato educato all’europea, che viaggia per il vecchio continente desideroso di confrontarsi direttamente con quell’originale che inconsapevolmente imitava e allo stesso tempo di ergersi ad “ambasciatore della nuova letteratura russa” e propulsore della diffusione della cultura patria. Ripercorrere i punti salienti della produzione poetica di questo autore vuol dire allora addentrarsi nelle profondità di una delle personalità più tipiche dell’inizio del XIX secolo, non solo dal punto vista dell’educazione e della cultura, ma anche e soprattutto del byt, del modo di vivere e di sentire di quell’epoca che prelude alla fioritura letteraria della Russia che il mondo conosce. Se da un lato Panov individua in V. Puškin quell’ideale romantico dell’unione di arte e vita, dall’altro sottolinea il modo in cui egli contemporaneamente se ne distacca, “sfugge ogni estremo”, ricerca nella sua poesia “la purezza delle sillabe” e “l’eleganza dello stile”, contravvenendo così a quei principi estetici cari alle nuove generazioni alle quali egli era strettamente legato. Panov lo definisce pertanto “un classicista del karamzinismo”, alla continua ricerca del giusto mezzo tra classicismo e romanticismo, all’interno dei pur sempre labili confini che separano l’interpretazione dei due movimenti.
La raccolta è divisa in diverse sezioni a seconda della tematica trattata e del genere letterario prescelto. All’interno di ogni sezione le poesie sono invece disposte in quell’ordine cronologico ristabilito in base allo studio dei numerosi documenti che il curatore ha avuto a disposizione.
I versi più interessanti e rappresentativi presenti nella raccolta sono a nostro avviso la satira di Opasnyj sosed [Il vicino pericoloso] e il “poema romantico” Kapitan Chrabrov. Il primo è forse l’opera più famosa dell’autore, una composizione di poco più di 150 versi del 1811 piuttosto originale, in quanto tutt’oggi si discute sul genere letterario a cui appartiene. Essa è stata definita dai contemporanei ora poema, ora satira, ora epigramma, sebbene l’autore stesso parli per lo più di satira. La tematica è “erotico-indecente”: il protagonista si lascia convincere dal suo “pericoloso” vicino Bujanov ad andare a fare baldoria in un bordello. Qui, colpevoli le cattive inclinazioni di Bujanov, si scatena una rissa, descritta dall’autore con fine ironia, tra un sagrestano e un mercante. L’espediente artistico prediletto da Vasilij L´vovič è il gioco letterario, l’allusione satirica alla società del tempo e alle opere dei suoi nemici della “Beseda ljubitelej russkogo slovo”, come al Novyj Stern di A.A. Šachovskoj, le cui qualità vengono celebrate dai clienti del bordello.
A questo poemetto satirico si contrappone il poema incompleto Kapitan Chrabrov. Scritto tra il 1828 e il 1829 esso rappresenta una parodia dello Evgenij Onegin del ben più famoso nipote del nostro autore. L’opera di Vasilij L´vovič reca infatti il sottotitolo povest´ v stichah e vi si trovano delle ironiche allusioni, stavolta però con un tono bonario, ai giovani romantici degli anni ‘20. Il protagonista stesso si definisce un “novyj romantik”, “nuovo” perché non possiede purtroppo il “talantom Bajronov čudesnych, / I na Rusi teper´ izvestnych”. L’allusione al nipote Aleksandr diviene chiara in diversi punti, come quando l’eroe si lamenta di non riuscire a dormire a causa di uno sverčok-zlodej (come è noto sverčok era il soprannome di A. Puškin nel circolo dell’Arzamas) o cita esplicitamente Tat´jana Larina. Chrabrov più volte lamenta, sempre ironicamente, nella sua narrazione la mancanza di quella ricchezza descrittiva tipica dei veri romantici e si sente davvero tale solo quando incontra in sogno il fantasma della madre, sostenendo che secondo i romantici un poeta “non ha fegato se non vede un morto”.
Un’altra sezione della raccolta è dedicata ai Poslanija, i cui destinatari sono i più noti personaggi della vita culturale dell’epoca. Anch’essi testimoniano l’istruzione e la formazione culturale di V. Puškin nei continui rimandi ad autori ed opere letterarie vecchie e nuove, nelle epigrafi tratte da classici latini (Orazio, Cicerone) e da autori stranieri (Boileau). Come i due poemi di cui si è detto sopra sono interessanti perché rispecchiano la situazione letteraria di varie epoche, così qui, essendo le poesie datate dal 1795 al 1830, vediamo i riferimenti letterari dell’autore spostarsi negli anni su diverse tendenze e vari letterati. I versi di V. Puškin vanno così da Dmitriev: Ty prav, moj milyj drug! Vse naši stichodei/ Slezlivoj liroj proslavit´sja chotjat”, al poet-plemjannik: “chot´ modnyj romantizm podčas ja osuždaju,/ No istinnyj talant ljublju i uvažaju, passando per Vjazemskij e Žukovskij.
Abbiamo poi una parte dedicata a Basni i skazki, in cui V.L. Puškin, sulla tradizione di Dmitrev, tende ad epurare quanto più è possibile il linguaggio, allontanandolo così dal carattere popolare che doveva aver avuto in origine. La sua fiaba, nello spirito karamzinista, non è satirica; essa è quasi del tutto priva di riferimenti a fatti e personaggi (a differenza di tutte le altre sue composizioni) a lui contemporanei e dunque di intenti polemici. Le varie fiabe portano in scena temi non troppo originali; essendo stato un attivo traduttore di fiabe francesi, difficilmente Puškin si discosta dai suoi modelli di riferimento. Troviamo un mondo popolato di animali, Il leone malato e la volpe, Il colombo e la farfalla, accanto a figure umane come La vecchia e la dea della verità, Il ricco e il povero, nel tentativo di presentare al lettore una morale alta, esplicitamente espressa nell’ultimo verso di ogni favola.
La sezione dedicata a Raznye stichotvorenija comprende quei versi non uniti da un tema o da un genere comune, per cui vediamo una Ode ancreontica accanto ad un Frammento di Ossian, oppure imitazioni di Orazio e Petrarca accanto a versi dedicati Agli abitanti di Nižnij Novgorod. Piuttosto significativi per gli accesi toni polemici dell’epoca sono gli epigrammy, ekspromty, burime (composizioni di quattro versi a rima casuale), generi brevi nelle cui parole rivive pienamente l’atmosfera del tempo già a partire dai titoli di alcune composizioni: Schodstvo s Šichmatovym i chromym počtal’ionom. Le improvvisazioni sono invece il frutto di quella divertente pratica della composizione poetica basata su “rime stabilite”, in cui l’autore si vede costretto a legare fra loro nel contenuto versi che terminano tutti con la stessa sillaba. Sebbene gli Stichotvorenija na francuzskom jazyke vengano qui pubblicati per la prima volta, rappresentando così una delle novità della raccolta, essi portano in scena motivi non molto innovativi, forse proprio perché imitando modelli stranieri nella forma e nella lingua Vasilij L´vovič ha finito col farlo anche nei contenuti poco originali. La pubblicazione di questi versi in francese è tuttavia utile alla completezza della figura dello scrittore, poiché la pratica di scrivere versi in francese svela un altro aspetto di quella che abbiamo definito come una delle personalità più tipiche dell’epoca appartenenti al rango e all’educazione di Vasilij L´vovič.
Ed è proprio questo che conferisce particolare valore a lavoro realizzato da S. Panov, il quale ha riportato alla luce uno dei documenti più preziosi di un’epoca, laddove importanti sono non tanto le ispirazioni personali o le abilità stilistiche di V.L. Puškin, ma il quadro che i suoi testi poetici ci presentano dell’atmosfera culturale del primo Ottocento e le informazioni che si vanno ad aggiungere alla nostra conoscenza di alcuni dei massimi esponenti della letteratura russa.

 
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