A. Wildová Tosi, Bibliografia delle traduzioni e studi italiani sulla Cecoslovacchia e la Repubblica Ceca (1978-2003), Bulzoni, Roma 2006.
(Recensione di Alessandro Catalano)
eSamizdat 2006 (IV), p. 115
Scarica il Pdf completo di eSamizdat 2006 (IV)
Dopo poco più di un quarto di secolo dal primo volume, Bibliografia degli studi italiani sulla Cecoslovacchia (1918-1978) (Roma 1980), Alena Wildová Tosi ha aggiornato il suo prezioso repertorio bibliografico che parecchie altre letterature slave non possono non invidiare a quella ceca e che ha da sempre facilitato il lavoro degli studenti di ceco di tutte le università italiane. L’opera mantiene – a parte l’assenza delle sezioni dedicate alla letteratura tedesca di Praga e a quella slovacca – la struttura del volume precedente e sostanzialmente completa, anche attraverso il recupero di voci allora sfuggite, il panorama degli studi italiani novecenteschi sui paesi cechi.
Come dimostra anche questa bibliografia, particolarmente evidente è stata negli ultimi decenni, almeno per quanto riguarda la letteratura, la forte diminuzione degli autori cechi presenti nei cataloghi dei cosiddetti grandi editori (compresa la “specializzata” e/o) e il grande aumento delle pubblicazioni da parte della piccola editoria. Non del tutto trascurabile è stato anche l’incremento di studi e recensioni offerto da eSamizdat stesso, accuratamente registrato dall’autrice. Senza voler affidare a una recensione analisi sulle trasformazioni socio-politiche degli ultimi decenni, varrà comunque la pena sottolineare l’evidenza dello stravolgimento della cartina geografica dell’Europa tra il 1980 e il 2006 anche attraverso l’enorme variazione subita, nello stesso arco di tempo, dalla sezione dedicata alle guide turistiche.
Ovviamente sarebbe inutile commentare le singole sezioni di un volume di dati bibliografici di più di 250 pagine, sarà sufficiente in questa sede sottolineare che gli appassionati di letteratura ceca possono trovare informazioni esaustive sulle opere generali e sui singoli autori in quella che è la parte più consistente della bibliografia, dove non mancano nemmeno i riferimenti alle recensioni dei singoli volumi uscite su rivista (pp. 113-189).
Nonostante l’inserimento di alcuni titoli successivi al 2003, c’è da rammaricarsi (o da rallegrarsi, a seconda dei punti di vista) soltanto che il volume sia uscito proprio in concomitanza con uno dei momenti di maggiore attività editoriale conosciuti dalla letteratura ceca (comunque, per quanto riguarda gli autori novecenteschi, un elenco aggiornato, comprendente anche le uscite successive, può essere trovato all’indirizzo www.esamizdat.it/letteraturaceca.htm). Al di là dell’enorme merito di Bulzoni nell’aver pubblicato l’opera, sarebbe forse poi opportuno chiedersi e capire perché in Italia continui a non esistere una rete istituzionale in grado di sovvenzionare lavori di questo tipo su internet, sede che ne garantirebbe una ben maggiore reperibilità e fruibilità.
Non si può, infine, non sottolineare con particolare piacere la completezza di un’opera che passa sopra alle sterili e insulse polemiche che – per volontà di taluni – hanno a lungo caratterizzato una disciplina negli ultimi anni diventata particolarmente produttiva. Proprio questa Bibliografia delle traduzioni e studi italiani sulla Cecoslovacchia e la Repubblica Ceca (1978-2003) dimostra in modo emblematico come il lavoro concreto sia infinitamente più produttivo di tanti discorsi futili. E anche se non è certo il numero delle citazioni bibliografiche a rappresentare un criterio univoco di valutazione del lavoro dei singoli ricercatori, fa piacere segnalare che, sommando le voci dei due volumi, la studiosa più produttiva in assoluto risulta essere, in modo forse per alcuni inatteso, Jitka Křesálková. E forse questa può essere un’ulteriore dimostrazione indiretta che proprio lei e Alena Wildová Tosi, come evidenzia ancora una volta il lavoro certosino a questa nuova bibliografia, abbiano rappresentato due tra gli “acquisti” più azzeccati della slavistica italiana.
Il lavoro bibliografico è, certo, particolarmente noioso, ma rientra tra quelle “attenzioni speciali” nei confronti dell'aspetto divulgativo di cui le cosiddette letterature “minori” hanno un gran bisogno, soprattutto nei momenti storici in cui sono lontane dalle ribalte delle cronache giornalistiche...

 
© eSamizdat 2003-2011, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli