Ju. Družnikov, Angeli sulla punta di uno spillo, traduzione di F. Aceto e revisione sul testo russo di L. Pignataro, Barbera Editore, Siena 2006
(Recensione di Milly Berrone)
eSamizdat 2006 (IV), pp. 47-48
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Mercoledì 26 febbraio 1969, in una Mosca umida, desolata e maleodorante, affollata di agenti del Kgb in borghese e attraversata dall’immancabile Volga nera, Igor’ Makarcev, direttore della Trudovaja pravda, cade a terra colpito da infarto, rantolando ai piedi dell’ingresso della sede del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione sovietica di cui è membro.
È da qui che prende avvio il lungo e coinvolgente romanzo di Jurij Družnikov, Angeli sulla punta di uno spillo, recentemente pubblicato in traduzione italiana da Barbera editore, ma – seguendo il classico percorso dei testi non graditi al regime – scritto a Mosca tra il 1969 ed il 1979, pubblicato negli Stati uniti nel 1989 e soltanto nel 1991 in Russia. Jurij Družnikov è infatti, a tutti gli effetti, un dissidente. Già interrogato nel 1977 alla Lubjanka, dove gli viene prospettata la devastante possibilità di scegliere tra ospedale psichiatrico e campo di lavoro, trascorre a Mosca ancora un decennio, collaborando a distanza con Washington Post, New York Times e riviste americane degli emigrati, fondando e scrivendo per il teatro indipendente DK (Družnikov – Kamarov), viaggiando per l’Unione sovietica alla ricerca di materiale su Pavlik Morozov, principale oggetto e, per così dire, protagonista di Donosčik 001 ili Voznesenie Pavlika Morozova, saggio dedicato alla ricostruzione documentaria della figura del piccolo delatore e alla decostruzione del meccanismo propagandistico che ne fece un eroe sovietico. È soltanto nel 1987 che Družnikov lascia l’Unione sovietica, anche grazie ad una lettera indirizzata all’allora presidente Michail Gorbačev, sottoscritta da ottantatre congressisti americani, e all’intervento diretto di uno di loro, il democratico Jerry Sikorsky, volato a Mosca per incontrare il presidente sovietico ed ottenere il visto che permetterà a Jurij Družnikov e alla sua famiglia di raggiungere gli Stati uniti.
“La spirale della mia vita, nel 1987, è stata tagliata in due. In sostanza si trattò di una seconda nascita in occidente”, così, senza inutili giri di parole, si esprime Družnikov nel saggio autobiografico Spiral’ moej žizni, facilmente accessibile grazie al curatissimo sito www.druzhnikov.com, disponibile in russo, inglese, francese e polacco. Suddividendo la propria esperienza di vita in tre fasi – sovietica, antisovietica e americana – è infatti negli Stati uniti che Družnikov può finalmente lavorare in totale libertà, pubblicando le sue precedenti opere, dedicandosi alla stesura di nuove e, dopo una breve permanenza in Texas, all’insegnamento della letteratura russa presso la University of California di Davis (cittadina nei pressi di Sacramento in cui peraltro vive); attualmente è anche vice presidente della sezione Writers in Exil dell’International Pen club americano.
Nel 2001 Jurij Družnikov è stato inoltre candidato al premio Nobel, mentre il suo romanzo Angeli sulla punta di uno spillo è stato incluso nella lista, stilata dall’università di Varsavia, dei dieci migliori romanzi russi del XX secolo, oltre ad essere stato indicato dall’Unesco come miglior romanzo contemporaneo in traduzione. Al di là di riconoscimenti ufficiali, che spesso sottendono obiettivi politici e velatamente propagandistici, la scelta di pubblicare il romanzo di un autore contemporaneo ancora poco noto in Italia fa pertanto onore a Barbera editore che avrebbe tuttavia potuto evitare non solo i numerosi refusi presenti nella traduzione, ma anche e soprattutto di far tradurre il romanzo dal francese, curandone solo in un secondo momento la revisione sul testo russo.
Angeli sulla punta di uno spillo racconta sessantasette giorni di vita – dal 23 febbraio al 30 aprile 1969 – della redazione moscovita, intesa come una sorta di microcosmo sovietico, del quotidiano Trudovaja pravda. Dall’infarto che colpisce il direttore del giornale, dopo aver misteriosamente rinvenuto sulla propria scrivania un lavoro in samizdat dedicato alla traduzione del libro La Russie en 1839 par le Marquis de Custine, alla sua morte alla vigilia dei festeggiamenti per il Primo maggio, il romanzo si presenta complessivamente come un’opera corale in cui ognuno dei numerosi personaggi è tratteggiato con cura e nettezza. “Un romanzo – come scrive lo stesso Družnikov – sul giornalismo, sulla paura dimostrata da Brežnev e Andropov di una primavera, presto soffocata, di Mosca, sul samizdat, su come il Kgb, fondendosi con il partito, aspiri alla conquista del potere”.
Angeli sulla punta di uno spillo è organizzato in settanta brevi capitoli che sfumano talora in racconti quasi indipendenti, senza tuttavia che lo scrittore perda mai le fila dell’intreccio. Družnikov autore sembra seguire alla lettera la definizione che lo Jurij Družnikov teorico della letteratura offre del genere romanzo nel già menzionato saggio autobiografico Spiral’ moej žizni: “in ogni caso per me il romanzo non è un massa amorfa, ma […] una figura topologica coerentemente strutturata. Una volta individuato il nuovo materiale, creo un ipertesto (un sistema di ingranaggi dotati di sottintesi) in forma di struttura geometrica iperbolica. Visivamente si presenta come un anello di Moebius ovvero come un nastro le cui estremità, dopo aver subito mezzo giro di torsione, vengono unite in forma di anello. L’azione si sviluppa lungo il nastro. Il nastro torna inevitabilmente al punto di partenza, ma dalla parte opposta. Se si taglia il nastro parallelamente al bordo, non si ottengono due nastri, ma un nastro più lungo o due nastri concatenati, in altre parole l’intreccio si fa ancora più elaborato”.
Un romanzo dunque complesso e ben strutturato di cui è difficile dare una definizione univoca. Romanzo giallo e spy story sovietica? I presupposti ci sarebbero: un pericoloso e compromettente testo in samizdat rinvenuto sulla scrivania del direttore della Trudovaja pravda, le macchinazioni degli agenti del Kgb infiltrati nella redazione del giornale, il misterioso ruolo dell’Uomo Che Preferiva Rimanere Nell’Ombra. Romanzo grottesco? Perché no, dal momento che in Angeli sulla punta di uno spillo la salute di Brežnev – o meglio del Sopracciglione – e dunque le sorti dell’intera Unione sovietica dipendono esclusivamente dalle cure del dottor Sizif Sagajdak, fondatore dell’impotentologia, nuova branca della medicina sovietica? Romanzo storico? Anche, poiché i riferimenti ad avvenimenti realmente accaduti sono numerosi e spesso dettagliati. Romanzo fantastico? L’apparizione del marchese De Custine ne sarebbe la prova. Romanzo autobiografico? Come spesso accade, il materiale narrativo è in parte frutto dell’esperienza dell’autore.
Più esattamente potremmo forse dire romanzo satirico, dove oggetto della satira è la società sovietica della fine degli anni Sessanta, colta e descritta nel delicato momento di passaggio alla cosiddetta stagnazione brežneviana. Piccoli e grandi uomini, funzionari fedeli ma spesso dubbiosi, uomini senza scrupoli al servizio dei potenti, donne sole, ragazze intraprendenti, figli ribelli: in un romanzo fondamentalmente incentrato sul grande tema del potere, Jurij Družnikov riesce a rappresentare con finezza, precisione ed una riuscita miscela di umorismo e malinconia un’epoca e più generazioni nel loro duplice rapporto con la grande storia e con la quotidianità.
Rispondendo recentemente ad una domanda circa le sorti del romanzo nel nuovo millennio, Jurij Družnikov ha affermato che “sempre ci sono stati e ci saranno lettori che hanno bisogno di buoni romanzi. Il genere romanzo è un organismo vivente, a mutare è tanto il romanzo stesso quanto la sua teoria. Mi sembra sia possibile definire ciò che sta accadendo oggi come la fine della crisi, la catarsi del romanzo”. E Angeli sulla punta di uno spillo sembra corrispondere a tale definizione: un buon romanzo, vivo e appassionante, il cui autore non sembra assolutamente preoccuparsi della tanto minacciata morte del genere. Di Jurij Družnikov e della sua prosa ci auguriamo pertanto di tornare presto a parlare.

 
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