G. Herling-Grudziński, Il pellegrino della libertà, introduzione e cura di M. Herling, L’ancora del mediterraneo, Napoli 2006
(Recensione di Alessandro Ajres)
eSamizdat 2006 (IV), pp. 42-43
Scarica il Pdf completo di eSamizdat 2006 (IV)
L’ancora del mediterraneo affianca sempre più il proprio nome a quello di Gustaw Herling-Grudziński. In contemporanea con l’inaugurazione di una collana che reca il titolo della sua opera più nota, Un mondo a parte, la casa editrice dà alle stampe questa raccolta di saggi e racconti a cura della figlia Marta. Il pellegrino della libertà non trae spunto da originali polacchi, ma è frutto di un’accurata selezione scientifica in grado di collegare la produzione più vecchia e più recente dell’autore, per gettare su di essa una nuova luce.
Il libro assembla un lungo racconto già comparso in precedenza, Il principe costante, e otto brani di cui alcuni inediti e altri mai usciti in Italia. Su di essi si concentra, comprensibilmente, l’attenzione di lettori e studiosi. Le esperienze che ho vissuto in Polonia e in Russia è il testo inedito di una delle conferenze tenute da Herling durante un viaggio in Birmania, nel 1952. Argomento è lo scontro con la drammatica realtà della prigionia nell’ex Unione sovietica. Herling viene arrestato nel marzo del 1940, senza accuse specifiche, mentre tenta di varcare il confine polacco. Viene interrogato per sette mesi: “nessun uomo che sia stato arrestato dalla polizia sovietica può essere rilasciato, per il semplice fatto che una sua assoluzione dimostrerebbe al di là di ogni dubbio che l’Nkvd ha commesso un errore”. Viene quindi condannato a cinque anni di lavori forzati. Le condizioni delle carceri sovietiche, ovvero la disparità tra il trattamento riservato ai delinquenti comuni e quello disumano rivolto a prigionieri politici e appartenenti alle cosiddette “minoranze nazionali” è descritta con precisione; così come la vita all’interno del campo di Kargopol´, dal quale Herling uscirà solo nel gennaio 1942.
Al periodo immediatamente pre-bellico è dedicato L’ora d’ombra, breve schizzo del 1963 tradotto per la prima volta in italiano. Il racconto ricostruisce gli spostamenti dell’autore nel tentativo di sfuggire alla polizia segreta sovietica, durante quello che, per oltre cinquant’anni, rimase “l’ultimo inverno” nel suo paese: Białystok, Leopoli, Lida, Grodno, il teatro delle marionette di Jarema, l’aiuto di Maria Dąbrowska e Juliusz Kleiner. Villa Tritone. Interludio bellico in Italia torna invece al primo incontro tra Herling e la nostra penisola, tra lui e Benedetto Croce, richiamandosi anche alle pagine di Diario di quei giorni scritte dal filosofo; mentre L’ultimo capitolo, altro inedito italiano, ripercorre i momenti della battaglia di Montecassino, vissuta dall’autore in prima persona. Gli ultimi quattro testi, tutti mai tradotti in precedenza, sono prolusioni tenute da Herling in circostanze pubbliche. In particolare Sull’esilio, discorso intorno al destino degli scrittori polacchi lontani dalla patria e pronunciato nel 1992 a Torino in occasione del premio Grinzane-Cavour, rappresenta un unicum nella sua produzione per la resa italiana di mano propria. Il conferimento della laurea honoris causa presso alcune università della Polonia, dove Herling poté tornare in seguito alla caduta del muro, è motivo degli interventi dello scrittore rivolti all’analisi della propria attività.
Il libro chiude, in questo modo, il cerchio della sua biografia di uomo e di artista: partendo dalla Polonia e tornandoci attraverso le varie vicissitudini italiane, in esso ci si confronta con tutti i generi che egli utilizza, dal racconto al saggio al breve schizzo storico e letterario. Il pellegrino della libertà rappresenta un buon viatico anche per chi iniziasse solo ora ad avvicinarsi all’opera di Herling.

 
© eSamizdat 2003-2011, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli