N. Nedeva, Darenieto, Korporacija Razvitie KDA, Sofia 2001
(Recensione di Roberto Adinolfi)
eSamizdat 2006 (IV), pp. 60-63
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Il romanzo Darenieto [La Donazione] di Nelli Nedeva (1969), vincitore nel 2000 di un premio al concorso nazionale del club letterario bulgaro Razvitie, è strutturato in cinque capitoli: Četveroevangelie [Tetravangelo], Săbuždane [Risveglio], Simetrija [Simmetria], Potăvane [Annegamento], Mitreum [Mitreo], argomento del testo sono le rocambolesche avventure infarcite di erotismo del singolare personaggio Stefan Vitanov, architetto romano dai natali bulgari, bisessuale (per la verità più omo che etero), elemento quest’ultimo che ha una grande importanza nel corso della narrazione e degli eventi.
La vita di Stefan a Roma non si può definire esaltante: sposato con una donna molto più giovane, seguace fanatica e modaiola del movimento ambientalista; circondato da noiose amicizie come lo psichiatra Lino; ossessionato da pesanti dubbi circa i rapporti tra la moglie Sonia e il quasi coetaneo figlio di primo letto Francesco, appassionato di yacht e regate; alle prese con trovate come quella di trasformare la stanza da bagno in un mosaico del tipo del Piazzale delle corporazioni di Ostia antica.
La vicenda prende il via da una proposta, che Stefan riceve, di parlare in pubblico dei mosaici bulgari presenti nella basilica di San Clemente presso la tomba di Cirillo; in quell’occasione, tra l’altro, ipotizzerrà che la benedizione papale dell’alfabeto cirillico sia stata data in cambio delle reliquie di San Clemente, riportate a Roma dai due fratelli: tale teoria gli varrà il “biasimo” dei “patrioti” bulgari presenti.
È questo il primo anello di una lunga catena di eventi. In seguito, allo scopo di esporre la sua teoria in un articolo, Stefan legge un giornale bulgaro per rinfrescare la lingua. Su questo giornale scopre che un attore di teatro ha comperato per una cospicua somma un tetravangelo del Secondo impero bulgaro. Vista la foto dell’attore e innamoratosene di colpo, il protagonista decide di compiere un gesto simile donando una somma per il restauro di una chiesa del paesino di Arapčevo, con splendidi affreschi del XIII secolo.
Si reca dunque in Bulgaria, con la speranza di incontrare l’attore e intrecciare una relazione con lui. Si troverà invece travolto in un vortice paradossale, che lo vedrà contemporaneamente nelle vesti di doppio amante (di Kremena Lozanova, funzionaria del Ministero della Cultura, e del giovane Andrej, conturbante membro dell’équipe), di architetto alle prese con progetti originali come la costruzione di una chiesa dalla cupola di cristallo, di “patriota” (tale almeno appare agli occhi innamorati di Kremena, che fino alla fine mostra di aver compreso ben poco dei veri motivi da cui è mosso il suo amante).
Il suo soggiorno nel paese natale è interrotto da una serie di tragici eventi: dapprima viene a sapere che il figlio Francesco è annegato durante una regata; subito dopo scopre di avere un tumore, lo stesso che ha ucciso la sua prima moglie. Prima di un ben triste rientro in Italia fa un ultimo tentativo di approcciare l’attore, che grazie alle parole dell’ignara Kremena ha scoperto essere omosessuale, e giacere con lui in un ultimo sprazzo di vitalità e passione: ma, al posto di questi, trova Kremena, ed è con lei che consuma l’ultimo adulterio in terra bulgara, finendo in tal modo per ingravidarla. Recatasi all’ospedale italiano in cui è ricoverato per dargli questa notizia, oltre a quella del naufragio dei suoi progetti, Kremena scopre di non poter contare su di lui (se non per aiuti esclusivamente pratici) e, profondamente delusa, se ne allontana.
Vi è in tutto il testo un bizzarro campionario di figure, che vanno da quelle appena abbozzate, come il figlio Francesco (costantemente assente, di cui non si ode la voce, le cui uniche parole sono poche righe di una lettera che invia al padre in partenza), ad altre nel complesso positive come la candida Kremena (“peschetta”, come la chiama Stefan), fino ad altre assolutamente caricaturali e perfino improbabili, come la nervosa mogliettina o l’allucinante Lino.
Si potrebbe dire che l’autrice, quando vuole descrivere dei personaggi vacui, cada in una certa convenzionalità, che la porta a creare dei “tipi”, quasi delle maschere da XX-XXI secolo: la mogliettina isterica, lo psichiatra poco perspicace. La prima è pronta ad aderire ad una campagna inglese di “sepolture ecologiche” in bare biodegradabili, e subito dopo a cadere in preda a crisi isteriche in piena regola all’idea dei progetti del marito, senza ovviamente capire niente dei reali motivi che lo spingono a partire; il che è perfettamente in linea con il suo personaggio di giovane non molto intelligente, sempre pronta ad esaltarsi e a declamare idee e pensieri altrui. Il tronfio psichiatra sembra davvero un asino patentato, pieno di luoghi comuni e del tutto sprovvisto di reali capacità introspettive: una figura negativa di “strizzacervelli”, che ricorda quelle di certi film. Nella sua magniloquenza infarcita di banalità, egli si lascia andare a lunghi discorsi, ma non è capace di afferrare il senso delle cose, che spesso e volentieri travisa dandone interpretazioni proprie, ben poco attinenti.
I rapporti tra Stefan e Sonia costituiscono un discorso a parte. Decisamente, Stefan non sembra nutrire una gran fiducia nella giovane e avvenente consorte, che sospetta addirittura di intendersela con il figliastro; paragona la situazione al mito di Ippolito, e, nel corso di una lite con la moglie, le lascia persino intendere i suoi dubbi.
Sono notevoli alcuni passi in cui Sonia, recatasi in Bulgaria a trovare il marito, si allontana con il giovane Andrej; e Stefan è roso da un sentimento di doppia gelosia, sospettando stavolta che Sonia se la intenda con Andrej, oggetto anche lui delle attenzioni di Stefan e protagonista di incontri amorosi con quest’ultimo. D’altronde è interessante notare che a un certo punto del romanzo, quando ormai non si parla più di relazioni tra l’architetto e il bel giovanotto, si dice che Stefan provi per Andrej dei sentimenti quasi paterni: sembrerebbe che in tutti i “figli”, sia naturali che “spirituali”, Stefan veda dei potenziali rivali, pronti a usurpargli la bella sposina.
Eppure, gli infami tradimenti di cui Stefan sospetta Sonia non sono provati; tutto ciò contribuisce a creare degli interrogativi irrisolti, ed è a discrezione del lettore scegliere l’ipotesi che gli sembri più plausibile. Semmai, tra i due, è il protagonista a dimostrarsi fedifrago, nel doppio adulterio che consuma in Bulgaria. E c’è di più: nel primo capitolo, in una conversazione con Lino (quest’ultimo è fin dal primo momento totalmente contrario al viaggio di Stefan in Bulgaria, e per tutto il tempo cercherà di convincerlo a tornare), Stefan gli rivela che il vero oggetto delle sue attenzioni non era Sonia, da loro coinvolta in uno strano triangolo amoroso, ma lui; il matrimonio sarebbe avvenuto solo per “fare contenta” Sonia, che si era innamorata.
Si potrebbe dire che La Donazione è un romanzo passionale; la passione è alla base degli eventi che man mano si snocciolano nel corso della narrazione. Romanzo passionale, ma anche romanzo di equivoci: a Stefan non sarà possibile realizzare il suo sogno d’amore con il fascinoso attore, il quale neanche saprà mai che proprio a lui si deve l’arrivo dell’architetto. Equivoci sorgeranno con la giunonica Kremena, dirimpettaia dell’attore, che gli sarà amante senza sapere dei suoi incontri con Andrej, della sua passione per l’attore, addirittura senza neanche sospettare la sua bisessualità; e continuerà imperterrita a mitizzarlo, accanendosi a cercare in ogni suo gesto dei nobili significati, o degli elementi che rendano la sua alquanto infelice e insoddisfatta figura interessante e affascinante. Tanto poco sembra aver compreso Kremena di ciò che realmente passa per la mente dell’amante, che è lei stessa a rivelargli l’omosessualità dell’attore, provocando in Stefan il rimpianto di non avergli rivelato i propri sentimenti, pur avendone l’occasione.
Uno dei pochi rapporti che sembrano scevri da equivoci in questo “carosello viennese” – come nel romanzo viene definita la situazione che si è venuta a creare – è quello tra Stefan e l’alquanto disinibito Andrej, che si lancia nelle esperienze senza riflessioni o elucubrazioni, e che alla fine preferirà al maturo capo la coetanea Lazarina, senza che ciò crei grandi drammi sentimentali.
Un altro dei motivi ricorrenti è il contesto religioso. Gran parte della vicenda si svolge all’interno, o gravita attorno, a chiese o basiliche: quella di S. Clemente a Roma, che cela in sé anche i sotterranei pagani, ossia un altro motivo ricorrente, il paganesimo classicista ed edonistico; la chiesa di Arapčevo; la chiesa dalla cupola di cristallo, ambizioso progetto di Stefan finanziato dal sindaco del vicino paese di Gorna Lisica, progetto che Stefan dovrà abbandonare a causa delle sfortunate vicissitudini familiari e personali. È inoltre il tetravangelo, acquistato dall’attore, a dare, sia pure indirettamente, il via alla vicenda.
Non si tratta, però, di un vero e proprio sentimento religioso, non solo in Stefan, ma in nessuno dei protagonisti principali della vicenda, eccettuata forse, in un certo qual modo, Kremena. Per l’Attore (con la A maiuscola, come appare nel romanzo nei pensieri di Stefan) l’acquisto del tetravangelo non è che una manovra per mettere a tacere la stampa, particolarmente interessata alla sua vita privata; per il sindaco di Gorna Lisica il finanziamento della chiesa di cristallo si basa su motivi puramente politici.
Del resto, secondo la diagnosi di Lino, il cristianesimo “è morto”. Come dimenticare, a tal proposito, un’immagine pubblicitaria che accompagna l’allibita Kremena mentre si reca in visita a Stefan in ospedale – l’immagine, sull’involucro di un croissant al cioccolato, del Dio della Cappella Sistina che porge ad Adamo, per l’appunto, un croissant al cioccolato?
Altro elemento che ricorre in tutto il romanzo sono le metafore classicheggianti. L’Ippolito ossessiona Stefan fin dall’inizio della storia: ne scopre le tracce praticamente dappertutto; a partire dal sarcofago conservato nell’onnipresente basilica di San Clemente, in cui è scolpito il mostro marino che divora Ippolito, mostro con una “simpatica” (secondo la definizione di Stefan) testa di cinghiale. Proprio dopo l’ennesima rievocazione del mito, la più dettagliata, Stefan riceve da Sonia la notizia dell’annegamento del figlio.
Ma non è solo la metafora dell’Ippolito ad affollare le pagine del libro. Vi è anche la presenza del Mitreo di San Clemente che assume diversi valori semantici a seconda dei personaggi. Per Stefan esso è privo d’interesse, mentre Lino ne è affascinato, in quanto per lui incarna il paganesimo edonista, per cui dice di provare nostalgia. Kremena, che lo visita subito prima di lasciare l’Italia, si rende conto lì delle contraddizioni di Stefan. Nel testo, mentre Kremena sta per concludere la visita, si legge:
Possibile che il mitreo sembrasse privo d’interesse ad un uomo che aveva infilato nella sua borsa un’edizione italiana dal Satyricon spiegazzata dalla lettura?
Nella visita, di poco precedente, alla tomba di Cirillo, rimane colpita dall’indifferenza di Stefan
che si era risparmiato il brivido del contatto con questo frammento di storia bulgara, sepolto nella Roma sotterranea […].
Realizza la profondità della loro disparità di vedute:
Le reliquie di San Clemente erano state barattate con la protezione papale delle lettere slave? Questo poteva concepirlo solo la mente di un freddo cosmopolita, che aveva rotto i fili che lo ancoravano alla sua etnìa di appartenenza.
La lettura prediletta di Stefan è il Satyricon di Petronio, altra sua vera e propria ossessione: si identifica con i triangoli amorosi in esso descritti; attribuisce alle persone a lui vicine i nomi dei personaggi del Satyricon, a partire dall’attore (che ha tra l’altro recitato nel Satyricon messo in scena a Taormina), che diviene per lui il narratore Encolpio, mentre Kremena si trasforma nella bella Circe petroniana; persino una stramba figura di vecchia maga di paese, a cui si rivolge in Bulgaria per chiederle un rimedio contro l’impotenza, fa la sua comparsa nel romanzo sotto il nome petroniano di Proselenos.
In risposta alle domande di Kremena che, non soddisfatta dell’interpretazione di Lino, gli chiede di rivelarle la vera causa del suo viaggio in Bulgaria, le dona un’edizione in italiano, lingua per lei sconosciuta, del Satyricon, asserendo che il vero motivo si cela lì. Anche nella sua ultima apparizione, Stefan legge un libro, donatogli dalla moglie, in cui si parla di Santorini e del mito di Atlantide, una volta in più messo in relazione con quello di Ippolito.
È davvero una strana sorta di Nemesi quella che perseguita i personaggi del romanzo. Francesco è davvero un novello Ippolito fino alla fine, la sua morte ricorda effettivamente quella del personaggio euripideo: che sia una chiave di lettura che dovrebbe condurci a pensare che, al pari di Ippolito, anche Francesco sia innocente?
Stefan, dal canto suo, si ammala dello stesso male della prima moglie, quasi si trattasse di una vendetta ultraterrena per la sorte del figlio.
Al termine del romanzo Kremena torna in Bulgaria, lasciando dietro di sé il suo ex amante le cui speranze di guarigione sono del cinquanta per cento. Dopo aver ascoltato i lunghi e logorroici monologhi di Lino, che appioppa all’iniziativa di Stefan definizioni del tipo “giustificazioni per il suo complesso religioso-etnico”, “massaggio dell’ego”; dopo aver constatato lo scarso interesse di Stefan, deciso a rimanere con Sonia, per la sua sorte e quella del bambino, inizia a riflettere: è solo allora che si squarcia questa specie di “velo di Maya” che le impediva di valutare con obiettività l’uomo di cui aveva finito con l’innamorarsi. Comincia anche a intravedere la verità sulla sua bisessualità. Assopitasi durante il viaggio in aereo, sogna gli amori di Andrej e Lazarina: che sia un nuovo inizio per la nostra Kremena? Che nel sogno si celi la speranza di poter essere al posto di Lazarina, con accanto a sé un uomo giovane e fresco come Andrej? Un nuovo Andrej, che dia magari il via ad una nuova commedia degli equivoci, dato che anche Andrej è un bisessuale ed è stato partner di Stefan, il quale non ha mancato di lasciare pure lì il suo zampino? Una commedia degli equivoci che, dunque, non risparmierà nemmeno l’ignara Lazarina?
Ognuno, ovviamente, ha facoltà di immaginare un seguito ideale della vicenda, quello che più gli aggrada: il romanzo si chiude con tutti i principali interrogativi in sospeso.

 
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