Riccardo Picchio
La crisi di sviluppo dell'intelligencija slava
[1952]

eSamizdat 2004 (II) 2, pp. 123-132
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[Dall'incipit dell'articolo]

Benché le origini della divisione, in Europa, tra “mondo occidentale” e “mondo orientale” possano essere ricercate in epoche da noi remote, l’enunciazione di un concetto di “Europa occidentale” risale appena al secolo scorso . Solo con la nascita dell’Europa borghese, l’affermarsi di forze esprimenti - attraverso nuove concezioni politiche morali culturali - un più vasto settore della società, ha messo in luce la mancanza di un’unità effettiva della cultura continentale.
I rivolgimenti di pensiero che, dal romanticismo al socialismo, sono seguiti alla rivoluzione borghese di Francia hanno invano cercato, fino al secolo XX, di realizzare sul piano ideale l’espressione unitaria di un mondo europeo che in molte zone aveva assorbito solo certi elementi formali della cultura borghese-occidentale.
Da questo distacco tra schema ideologico e realtà doveva necessariamente nascere una crisi che, pur impegnando tutto il pensiero dell’Europa contemporanea, esprimeva un più acuto e sostanziale disagio dell’“oriente europeo”.
Se infatti, nella vecchia Europa dinastico-nobiliare, i pensatori, i poeti, i politici di paesi quali la Russia o la Polonia avevano trovato, nella solidarietà della propria classe privilegiata con l’aristocrazia occidentale, una base sufficiente per giungere ad un comune linguaggio spirituale e le differenze tra i complessi sociali di Polonia o di Russia ed i complessi sociali di Francia o d’Inghilterra avevano potuto essere sostanzialmente ignorate grazie alla standardizzazione delle corti di Pietroburgo o di Varsavia sul modello versagliese, la nuova cultura borghese del XIX secolo invece non riuscì a creare una simile solidarietà di classe e neppure un’equivalente standardizzazione di costumi. Se in Lomonosov o nel “re filosofo” Leszczynski l’Occidente aveva scorto nobili personalità che, servendosi dello stesso linguaggio adottato nei circoli aristocratici parigini o berlinesi, portavano utili ed interessanti contributi alla cultura comune, negli intellettuali russi o polacchi dell’Ottocento la borghesia occidentale si abituò ben presto a vedere personalità “strane” alle prese con problemi il cui fascino consisteva spesso in una oscurità accentuata sì dalle forme espressive dell’età romantica, ma innegabilmente prodotta da problemi estranei alla coscienza sociale dell’Occidente.


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