L. Stupica, B. Korun, J. Putrle, M. Vidmar, A. Adam, A. Šteger
“La giovane poesia slovena fra versi e interviste”
cura e introduzione di Angelo Floramo
eSamizdat 2005 (III) 2-3, pp. 209-219
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[Dall'incipit dell'introduzione]
"Voci di donna. Auto-suggestioni per un'antologia che verrà ", eSamizdat 2005 (III) 2-3, pp. 209-212
Goriška Brda, fine di agosto 2003: il Collio sloveno ha una magia del tutto particolare. Ci si arriva risalendo aspri tornanti che presto inghiottono l'Isonzo (Soča in sloveno) e lo fanno scomparire alla vista. E quasi subito si entra nell'ultimo imponente corridoio di quella che è stata per quasi cinquant'anni la guerra fredda: una gola tra massicciate di cemento e filo spinato. È la terra di nessuno, stretta, lunga e grigia. Da una parte l'Italia, dall'altra l'Est. Su di una casamatta, la vernice rossa sbiadita reca ancora leggibile la scritta: “To je Jugoslavija”, questa è Jugoslavia. Memorie di tempi che ormai sembrano lontanissimi. Il monte Sabotino è a poche ore di cammino. Eco di altre tragedie, orrori di un'Europa che affogava nel sangue i suoi figli. Ma poi, dietro l'ultima curva, tutto si dissolve: le colline degradano lente, dolcissime, terrazze verdi ricoperte di viti si perdono fino a confondersi con la pianura. Profumo d'erba, nostalgie d'autunno, piccolissimi borghi di pietra raggiungibili su strade bianche. Medana è uno di questi borghi. Una volta all'anno, sul finire dell'estate, si popola di gente curiosa, che parla talmente tante lingue da far credere al passante di essere caduto in terra di Babele. Sono tutti molto giovani e si ritrovano qui da mezzo mondo per leggere e ascoltare poesie. Per esplorare nuovi canali di comunicazione, rinnovate architetture liriche che rompendo definitivamente con la tradizione romantica (per troppo tempo pesante ipoteca sulla lirica slovena ed europea in generale) cercano la contaminazione con l'arte visiva, la musica, la danza, il teatro, offrendo anche alla critica letteraria internazionale ottimi spunti di indagine e di ricerca. Forse per questo anche le nuove frontiere culturali americane guardano oggi con particolare attenzione alla giovane poesia slovena e a questa terra di confine, come a un interessante crocevia, un osservatorio privilegiato per comprendere quello che si sta muovendo in Europa, specialmente in Europa centro-orientale. R. Jakson, dell'Università del Tennessee, porta ogni anno quindici suoi studenti in Slovenia per un mese, e l'Università del Vermont gestisce un campus estivo sul lago di Bled. Esiste un International Writing Program curato da Christopher Merrill, docente dell'Università dell'Iowa e traduttore in inglese di importanti autori sloveni contemporanei, e il poeta Ljubljanese Tomaž Šalamun, grazie al quale ogni anno quattro giovani poeti sloveni vengono ospitati per tre mesi in un appartamento di Williamsburg, periferia di Manhattan, divenuto ormai un centro per intellettuali e artisti della nuova generazione.
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