Giuseppe Dell’Agata
“I miei incontri con Jordan Radičkov”
eSamizdat 2005 (III) 2-3, pp. 221-225
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[Dall'incipit dell'articolo]
Anche se ho partecipato in prima persona alla presentazione di Jordan Radičkov al pubblico italiano e ho anche tentato in più sedi di dare una qualche caratteristica della sua prosa straordinaria, in questa sede mi propongo esclusivamente di offrire una testimonianza documentale dei miei incontri e della frequentazione amichevole, per quasi un quarto di secolo, con questo artista e uomo davvero al di fuori del comune, che, proiettato dal suo bellissimo e aspro nordovest bulgaro nello spazio letterario europeo, è riuscito, grazie al suo talento e alle tantissime traduzioni delle sue opere nelle lingue più svariate, a commuovere, divertire e far riflettere lettori di tutti i continenti. Ebbi occasione di conoscerlo grazie a Petăr Dinekov che ho sempre considerato un grande Maestro e che (me lo ha detto e lo ha anche scritto Jordan) mi stimava e mi voleva bene. Oltre ai rituali incontri a Sofia (nella sua casa in via Karavelov o al caffè Kristal) durante i quali potevo godere di iniezioni massicce di intelligenza critica, erudizione e saggezza di vita, ha avuto occasione di incontrare Dinekov anche nell'ambito dello MKS [Comitato internazionale degli slavisti], nel quale io rappresentavo l'Italia e Dinekov la Bulgaria, in Danimarca, Svizzera e in altri paesi. Dinekov, che aveva captato il mio sempre maggiore interesse per la letteratura bulgara contemporanea (ero partito dal bulgaro antico e, attraverso i Damaskini, Paisij e Sofronij ero giunto alla prosa diHajtov) volle farmi un regalo impagabile e che, per aspetti anche significativi, avrebbe cambiato la mia vita: mi portà, nell'estate del 1979, in viale Tolbuchin e mi presentò a Jordan e alla inseparabile Susi. Ricordo che fui subito impressionato dalla figura di Jordan, dalla sua fisionomia scavata e quantomai espressiva, nonché dalla sua spontaneità e gentilezza. Tornato a Pisa con i due tomi di Izbrani razkazi [Racconti scelti, 1979] cominciai subito a leggerli a lezione per i pochi studenti avanzati di slavistica. Il primo testo era “Verbljud” [Il Verbljud]. Ne ero stato immediatamente sconvolto e affascinato; col pretesto di offrire informazioni di grammatica storica del bulgaro (gli studenti sapevano molto di più il bulgaro antico che quello moderno) cercai di travasare in loro la mia meraviglia ed entusiasmo commentando il testo parola per parola. Il giovane Danilo Manera, bravissimo studente di russo presso l'Università e la Scuola Normale di Pisa, ne rimase folgorato a prima vista. Concordammo una tesi di laurea sulla prosa di Radičkov. Manera ottenne una borsa di studio e andò a Sofia dove conobbe Jordan e ne divenne, in brevissimo tempo, amico affettuoso, nonché eccellente traduttore, anzi il traduttore italiano di Radičkov. Il 4 novembre del 1980 Manera si laureò col massimo dei voti con una tesi sulla prosa di Radičkov. Nel 1983 riuscì a far pubblicare, presso l'autorevole casa editrice Marietti, il volume I racconti di Čerkazki, che comprendeva racconti e schizzi da Svirepo nastroenie [Umor furioso], Vodolej [Acquario] e Vjat’’r’’t na spokojstvieto [Il vento della serenità] con un inedito pezzo in forma di saluto per il lettore italiano. Fu un vero successo editoriale: Radičkov ottenne uno dei premi del concorso Grinzane-Cavour e fu battuto di misura nell'assegnazione del superpremio che andò a Natalie Sarraute. La giuria era costituita da studenti di varie scuole medie superiori italiane, oltre che da critici rinomati. Il 9 giugno 1984, in una giornata limpida e ventosa, i premi vennero consegnati sul piazzale dello storico castello di Grinzane Cavour alla presenza del ministro della Pubblica istruzione. In tempo relativamente breve uscirono numerosissime recensioni, tutte molto positive, alcune delle quali dovute a critici di valore internazionale, come Claudio Magris e Maria Corti. La sera del 12 giugno Jordan e Susi, accompagnati da Danilo Manera, arrivarono a Pisa. La mattina del 13 salimmo in cima alla Torre pendente e, subito dopo, Jordan tenne, alla presenza di molti studenti e insegnanti, una lezione sulla letteratura bulgara, alla quale fece seguito una nutrita serie di domande e di relative risposte. I contenuti della lezione di Jordan sono stati riassunti da Manera su una combattiva rivista letteraria piemontese. Avevo detto a Jordan che nelle aule pisane aveva insegnato il grande Galileo Galilei. Jordan riferisce divertito questo particolare in una intervista apparsa a Sofia il mese successivo2. Nel pomeriggio, c'era un sole scottante, andammo al mare. Ricordo perfettamente quella giornata pisana con Jordan e Susi, anche perch´e nello stesso giorno si svolsero, accompagnati da una folla enorme di cittadini, i funerali di Enrico Berlinguer. Il giorno dopo facemmo una gita in due tra le più famose città medioevali toscane: S. Gimignano, con le sue numerose case-torri e Volterra, dove visitammo il celebre museo etrusco. Parlammo molto di bronzi etruschi, di architettura romanica, di piante e animali, in particolare di istrici (bodlivi praseta) e di un ramarro, che stava attraversando la strada e che evitammo con una sterzata di schiacciare. Ricordo con grande piacere il modo in cui Jordan trasformava “in diretta” e in qualche modo poetizzava discorsi e avvenimenti di quella giornata. Un mio ex studente, a Volterra, regalò a Jordan una copia del celebre bronzetto etrusco “L'ombra della sera”, che si trova oggi a casa Radičkov, e un piattino-portacenere, che raffigurava due giovani amanti abbracciati su piante di ortica, che Jordan volle poi regalare, maliziosamente, a Dinekov. Il giorno dopo visitammo Firenze, da dove Jordan e Susi ripartirono per Sofia.
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