Emanuela Bulli
La rivoluzione arancione vista da Majdan Nezaležnosti
eSamizdat 2005 (III) 1, pp. 45-53
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[Dall'incipit del testo]

Era una bella giornata di sole quella domenica 21 novembre a Kiev. Una di quelle giornate che capitano raramente in questo periodo dell'anno: sembrava che perfino il tempo volesse invitare gli ucraini a uscire di casa e ad andare a votare per il ballottaggio delle elezioni presidenziali. Non che ci fosse stato bisogno del sole per convincere i pantofolai ucraini a compiere il loro dovere di buoni cittadini, visto che il paese, e Kiev in particolare, era da giorni in fermento per l'evento. Il primo turno delle elezioni presidenziali si era svolto infatti in un'altra bellissima domenica di fine ottobre (anche quel giorno c'era il sole) e aveva visto il candidato dell'opposizione Viktor Juščenko spuntarla (come si dice sempre in queste occasioni) per una manciata di voti: viso deturpato da un'intossicazione di origine sospetta (si parla di servizi segreti), fisico sportivo, un passato da finanziere, ex presidente della Banca nazionale ucraina, una parentesi da Primo ministro chiusa molto in fretta per incompatibilità con il presidente Leonid Kučma, sciarpa (o cravatta o gilet) rigorosamente arancione.


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