Dejan Novačić
SFRJ za ponavljače – turistički vodič
Moć knjige, Beograd 2003
(Recensione di Andrea Trovesi)
eSamizdat 2004 (II) 1, pp. 197-199
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La nostalgia del passato socialista, soprattutto di alcuni aspetti della vita quotidiana di quegli anni, è una caratteristica diffusa in molte delle ex-repubbliche popolari dell'Europa centrale e orientale, a cominciare dalla Russia. L'intensità con cui il ricordo viene vissuto, i modi in cui elementi del passato vengono ricercati e riabilitati variano tuttavia assai da un paese all'altro. E così se da un lato il recente successo di Good Bye Lenin, film che celebra, pur paradossalmente, certi oggetti e rituali della Germania orientale, si accompagna a una reale mania per il made in DDR, a Praga, diversamente, la rielaborazione di quell'epoca, passando ineluttabilmente attraverso l'invasione del 1968 e la normalizzazione degli anni Settanta, si risolve sempre in un giudizio negativo e non genera, malgrado il costante successo di vecchi serial televisivi degli anni Settanta e Ottanta, alcuna forma evidente di nostalgia per la Cecoslovacchia.
Nella ex-Jugoslavia, ora che le guerre sono finite, che l'odio interetnico si va sopendo, che la situazione territoriale è temporaneamente stabilizzata, che neppure Serbia e Montenegro sono più Jugoslavia, anche per gli ex-jugoslavi è giunto il momento del ricordo e Jugoslavija, non più percepita come entità politica minacciosa, spogliata delle sue valenze negative, diventa il contenitore dei ricordi, di immagini di un passato felice, di un tempo mitico ormai andato -- forse un po' come la vecchia fotografia ingiallita che la Ugrešić porta con sé nel suo vagare da emigrante. Di Jugonostalgija soffrono un po' tutti e, sorprendentemente, anche molti di quelli che, bambini o ragazzi nell'ultimo ventennio di esistenza della Jugoslavia, sono stati di lì a pochi anni inghiottiti dalle guerre oppure centrifugati (si veda ad esempio la Beogradska Trilogija di Biljana Srbljanović) negli angoli più remoti del globo, una generazione che, malgrado le divisioni, sa e sente di essere prodotto di quel mondo.
Uno di questi è Dejan Novačić, autore di SFRJ za ponavljace - turistički vodič, una guida turistica particolarissima, un Baedeker di un paese che non c'è più. Il suo libro, lontano dall'essere un percorso dolente e malinconico del ricordo, è al contrario una rassegna ironica e divertita di quegli oggetti, di quei personaggi, dei fatti e degli avvenimenti che hanno scandito la vita quotidiana dei cittadini jugoslavi; è una rievocazione distante dall'ufficialità della politica e dalla tragicità della storia, immagine di un microcosmo domestico ormai scomparso ma ancora percepibile a tutti coloro che l'hanno vissuto. Privo di drammaticità, quasi un respiro profondo di sollievo per un passato che ormai è tale, SFRJ za ponavljače si rivolge a tutti coloro che hanno dimenticato oppure non vogliono dimenticare. E proprio da Dubravka Ugrešić, una scrittrice che ha conosciuto nel suo percorso di vita la perdita della patria e che usa il ricordo come atto di ricostruzione, è curata la prefazione a questo libro. La Ugrešić interpreta SFRJ za ponavljače attraverso il prisma del fantastico, lo interpreta come visione di un mondo dissoltosi all'improvviso, che in questo libro riappare come per magia, lo definisce "Lexicon izmišljene zemlje" (p. 9), cioè un'opera di raccolta e archiviazione di tutto ciò che ha animato un paese delle favole, la Jugoslavia, e che a essa si lega indissolubilmente, un sorta di immaginario "muzeja bivše Jugoslavije" (p. 9).
Un paese inventato dunque, la Jugoslavia di Novačić, di certo non quello che troviamo nei libri di storia, un mondo che forse rispecchia solo parzialmente la realtà dei fatti, ma che è ancor più vero perché frutto della percezione che della Jugoslavia avevano i suoi abitanti, risultato della commistione tra l'ideale ostentato della propaganda e l'immagine sinceramente ingenua del singolo. "La Jugoslavia fu creata per sua libera iniziativa da Josip Broz Tito" ("Jugoslaviju je svojom slobodnom voljom stvorio Josip Broz Tito", p. 22), così parafrasa iperbolicamente Novačić il processo di formazione della Jugoslavia, celebrato fino all'esasperazione dalla storiografia ufficiale. Non solo la figura di Tito ("U početku bijaše zemlja bez obličja i bijaše tama nad bezdanom. I reče Tito: neka bude svjetlost. I bi svjetlost'', p. 13), ma ogni voce di questo libro è proposta nei termini di una trasfigurazione mitologica. La Jugoslavia diventa un paese dalla geografia immaginaria dove il civilizzato nord confina con la Germania e l'Unione sovietica, mentre il retrogrado sud con la Bulgaria, l'Iraq e la Libia. Il dato reale e quello percepito si intrecciano continuamente: le date, se indicate, precisissime, affiorano qua e là in una temporalità indefinita, quasi epica. SFRJ za ponavljače è l'enciclopedia della mitologia jugoslava, in cui accanto ai miti del soprannatuale, Tito, Deda Mraz, i partigiani, ("Partizani (gr. τιτανικοξ) su božanska bića magičnih moći i natprirodnih osobina'', p. \oldstylenums{63}), si aggiungono i miti del quotidiano, il burek ("Reč je o bureku, bez koga se u Jugoslaviji ne može zamisliti ni jedan osvit novog dana'', p. 126), gli abiti di tela impermeabile ("Šuškavci su švercovani direktno iz tadašnjeg centra svetskog glamura, pijace Ponte Roso u Trstu", p. 114), e così via. In questo modo vengono riesumati tutti gli aspetti della vita nella vecchia Jugoslavia, la storia, la geografia, l'organizzazione dello stato, la religione, le scienze, l'arte, la scuola, fino ai sex simbol, al cibo e, naturalmente, Tito.
Pur essendo una pubblicazione per nulla pretenziosa, SFRJ za ponavljače non risulta una lettura facile per il lettore che non ha avuto esperienza diretta di questa realtà. La complessità dei riferimenti a fatti e personaggi di quel periodo, che non possono essere noti tramite il semplice studio della storia o della letteratura, rende la comprensione decisamente ardua. SFRJ za ponavljače d'altronde non lo nasconde, anzi, dichiara apertamente di essere un libro rivolto a coloro che già conoscono, e che desiderano ora ricordare, ripetere, ponavljati. A tutti gli altri SFRJ za ponavljače dà la possibilità di immergersi in questo paese delle favole per cercare di cogliere e forse di capire come vivevano, cosa pensavano, che cosa sognavano i cittadini jugoslavi, quel popolo dei Balcani che storicamente si è estinto o è migrato nell'ultimo decennio del XX secolo ("U istoriskom smislu, izraz 'Jugosloveni' označava balkanski narod koji je izumro ili se iselio u poslednjoj deceniji XX veka'', p. 28).

 
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