Slovník italských spisovatelů
a cura di J. Pelán, Libri, Praha 2004
(Recensione di Jiří Špička)
eSamizdat 2005 (III) 2-3, pp. 555-556
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Nelle terre ceche, per secoli germanofile, fino a poco fa russofile e ora americanofile, la letteratura italiana si trova in una situazione di disperata emarginazione, mancando anche i più elementari strumenti di studio. A prescindere da alcuni brevi manuali degli anni Venti e Trenta, oggi inevitabilmente antiquati, il pubblico ceco ha potuto finora consultare soltanto lo Slovník italských spisovatelů [Dizionario degli autori italiani] di Josef Bukáček (Praha 1968) e la traduzione della Storia della letteratura italiana di De Sanctis (Praha 1959). In questa situazione di sconforto arriva un nuovo dizionario redatto da alcuni italianisti e traduttori sotto la direzione di Jiří Pelán.
Che cosa offre questo “dizionario”, di 752 pagine e circa 1300 voci? Prima di tutto un lungo studio introduttivo di Pelán, il massimo esperto di letteratura italiana in Repubblica ceca (alcuni dei suoi testi più importanti sono stati pubblicati nel volume Kapitoly z francouzské a italské literatury, Praha 2000, in Italia è noto soprattutto per la sua introduzione alle Opere scelte di B. Hrabal). Questo studio, che conta pressoché cento pagine, risulta l’unica storia della letteratura italiana aggiornata redatta in ceco. Mentre l’analogo (ma più breve) studio introduttivo di Bukáček risultava incomprensibile e quasi illeggibile per l’accanita accumulazione di dati (quasi si trattasse di una voce enciclopedica), l’introduzione di Pelán è ben strutturata, ha uno “spirito” e trasmette informazioni veramente fondamentali.
Per quanto riguarda le singole voci, esse rispetto all’edizione del 1968 risultano ampliate e approfondite. Lo Slovník italských spisovatelů dispone di una vasta gamma di voci che non sono dedicate solo a scrittori, ma anche a termini letterari, a persone che non erano veri e propri scrittori (ad esempio Ciano), ad accademie letterarie, a critici e filologi, filosofi, linguisti e boemisti. Peccato che questa generosità non abbia abbracciato anche le riviste: ce ne sono solo una decina. Uno strumento utilissimo sono i rimandi alle traduzioni ceche delle opere trattate, aggiornate fino al 2004. Le voci sono dense e comprensibili, e vengono sempre riportate le date precise di nascita e di morte degli scrittori, non mancano voci su alcuni protagonisti della scena letteraria degli ultimi anni (Ammaniti, Culicchia, e così via). I dati sono precisi, affidabili, i titoli delle opere letterarie italiane e latine sono sistematicamente tradotti in ceco, le voci comprendono una bibliografia di base, altri titoli riguardanti problemi generali fanno parte dell’elenco bibliografico alla fine del libro. Tra parentesi quadre è riportata la pronuncia dei nomi degli autori. Grazie a questo apparato, piacevole anche per la veste editoriale, lo Slovník italských spisovatelů risulta pratico e utile.
Qualche lato problematico comunque c’è. Alla casa editrice Libri e al suo modello di dizionari di letteratura deve essere indirizzata l’obiezione che questo Slovník italských spisovatelů è poco “letterario”. Le voci recano le biografie degli autori e l’elenco di opere, che però di regola non vengono descritte. Con questo procedimento l’autore risulta spesso appiattito, come se si fosse limitato a vivere e scrivere, senza che si comprenda il vero contenuto della sua opera e del rapporto tra vita e opera. Questo approccio disturba soprattutto nella poesia: il lettore non può percepire l’importanza di alcuni capolavori del Novecento, quali ad esempio Gli strumenti umani di Sereni o La camera da letto di Bertolucci. Nella maggioranza dei casi il posto dell’autore nel sistema letterario e la gerarchia dell’importanza di informazioni vengono restituiti, comunque, all’interno dell’introduzione.
In questo caso si possono tralasciare le solite dispute sulla scelta delle voci che spesso riempiono le recensioni di opere enciclopediche. La vastità della scelta è sicuramente uno dei maggiori pregi dell’opera. Gli unici autori evidentemente omessi sono Francesco Biamonti e Dario Voltolini. Alcuni dubbi suscita anche la selezione dei poeti contemporanei: mancano alcuni personaggi che forse meriterebbero un cenno (Majorino, Insana). A eccezione di Valerio Magrelli è praticamente del tutto omessa la media e la giovane generazione dei poeti (Cesare Viviani, D’Elia) ed è passata sotto silenzio anche la produzione poetica dei prosatori contemporanei (Orengo).
In ogni caso queste obiezioni non svalutano il Dizionario nel suo insieme e bisogna ringraziare il gruppo degli autori che hanno messo a disposizione di un vasto pubblico uno strumento da tanto tempo atteso con ansia, colmando un vuoto che cum tacebat, clamabat, per dirla con Cicerone. Il lavoro è stato fatto con competenza e attenzione: la “missione” che questo Slovník italských spisovatelů dovrà svolgere, la svolgerà bene.

 
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