J. Skácel
Il colore del silenzio. Poesie 1957-1989
a cura di A. Cosentino, con una postfazione di J. Mikołajewski, Metauro Edizioni, Pesaro 2004
(Recensione di Jana Sovová)
eSamizdat 2005 (III) 1, p. 277
Scarica il Pdf di tutte le recensioni di questo numero [545 Kb]
Nel 1984 mi è capitata tra le mani una raccolta di versi del 1960 intitolata Co zbylo z anděla [Quel che è rimasto dell’angelo] di un autore che fino ad allora non avevo mai sentito nominare: Jan Skácel. Poco importava che negli anni Sessanta questo nome fosse famoso e apprezzato da tutti. L’avevo scoperto casualmente vagando tra gli scaffali della biblioteca comunale di Olomouc. Da allora, sono andata alla ricerca di altri suoi libri e per vari anni ho continuato a spedire ai miei amici biglietti di auguri di Capodanno (le famose pééfky così popolari in Repubblica ceca) con versi di Skácel che spesso suonavano anche a loro del tutto sconosciuti. Questo è stato uno dei risultati della “normalizzazione” che negli anni Settanta aveva messo a tacere lo scomodo poeta, uno dei più importanti del XX secolo. Per un certo periodo ho potuto dunque vantare, sebbene nella ristretta cerchia degli studenti di letteratura ceca dell’Università Palacký, una certa esclusività sui versi di Skácel, e quindi su Skácel stesso.
Fortunatamente c’erano persone che non avevano idea di questa mia esclusività e che hanno fatto molto di più per far conoscere il poeta moravo ben al di fuori dei gruppetti studenteschi che si muovevano nella “zona grigia” della società ceca normalizzata. A quanto pare, infatti, proprio all’epoca della mia “scoperta”, la curatrice e traduttrice di questa antologia stava già apprestandosi a scrivere la sua tesi di laurea su Skácel... Leggendo e rileggendo i versi scritti in ceco che in quest’edizione si rispecchiano fedelmente in quelli che ha saputo trovare Annalisa Cosentino, mi sento tranquilla. Ho ritrovato infatti il “mio” Skácel, che mi parla come prima e mi dice di essere in buone mani, ovunque ci sia qualcuno disposto ad ascoltarlo, non importa in quale parte del mondo e in quale lingua. E per questa inaspettata, splendida sensazione, io voglio ringraziare Annalisa Cosentino.

 
© eSamizdat 2003-2016, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli