Il cambio del vento. Firenze, Brodskij e la poesia dell’Europa orientale
Semicerchio, 2003 (XXVIII), 1
(Recensione di Marco Sabbatini)
eSamizdat 2004 (II) 2, pp. 310-311
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Semicerchio è una rivista semestrale di poesia comparata, fondata nel 1985 a Firenze da Antonella Francini e Francesco Stella, che ne è ancora oggi redattore. Il taglio comparatistico della rivista permette un approfondimento di manifestazioni poetiche nelle più variegate realtà culturali, sia dal punto di vista geografico, sia storico. Il comitato redazionale prevede la collaborazione di molti docenti, filologi, linguisti e cultori di letteratura provenienti da varie università, anche straniere, che spaziano con le loro competenze dalla classicità al contemporaneo, dall’arte bizantina sino all’africana. Per tale motivo i vari numeri tematici, oltre che presentare un approfondimento originale su specifici argomenti, offrono un ampio ventaglio di novità poetiche provenienti da varie letterature.
Nel primo numero del 2003, come suggerisce il titolo, l’attenzione è rivolta all’Europa orientale, confermando una tradizione della rivista di “lunga frequentazione del mondo slavo”, come sottolinea Stefano Garzonio nella prefazione. Motivo centrale del numero è la figura di Iosif Brodskij, premio Nobel nel 1987, e il suo rapporto con Firenze. Al poeta russo sono dedicati quattro interessanti saggi di altrettanti studiosi e testimoni della sua opera: “Presenze, ovvero Iosif Brodskij a Firenze” di Stefania Pavan, i contributi in inglese di Lev Loseff (Livšic) “Brodsky in Florence” e di Valentina Polukhina “Pleasing the Shadows. Brosky’s Debts to Pushkin and Dante” e l’ultimo di Annelisa Alleva: “Simeone, Giuseppe, Maria e Gesù”. Nei primi tre casi, si tratta della pubblicazione degli interventi sul poeta proposti per il convegno svoltosi a Firenze il 18 e 19 giugno del 2003 dal titolo Firenze e San Pietroburgo. Due culture si confrontano e dialogano tra loro. Quella di Stefania Pavan è una riflessione sul rapporto tra Brodskij e Firenze, sia dal punto di vista umano, biografico ed esperienziale, sia metafisico, sulla base di rimandi letterari in cui emerge una complessa Weltanschauung del poeta in esilio, legato alla relazione fortemente simbolica con varie città, quali Venezia, New York, Roma e appunto l’umanistica, “terrena” Firenze.
Il saggio brodskiano di Lev Loseff, scrittore anch’egli emigrato e amico del premio Nobel, prende spunto dalla poesia Dekabr’ vo Florencii (December in Florence) [Dicembre a Firenze], in cui Brodskij fa riferimento al primo viaggio compiuto nella città toscana nell’inverno del 1975. Lev Loseff si sofferma sull’evocazione dantesca nella poesia brodskiana e soprattutto sottolinea il parallelo con le riflessioni e i versi di Osip Mandel’štam dedicati alla città.
Il terzo contributo di Valentina Polukhina, tra le maggiori studiose e conoscitrici della vita e dell’opera brodskiana, azzarda un tema vastissimo per prospettive e ricco di spunti, con il quale si pongono a confronto le figure di Iosif Brodskij, Dante Alighieri e Aleksandr Puškin, sulla base di una ispirazione a più riprese del primo nei confronti delle due pietre miliari della poesia italiana e russa. Nell’analisi di Polukhina, similitudini testuali e biografiche si intrecciano in una suggestiva scenografia da Divina Commedia che fa da sfondo letterario al destino dei tre poeti.
L’articolo di A. Alleva è una sorta di recensione e omaggio alla memoria dell’amicizia di Brodskij con il coetaneo Kees Verheul, un traduttore e studioso olandese conosciuto dal poeta a Leningrado nel 1967. Kees Verheul ha pubblicato ad Amsterdam nel 1997 Dans om de wereld [Danza intorno al mondo], una raccolta di suoi saggi, materiali e memorie su Iosif Brodskij, tradotta anche in russo e uscita a San Pietroburgo nel 2002 col titolo Tanec vokrug mira. Il richiamo biblico nel titolo dell’articolo rimanda alla poesia di Brodskij Sreten’e [Epifania], testo chiave ritenuto emblematico da Kees Verheul nell’analisi di Brodskij proposta nel suo libro.
Esaurito il corpus tematico su Brodskij, il numero della rivista offre un’attenzione particolare alla poesia slovena del Novecento, con un contributo curato da Angelo Floramo che introduce alla lettura di alcuni componimenti (con testo a fronte) dei poeti contemporanei Tomaž Šalamun, Aleš Debeljak, Boris A.Novak e Kajetan Kovič. Uno spazio centrale della rivista è dedicato poi a testi inediti inglesi di P. Larkin, A. Jenkins e G. Stewart, francesi di J.P. Milovanoff e R. Farina e italiani di Marina Corona, Mia Lecomte, Tommaso Lisa e Davide Rondoni.
La seconda metà della pubblicazione è totalmente concentrata sulle recensioni, divise per epoche storiche (Poesia classica, medievale), per letterature nazionali (Poesia coreana, finlandese, francese, greca e così via) e tematiche (Poesia e musica, Riviste italiane, Strumenti), a testimonianza del grand’angolo con cui la rivista ambisce a focalizzare e fotografare uno spazio poetico quanto mai vario e in continua espansione.

 
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