S. Savickij
Andegraund. Istorija i mify leningradskoj neoficial'noj literatury
NLO, Moskva 2002
(Recensione di Marco Sabbatini)
eSamizdat 2003 (I), p. 243-244
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Il titolo Andegraund, con la sua ‘fedele’ traslitterazione fonetica in cirillico, rivela immediatamente la natura leningradese del tema, come spiega in maniera approfondita l'autore nel primo dei cinque capitoli del testo: Istorija kak bukvalizm. L'uso del termine underground, adottato in epoca recente, si riferisce al fenomeno delle arti figurative, musicali e letterarie non ufficiali a Leningrado nel secondo Novecento e pone l'accento, al contempo, sull'impostazione metodologica del libro, in cui Stanislav Savickij si affida ad un approccio critico che esula da quello tradizionale degli studi letterari in Russia accostandosi alla scia dei più attuali cultural studies. L'aura mitica che avvolge la letteratura non ufficiale di Leningrado è presentata al lettore attraverso una prospettiva originale e appassionata, affrontata dal giovane autore tramite una serie cospicua di incontri personali con i protagonisti dell'Underground. Le interviste e alcuni materiali in samizdat inediti sono le fonti che permettono di rappresentare le caratteristiche principali di questo originale fenomeno letterario. Scopo del volume di Savickij è di porre in risalto il funzionamento che ha contraddistinto la letteratura non ufficiale nel contesto culturale leningradese della tarda epoca sovietica. Il taglio critico non essendo prettamente storico-letterario, né tanto meno testologico e filologico, offre lo spazio per approfondimenti non rigidamente gerarchizzati, ma al contempo trascura alcuni passaggi, che, attraversati con meno rigore descrittivo, non sottolineano a dovere le tappe evolutive dell'Underground. La ricostruzione dei meccanismi culturali che animano il movimento non conformista di Leningrado a partire dagli anni Cinquanta fino al periodo di disgregazione dell'impero sovietico degli anni Ottanta appare tuttavia riuscita. Emergono dei luoghi comuni che ambiscono a definire i comportamenti e le peculiarità della vita letteraria e quotidiana degli autori non ufficiali. Il dissenso è giustamente ripreso non su base politica: la descrizione del processo a Brodskij rivive, ad esempio, attraverso una prospettiva estetica e indiscrezioni aneddotiche. Con la stessa originalità vengono affrontate figure come Andrej Bitov, con le vicissitudini del suo romanzo Puškinskij Dom, o le sorti del gruppo della Malaja Sadovaja, i Chelenukty di Vladimir Erl', o la storia di Gorožane. L'aura di privatezza, più che di segretezza, insieme alle anormalità comportamentali, che da anticonformismo si trasformano in una specie di teatro dell'assurdo, sono le sfumature di un fenomeno che Savickij sa convogliare verso una articolata interpretazione. L'idea dell'emarginazione diviene motivo centrale nella periferica visione di Leningrado. Per gli eroi dell'Underground, che vivono di proprie proiezioni e illusioni, basate su un canone estetico-filosofico che punta tutto sull'irrazionalità, l'antiutopia si presenta come una sorta di necessità ideologica. C'è inoltre una prerogativa esistenzialista rielaborata nella letteratura non ufficiale che, come fa rilevare l'autore, si nutre di appassionate letture e traduzioni, in particolare di autori stranieri come J.P. Sartre e A. Camus. Lo sguardo a Occidente e il dialogo con l'emigrazione russa (il tamizdat) è una componente essenziale per gli autori non ufficiali. L'analisi di Savickij risulta approfondita per quanto riguarda gli avvenimenti e i personaggi protagonisti della Leningrado non conformista degli anni Sessanta, mentre sembra essere più superficiale nell'affrontare l'ultima fase, gli anni Settanta e Ottanta, caratterizzati da un proliferare di riviste in samizdat e dal moltiplicarsi delle attività di collaborazione (seminari, conferenze e incontri) che definiscono e consolidano l'identità del movimento leningradese della cosiddetta seconda cultura.


 
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