A. Ferrari
La foresta e la steppa. Il mito dell’Eurasia nella cultura russa
Scheiwiller, Milano 2003
(Recensione di Catia Renna)
eSamizdat 2005 (III) 1, pp. 285-287
Scarica il Pdf di tutte le recensioni di questo numero [545 Kb]
La riflessione critica sull’identità storico-culturale della Russia trova un interessante contributo in ambito italiano con questo volume, assai curato editorialmente, che presenta un ampio apparato bibliografico organicamente integrato con l’esposizione tematica e una breve sezione iconografica che riprende aspetti e protagonisti del tema generale. Il lavoro si propone non tanto un’analisi imagologica della visione russa dell’Oriente, quanto piuttosto una indagine sulla definizione dell’identità russa in funzione della sua componente orientale, rintracciando le fasi e gli episodi di questa progressiva scoperta di un “altro Sé”. Le relazioni, storiche e ideali, del mondo politico e culturale russo con un Oriente “prossimo e consonante” emergono in modo articolato in questo progetto di esplorazione del tema in senso diacronico e multidisciplinare, evidenziando in vari ambiti (filosofia, letteratura, arte, politica) alcuni momenti di effettiva interazione e altri di più sfocata suggestione. Nell’esperienza culturale russa, l’Oriente non sempre si è caratterizzato, nota l’autore, secondo modalità di percezione identiche a quelle europee, in base alle quali esso viene interpretato come mondo essenzialmente “altro”. L’autore rileva quanto tuttora scarsi siano gli studi sulla storia delle concrete dinamiche di interazione del mondo russo con le vicine culture asiatiche (cumani, chazari, peceneghi, tatari), e tuttavia sottolinea come in vari e spesso lunghi momenti storici (la Rus’ kieviana, il periodo tataro, la Moscovia) si è trattato di un vero e proprio rapporto complementare, che ha favorito sintesi culturali originali.
Accolto il ridimensionamento storiografico della figura di Pietro I quale unico responsabile di un processo di europeizzazione, già in atto nel secolo precedente per il tramite ruteno, alla politica petrina si attribuisce comunque una deliberata strategia di assimilazione della cultura occidentale, atta a prevenire un rischioso scontro antagonistico e a inserire paritariamente il paese nel contesto europeo. L’autore considera tale processo come uno dei primi esempi di europeizzazione mondiale (eurocentrismo) e il Settecento russo come periodo imitativo della tradizione europea, di cui la Russia assorbe anche la rappresentazione dell’Oriente (dispotico, irrazionale e “arretrato”) e i confini distintivi tra Europa e Asia (sulla linea degli Urali). Nasce così l’immagine di una Russia come ultimo avamposto e primo baluardo della civiltà europea, e si fa strada la visione di una sua “missione civilizzatrice” delle terre asiatiche dell’impero. Tuttavia all’impero russo fatica ad applicarsi, osserva l’autore, la netta distinzione europea tra madrepatria e colonie, per via di una contiguità territoriale e storico-culturale che favorisce la graduale nascita di una entità geopolitica multietnica e multiculturale.
La progressiva unificazione russa del continente eurasiatico e la conseguente creazione di un impero estensivo (e non coloniale) alimentano lo sviluppo di ciò che l’autore definisce una specifica “qualità sincretica” della cultura russa (seppure “non riscontrabile in ogni contesto e in ogni situazione”), che però egli tiene a distinguere da possibili istanze di valore teleologico e universalistico. Intorno alla metà del XIX secolo il più deciso orientamento della politica russa verso l’Asia, indotto dalla delusione dei suoi tentativi di affermazione europea (guerra di Crimea, congresso di Berlino) e la nuova visione romantica che valorizza la diversità dei caratteri nazionali determinano “interessanti tentativi di espansione del periscopio culturale russo” e un contatto più diretto con le varie realtà asiatiche, ancorché attraverso il prisma etnografico eurocentrico. Con le nuove campagne di espansione in Estremo Oriente si accentua la componente asiatica dello spazio imperiale russo, con ciò “consolidando la sua dimensione bicontinentale e multiculturale”. Nella parte centrale dello studio, ad alcuni casi di peculiare sintesi individuale del rapporto Russia-Asia (Gasprinskij, Blavackaja, Uchtomskij, Doržiev, Ungern-Sternberg, Rerich) si associa una sistematica indagine del tema in varie correnti culturali russe: slavofilismo, populismo, misticismo esoterico, scitismo, panmongolismo, esotismo sovietico. Fino al pensiero eurasista, che l’autore considera uno dei più interessanti contributi al superamento ideologico dell’antitesi Occidente-Oriente (“tra Europa e Asia: tertium datur”). In chiave eurasista si legge anche il titolo dell’opera, La foresta e la steppa, che allude alla reinterpretazione dello Slovo o polku Igoreve [Cantare di Igor’] come massima espressione artistica di una comune civiltà russo-turanica: la “steppa” (i popoli nomadi) intesa come elemento complementare e dialettico della “foresta” (la Rus’ medievale).
L’ampio spazio dedicato all’eurasismo parte da una curata esposizione delle teorie degli anni Venti e Trenta (Trubeckoj, Vernadskij, Savickij, Jakobson, Alekseev), considerate dall’autore un momento fondante ma concettualmente non definitivo dell’elaborazione ideologica del movimento, che continua con i successivi autonomi studi sulle popolazioni nomadi di Lev Gumilev, ideale “trait d’union tra l’eurasismo classico e quello contemporaneo”. La ripresa di interesse per tale teoria in epoca post-sovietica nasce dalla rinnovata ricerca di una identità russa che nella sua variante neo-eurasista si candida come alternativa sia a quella filo-occidentalista che a quella etno-nazionalista. Le ultime pagine del volume propongono una breve disamina della ricezione della ideologia eurasista presso varie correnti politiche contemporanee (estrema destra e nazional-comunismo), ideologia di cui l’autore rileva la “graduale diffusione pur senza divenire dominante”. In chiusura si giunge a più ampie considerazioni, dichiaratamente “soggettive”, sulla possibile fecondità di un nuovo orizzonte identitario neo-eurasista come modello geopolitico adeguato alla Russia del XXI secolo (“Russia, URSS, Eurasia”), nell’ambito di una visione mondiale multipolare.
Valido strumento di indagine sul tema, per la notevole accuratezza del compendio critico-bibliografico e per l’ampia rassegna documentale, l’opera merita un’approfondita lettura, certamente in grado di stimolare riflessioni e interrogativi, costituendo un efficace incentivo ad altre letture che al tema dello sviluppo dell’identità russa applichino ulteriori chiavi interpretative.

 
© eSamizdat 2003-2016, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli